La Banca di Russia torna ad acquistare valuta straniera per ricostituire le riserve

La Russia torna ad acquistare valuta straniera per ricostituire le riserve, diminuite di 88 miliardi di dollari nel 2014 per difendere il rublo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Russia torna ad acquistare valuta straniera per ricostituire le riserve, diminuite di 88 miliardi di dollari nel 2014 per difendere il rublo.

La Banca di Russia ha annunciato di avere iniziato ieri ad acquistare valuta straniera per un ammontare di 100-200 milioni di dollari al giorno. Al fine di rendere minimo l’impatto sui tassi di cambio, l’istituto sta procedendo ad acquisti uniformi nel corso della seduta. Si tratta del primo intervento di questo genere dal giugno scorso. Le operazioni della banca centrale russa non mirano a un determinato cambio di riferimento, ma a ricostituire le riserve valutarie, intaccate lo scorso anno per 88 miliardi di dollari, nel tentativo di difendere il rublo, che nel corso del 2014 ha ceduto il 46%. Adesso, le riserve risultano scese a 358,5 miliardi di dollari. Alla fine del dicembre scorso erano pari a 385,5 miliardi, comprensivi anche dei due fondi sovrani, il livello più basso degli ultimi 6 anni, sebbene risulterebbero più che sufficienti, in relazione alle dimensioni dell’economia russa, pari a 2 mila miliardi di dollari. Con la liberalizzazione del cambio, a partire dal mese di novembre, la Banca di Russia ha smesso di intaccare le riserve, avvalendosi della facoltà di intervenire a sostegno del rublo nei casi di minaccia alla stabilità finanziaria del paese.   APPROFONDISCI – Russia, il rublo torna a rafforzarsi sotto il cambio di 50 con il dollaro  

Rafforzamento rublo: impatto su inflazione Russia ed entrate fiscali

Quest’anno, il rublo ha recuperato quasi la metà delle perdite accusate lo scorso anno, salendo del 21% contro il dollaro a un cambio attuale di 50. Il rally ha un impatto contrapposto sull’economia: da un lato favorisce il raffreddamento dell’inflazione, esplosa quasi al 17%, dall’altro crea problemi alle finanze pubbliche, dato che il petrolio (denominato in dollari) rappresenta quasi la metà delle entrate fiscali. Un cambio troppo forte riduce la quantità di rubli incassati con la vendita di un barile di Brent, per cui non bisognerebbe mai perdere di vista il legame tra le quotazioni del greggio e il corso del rublo. Non è un caso che il recupero di quest’ultimo stia avvenendo in coincidenza con quello del greggio e che nel 2014 il crollo dei due fu contemporaneo. La banca centrale riterrebbe eccessivo il rafforzamento del rublo di queste settimane, così come il governo. La decisione di annunciare il ritorno sul mercato dei cambi per l’acquisto di valuta straniera segnalerebbe anche la volontà del governatore Elvira Nabiullina di mostrarsi più favorevole a un rublo meno forte. Ma, anzitutto, è frutto del venir meno delle preoccupazioni sulla tenuta della valuta locale. A questo ritmo, l’istituto accumulerebbe riserve per almeno 2,4 miliardi al mese. L’impatto sui cambi non dovrebbe essere considerevole, tenendo presente che anche nelle sedute meno liquide, gli scambi non sarebbero inferiori ai 3 miliardi di dollari di controvalore.   APPROFONDISCI – La Russia taglia i tassi oltre le attese grazie al rally del rublo e per frenarne la corsa  

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