La BCE aumenta i prestiti di emergenza alle banche greche contro il rischio crac

La BCE ha aumentato di un importo ignoto la liquidità di emergenza per le banche greche per la seconda volta in una settimana, a causa del forte deflusso di denaro dai loro conti correnti. I governi europei studiano varie ipotesi di accordo.

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La BCE ha aumentato di un importo ignoto la liquidità di emergenza per le banche greche per la seconda volta in una settimana, a causa del forte deflusso di denaro dai loro conti correnti. I governi europei studiano varie ipotesi di accordo.

La BCE, il cui board a mezzogiorno si è riunito in teleconferenza, ha deciso di aumentare il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza erogata alle banche greche e che solo 2 giorni fa era stata portata a 84,1 miliardi, +1,1 miliardi sulla settimana precedente. Il governatore della Banca di Grecia, Yannis Stournaras, aveva chiesto stamane un ulteriore aumento immediato per scongiurare il rischio di un fallimento delle banche elleniche, che da lunedì scorso a ieri hanno registrato deflussi per 3 miliardi di euro (un miliardo ritirato solo ieri dai conti bancari), annullando il margine di 3 miliardi che gli istituti detenevano, rispetto alle somme già erogate dalla BCE con l’ELA. E proprio di 3 miliardi sarebbe stata la richiesta dell’istituto centrale di Atene, anche se è probabile che la BCE abbia innalzato il tetto dei fondi in misura inferiore, al fine di mettere pressione sul governo ellenico. (Ultim’ora: la BCE avrebbe aumentato l’ELA di 3,3 miliardi, cifra record dall’inizio del programma). Per la prima volta dall’attuazione di questo programma a febbraio, da Francoforte non è trapelato l’importo dell’aumento del tetto, anche se si sa che la BCE potrebbe già innalzarlo il lunedì prossimo, qualora si rendesse necessario e fosse richiesto dalla banca centrale greca, per evitare che gli istituti si trovino in penuria di liquidità e ciò possa provocare il panico tra i risparmiatori, seguito dal crac dell’intero sistema bancario del paese. Bocche cucite a Francoforte sull’ipotesi, ventilata all’interno della stessa BCE, che lunedì le banche in Grecia potrebbero non riaprire, in vista di possibili controlli sui capitali, dopo i massicci ritiri di denaro dai conti da parte dei risparmiatori, quasi nel panico per il rischio default del paese.   APPROFONDISCI – Grecia: è corsa agli sportelli delle banche, riunione di emergenza della BCE  

Le ipotesi di proposta di accordo dei governi europei

Intanto, fervono le dichiarazioni alla vigilia del vertice europeo del prossimo lunedì dei capi di stato e di governo dell’Eurozona, chiamati a trovare con il governo Tsipras una soluzione sulla Grecia. Sarebbe l’ultimo tentativo dei creditori, prima che Atene possa effettivamente scivolare in default e uscire dall’euro. Stando alle indiscrezioni riportate da funzionari europei, i governi europei starebbero ragionando su una soluzione di compromesso di questo tipo: Atene dovrebbe assicurare con misure anche alternativa sulle pensioni e l’aumento dell’IVA un avanzo primario dell’1% del pil quest’anno e del 2% l’anno prossimo, 2 miliardi in più di quanto sarebbe disposto a perseguire il governo greco. In cambio, riceverebbe un piccolo taglio del debito, che sulla base dell’accordo nel novembre del 2012 ne assicurerebbe la maggiore sostenibilità finanziaria e sul piano dell’impatto sociale. Inoltre, gli aiuti sarebbero prorogati fino alla fine dell’anno, in modo da fare guadagnare tempo ad Atene per attuare le riforme richieste, mentre la BCE sbloccherebbe il tetto dei 15 miliardi per l’acquisto dei titoli di stato ellenici a breve tempo, consentendo così al governo greco di rifinanziarsi sul mercato per un importo maggiore. Ma una tale pratica, consistente nella monetizzazione del debito pubblico, sarebbe vietata dalla BCE stessa, per cui appare inverosimile e persino controproducente sul piano degli impegni che Atene si assumerebbe.   APPROFONDISCI – Grecia: è corsa agli sportelli delle banche, riunione di emergenza della BCE  

Grexit non più esclusa dalla Commissione europea

Tuttavia, commentando le indiscrezioni, il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, ha negato che ad oggi siano state tenute discussioni specifiche sulla ristrutturazione del debito pubblico ellenico. Il punto è che già la Grecia gode di condizioni a dir poco favorevoli: paga solo l’1,35% di interessi e non sul debito principale non è tenuta a versarli fino al 2023. Inoltre, la scadenza media delle rate da rimborsare ai creditori  è di 32,5 anni. Concedere di più per i governi europei e la BCE significherebbe condonare parzialmente il debito, pratica che teoricamente non potrebbe adottare l’FMI. E nel novero dei contatti frenetici tra i leader europei, apprendiamo che poco fa il presidente François Hollande e la cancelliera Angela Merkel hanno avuto un breve colloquio telefonico, durante il quale il primo ha chiesto alla seconda di sfruttare i 3 giorni che li separano dal vertice per compiere passi in avanti concreti nelle trattative con Tsipras. Questo, mentre il vice-presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, si è detto convinto che lunedì si potrebbe trovare un accordo politico, ma non definitivo, richiedendosi tempo perché esso sia vagliato e attuato sul piano tecnico. Infine, è da rilevare la dichiarazione resa dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che al quotidiano tedesco Der Spiegel ha spiegato di avere chiarito al  premier greco di non essere più in grado di evitare un fallimento del negoziato e l’uscita di Atene dall’euro, a causa dell’irrigidimento delle sue posizioni verso i creditori.   APPROFONDISCI – Grecia, senza accordo sarà pure Grexit. Ora è una guerra di nervi tra Merkel e Tsipras  

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