La BCE accusa i mercati: aspettative assurde. Cambio euro-dollaro quasi a 1,10

La BCE replica alle critiche sulla delusione dei mercati per il varo della nuova sfornata di stimoli e accusa: le aspettative degli investitori erano eccessive. Ma l'euro si rafforza ancora contro il dollaro.

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La BCE replica alle critiche sulla delusione dei mercati per il varo della nuova sfornata di stimoli e accusa: le aspettative degli investitori erano eccessive. Ma l'euro si rafforza ancora contro il dollaro.

Il governatore centrale austriaco e membro del board della BCE, Ewald Nowotny, nel corso di un’intervista a Vienna, ha attaccato i mercati finanziari, che specie a Londra avrebbero di gran lunga travisato le reali intenzioni di Francoforte, sottostimando ampiamente le stime sullo stato di salute dell’Eurozona. Il banchiere ha definito “assurde” le aspettative degli investitori, mentre ha difeso l’operato della BCE, che non è intervenuta a correggere tali visioni distorte, spiega, perché ha ritenuto che ciò non fosse un suo compito, che avrebbe travalicato i suoi limiti. In ogni caso, Nowotny ha dichiarato che l’istituto non avrebbe commesso alcun errore di comunicazione. Il giovedì scorso, la BCE ha annunciato il potenziamento degli stimoli monetari, ma deludendo ampiamente i mercati, perché non ha, tra le altre cose, aumentato gli acquisti mensili dei bond governativi, dei titoli Abs e dei “covered bond”, lasciando inalterata la portata del “quantitative easing”, il quale è stato, però, allungato di 6 mesi. Inoltre, i tassi sui depositi overnight delle banche sono stati tagliati di soli 10 punti base al -0,30%, mentre gli investitori e gli analisti avevano previsto un abbassamento fino a 20 bp. Il mercato è rimasto contrariato, tanto che il cambio euro-dollaro ha subito una brusca inversione di tendenza verso la soglia di 1,10, quando era scesa ai minimi dell’anno, intorno a 1,0570. Al momento, la moneta unica si rafforza contro il biglietto verde dello 0,61% a 1,0960, guadagnando circa il 3% in appena 6 giorni e ponendo a rischio lo stesso obiettivo della BCE, ovvero il raggiungimento di un tasso d’inflazione del 2% nell’Eurozona, visto che se il rafforzamento del cambio proseguisse, il costo dei beni importati diminuirebbe e si trasmetterebbe sui prezzi, unitamente al calo delle quotazioni del greggio e delle altre principali materie prime.  

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