La Banca di Russia allontana un nuovo taglio dei tassi

La Russia non dovrebbe tagliare più i tassi per i prossimi mesi, in attesa che l'inflazione converga al target del 4%.

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La Russia non dovrebbe tagliare più i tassi per i prossimi mesi, in attesa che l'inflazione converga al target del 4%.

Intervenendo a un convegno di VTB Bank, il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina, si è detta “sostanzialmente certa” che l’inflazione tenderà entro il 2017 al target del 4% fissato dall’istituto e che da qui ad allora i tassi saranno poco superiori a tale livello, all’interno di un range, che dipenderà dalle condizioni dell’economia. Pur riconoscendo che gli alti tassi stiano disincentivando gli investimenti, Nabiullina ha dichiarato che essi sarebbero ugualmente compatibili con il ritorno alla crescita dell’economia russa. Quanto alle previsioni sulle prossime mosse della banca centrale, il governatore ha spiegato che nuovi tagli dei tassi saranno realizzati con l’allentamento delle pressioni inflazionistiche. “Se tra un anno l’inflazione sarà al 7% e le cose andranno come da previsione, potremo parlare di taglio dei tassi”.

Rischi da quotazioni petrolio

Nabiullina ha posto ancora una volta l’accento sui rischi derivanti dalle basse quotazioni del petrolio, che contrariamente a quanto accade per le economie importatrici di energia, qui si traducono in un aumento dell’inflazione, a causa del contraccolpo negativo sul cambio. Il greggio rappresenta intorno alla metà delle entrate statali in Russia e circa i 2 terzi delle esportazioni, per cui prezzi energetici più bassi implicano un deprezzamento del rublo. Per il governatore sarebbero fattori temporanei da monitorare con attenzione per verificare l’impatto che essi avrebbero sull’economia interna. L’obiettivo resta di stabilizzare l’inflazione, ha aggiunto, anche se la domanda interna più debole e la risalita delle quotazioni del greggio nelle ultime settimane dovrebbero attenuare i rischi. A settembre, l’inflazione è stata del 15,7% su base annua, in decelerazione sul mese precedente per la prima volta da giugno.

Cambio legato a greggio

Il rublo ha perso il 15% nel terzo trimestre ed è probabile che gli effetti di questo tonfo si dispiegheranno nelle prossime settimane, man mano che il maggiore costo dei beni importati si trasferirà sui prezzi finali. Al momento, il cambio con il dollaro è di 62,85, più forte del 7,3% rispetto a un mese fa e di quasi il 4% dall’inizio del mese. Oggi, un barile di Brent vale 3.173 rubli, il 10% in meno di un anno fa, una differenza che nelle ultime settimane si è ristretta, lasciando intravedere una possibile stabilizzazione del cambio, o quanto meno, minori probabilità di un suo indebolimento a breve. Ma tutto dipenderà ancora una volta da cosa accadrà sul mercato del greggio. La notizia di oggi, intanto, è che non l’allentamento della politica monetaria non dovrebbe proseguire, ma prendersi una sosta. Quest’anno, la Nabiullina ha già tagliato i tassi di 600 punti base all’11%. Per la prima volta nel 2015, questi ultimi sono stati tenuti fermi all’ultimo board di settembre.      

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