La Bce acquisterà i bond per salvare l’Euro? Fiato sospeso sui mercati

Quali saranno le decisioni che la Bce adotterà domani? Gli analisti puntano su un taglio dei tassi e un rinvio dello scudo anti spread al board di ottobre. I mercati intanto soffrono perchè dalla Bce dipende sempre più il futuro dell'Euro

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quali saranno le decisioni che la Bce adotterà domani? Gli analisti puntano su un taglio dei tassi e un rinvio dello scudo anti spread al board di ottobre. I mercati intanto soffrono perchè dalla Bce dipende sempre più il futuro dell'Euro

C’è attesa come non mai per quanto sarà annunciato domani dalla BCE, al termine del consiglio direttivo, chiamato ad esprimersi, come ogni mese, sui tassi di riferimento. Ma il menù prevede anche e soprattutto il varo o meno del cosiddetto piano anti-spread, che passa per l’acquisto dei bond pubblici in difficoltà sui mercati finanziari. Due giorni fa, il governatore Mario Draghi ha rinvigorito le borse, dopo che al Parlamento di Strasburgo ha spiegato a porte chiuse ai deputati che l’acquisto di titoli di stato con scadenza fino a tre anni non dovrebbe essere considerata una pratica di finanziamento del debito di uno stato. Gli investitori vi hanno intravisto in queste parole una volontà decisa dell’Eurotower di proteggere i bond italiani e spagnoli, sebbene nelle ultime ore le cose sembrano si stiano complicando.  

Il Nein tedesco ha molte sfumature

L’opposizione più dura, ancora una volta, proviene dalla Germania. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha minacciato le dimissioni al cancelliere Angela Merkel, il cui intervento le ha sinora evitate. Tuttavia, dal governo è stata strappata solo la promessa di rimanere in carica fino a domani, giorno del board, mentre se Draghi dovesse proporre e ottenere le misure invise alla banca centrale tedesca, il suo giovane governatore potrebbe dare vita al gesto clamoroso. Lo stesso banchiere tedesco Joerg Asmussen, pur timidamente aperto alle misure paventate dalla BCE, ha fatto dichiarazione di sostegno del governatore Weidmann, affermando che le ragioni della Bundesbank non saranno tralasciate. E a Francoforte fa eco Berlino, con un’intervista del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che all’emittente radio Deutschlandfunk ha spiegato come sia errato attribuire alla riunione di domani un significato più grande di quello che ha, perché è evidente che non ci si può attendere che la BCE adotti misure che la Germania considera sbagliate (La Germania alza la voce in attesa del board Bce). Si tratta di dichiarazioni in forte contrasto con le aperture del cancelliere degli ultimi giorni, tanto che la Merkel si era spinta fino a dichiarare che “non sempre i mercati agiscono in favore dei popoli”. Al Rheinische Post rincara la dose il vice-cancelliere, ministro dell’Economia e segretario dei liberali della FDP, Philipp Roesler, che parla di “pericolo di inflazione”, come conseguenza del finanziamento del debito pubblico, tramite il piano di Draghi.  

Corte Costituzionale Germania ESM: la decisione non è scontata

Che il cielo sopra Francoforte sia tutt’altro che limpido lo spiega anche Morgan Stanley, per cui c’è almeno il 40% delle probabilità che i giudici costituzionali di Karlsruhe boccino il fondo Esm. E senza il contributo tedesco, il fondo non potrebbe nemmeno partire, anche se è lo stesso Schaeuble a dirsi convinto che la Corte dirà di sì il 12 del mese. Già, l’Esm. Il tandem Efsf Esm sarebbe fondamentale per l’acquisto dei BTp e Bonos con scadenza di medio-lungo termine, ossia superiore ai 3 anni, stando a Draghi. Tuttavia, le risorse congiunte dei due fondi risulterebbero insufficienti e solo un loro ricorso alla liquidità della BCE darebbe credibilità al sistema. Ma anche in questo caso si assisterà a un dietro-front probabile di Draghi, che nelle scorse settimana aveva lanciato l’ipotesi di concedere la licenza bancaria all’Esm, in modo da consentirgli di attingere alla liquidità dell’Eurotower, al pari delle altre banche. E’ notizia di questi giorni che il consigliere giuridico tedesco per la BCE ha bocciato tale ipotesi, con ciò riducendo il campo di azione potenziale del piano anti-spread.  

Acquisto bond Bce: Draghi tra pressioni e speranze

Ma allora domani cosa accadrà? Molti analisti si attendono un’ulteriore riduzione dei tassi di un quarto di punto, che porterebbe il saggio di riferimento allo 0,50% dall’attuale 0,75%. Tuttavia, non si esclude che la misura possa essere rimandata ad ottobre, specie se il governatore otterrà qualche risultato sull’altro fronte, ossia con riferimento alle misure di sostegno di BTp e Bonos. A livello internazionale, le pressioni su Draghi sono forti e vanno tutte nella direzione di adottare un piano per l’acquisto dei bond pubblici in crisi. Si sono espresse in tal senso sia la Federal Reserve che la Bank of England, anche se Germania e Finlandia ricordano un giorno sì e l’altro pure i limiti al mandato del governatore BCE. Stando sempre a Morgan Stanley, domani ci dovrebbe essere solo un taglio probabile ai tassi, mentre non ci sarebbero le condizioni per varare il piano anti-spread. L’opposizione forte della Bundesbank, per quanto semi-isolata, rappresenta uno scoglio molto duro per Draghi, anche se il primo piano di acquisto dell’era Trichet, il Securities Market Programm, fu varato senza il sì dei tedeschi. Le nubi si addensano in queste ore sui mercati, tanto che le borse europee sono in fibrillazione oggi, in attesa di decisioni affatto più scontate. Fino a ieri un pò tutti sembrano averci creduto, con lo spread decennale BTp-Bund a 439 punti base, mentre il Bonos-BTp si era attestato a 550 bp. Il pericolo è che l’ennesima delusione potrebbe essere fatale ai nostri titoli e il differenziale potrebbe toccare subito i 500 punti, qualora nel primo pomeriggio di domani gli investitori non si sentiranno comunicare quanto si attendono. D’altro canto, è stato lo stesso Draghi a sostenere pubblicamente che l’intervento della BCE si renderebbe necessario, al fine di correggere alcuni errori di trasmissione della politica monetaria, che starebbero penalizzando ingiustificatamente alcuni titoli, aldilà dei fondamentali economici dei rispettivi stati. E proprio in questi giorni (non è un caso!), è uscito uno studio dal titolo “Recent Estimates of sovereign risk premia for euro-area countries” (“Stime recenti sui premi per il rischio per gli stati dell’area euro”), che conferma quanto già dichiarato dal governatore Ignazio Visco, un paio di mesi fa, ossia che per l’Italia lo spread decennale dovrebbe attestarsi intorno ai 200 punti base, sulla base dei suoi fondamentali. I 250 punti base in più di differenziale di rendimento, secondo lo studio, sarebbero da attribuire alla riduzione dei tassi dei Bund tedeschi e a un effetto contagio non attribuile ai singoli Paesi (Spread Btp Bund “teorico” a 200 pb: Bankitalia spiega il perchè). Le tesi contrapposte si scontrano e rischiano di creare una riunione ad alta tensione domani, quando la Bundesbank farà pesare tutta la sua importanza e dovrebbe passare allo scontro finale con il governatore. Nel concreto dovremmo attenderci una riduzione dei tassi di 25 punti base e l’annuncio che la BCE potrebbe nel prossimo futuro essere pronta a sostenere i bond in crisi, pur condizionatamente alla sottoscrizione di un memorandum per le riforme da parte dei governi. Il tutto resta influenzato dalla spada di Damocle dei giudici costituzionali tedeschi, che si esprimeranno sull’Esm solo il prossimo 12 settembre e dalle reazioni di Berlino e della vicina Bundesbank. Lo scetticismo è molto alto, così come la speranza. Mai come domani si rischierà il tutto per tutto.

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Argomenti: Bce