La bad bank esclude la garanzia unica sui depositi per la Germania

Vediamo perché l'ipotesi di una "bad bank" o di un intervento statale per le banche in Italia non sarebbe compatibile con la richiesta di condivisione dei rischi sui depositi. Ancora una volta è la Germania ad opporsi.

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Vediamo perché l'ipotesi di una

Si tiene questo pomeriggio a Bruxelles l’Eurogruppo, la prima riunione dei ministri finanziari dell’Eurozona nel 2016. Il tema centrale sarà la valutazione delle riforme sinora varate dal governo Tsipras in Grecia, perché da qui al prossimo vertice, tra un mese, i funzionari della Commissione dovranno verificare che Atene abbia adempiuto alle sue obbligazioni, potendo così aprire le trattative con i creditori pubblici per ottenere l’agognata ristrutturazione del debito pubblico. Ma c’è un altro argomento a scaldare gli animi dei responsabili delle Finanze dei membri dell’unione monetaria: le banche. L’Italia, rappresentata da Pier Carlo Padoan, appoggia la proposta della Commissione europea di istituire una garanzia unica sui depositi bancari, necessaria per il completamento dell’Unione bancaria, ma decisamente respinta dalla Germania, che la ritiene una mutualizzazione di fatto anche dei rischi connessi ai debiti sovrani.

Banche esposte a rischi sovrani

Il ragionamento dei tedeschi non è strambo e si fonda su questa osservazione: le banche nell’Eurozona sono colmi dei titoli di stato dei paesi in cui hanno sede, per cui i loro bilanci sono legati all’andamento dei conti pubblici nazionali. Mettere in comune i rischi bancari implica indirettamente anche fare ricadere sui contribuenti di un paese dell’Area Euro i rischi derivanti dai debiti sovrani degli altri stati membri. Per questo, la Bundesbank e il governo di Berlino chiedono che prima che si discuta di garanza unica sui depositi, si rescinda il legame tra le banche e i conti pubblici. Come? Imponendo d’ora in avanti alle prime di iscrivere a bilancio i bond governativi non più come se fossero a rischio zero, ma sulla base del rischio effettivo, ad esempio, facendo riferimento alle valutazioni delle agenzie di rating. In questo modo, spiegano, verrebbe meno una delle principali distorsioni sui mercati nazionali del credito, vale a dire l’impiego eccessivo di risorse da parte delle banche nell’acquisto dei titoli di stato, anziché nell’erogazione di prestiti alle famiglie e alle imprese.        

Sofferenze bancarie troppo alte in Italia

E Germania e Italia si trovano su fronti contrapposti anche con riguardo a un altro match, quello sulla “bad bank”. Gli istituti del nostro paese detengono sofferenze per oltre 200 miliardi di euro e l’agenzia Standard & Poor’s ritiene che esse saliranno fino alla metà di quest’anno, quando inizieranno a stabilizzarsi. La buona notizia è che l’incidenza delle perdite, rispetto alla massa totale degli impieghi, dovrebbe scendere dal picco del 2% del biennio 2013-2014 allo 0,7% del 2017. Quella cattiva è che esse rappresentano il 16,7% della massa dei finanziamenti erogati, quando in Germania sono al 3,4%. Secondo gli analisti, la mancata ripresa dell’economia italiana dipenderebbe proprio dal mancato sostegno delle banche al credito, a sua volta frutto delle alte perdite potenziali sui prestiti già concessi. Si stima che i crediti dubbi esistenti nel nostro paese ridurrebbero di 130 miliardi i finanziamenti all’economia reale.

L’ipotesi della garanzia pubblica non convince

Per questo, serve una soluzione per smaltire parte di queste sofferenze, che per il 45% sono già state svalutate nei bilanci, ovvero iscritte come perdite. Il governo Renzi da mesi ipotizza come soluzione la creazione di un veicolo partecipato dallo stato, che si accolli almeno una sessantina di miliardi dei crediti dubbi. L’Europa è contraria. Il commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ritiene che ciò debba essere considerato aiuto di stato e ha messo in guardia Roma dall’adottare una simile soluzione. Nelle scorse ore, tra il governo italiano e la Commissione si sarebbe riaperta la trattativa, dopo che Padoan ha offerto a Bruxelles un’ipotesi alternativa: niente “bad bank”, ma rilascio di una garanzia pubblica alle banche che cedano le loro sofferenze sul mercato e ne facciano richiesta. Il punto è che la Vestager ha rinnovato le sue critiche, sostenendo che l’intervento non sarà considerato aiuto di stato, solo se non si darà vita a una distorsione nel processo di formazione dei prezzi dei crediti ceduti. In pratica, dovrebbe risultare neutra la scelta di una banca di cedere sul mercato le sofferenze con o senza garanzia pubblica.        

Il dilemma dei prezzi per i crediti ceduti

Ma allora a cosa servirebbe quest’ultima? In effetti, se lo stato interverrà, sarà per sostenere i prezzi, ovvero per fare in modo che il mercato valuti i crediti sofferenti di più di quanto non farebbe senza una garanzia pubblica, la quale coprirebbe una percentuale delle eventuali perdite subite in fase di riscossione. In questo modo, i bilanci delle banche non saranno penalizzati più di tanto. Lo scontro sulla Commissione è proprio su quale possa essere il prezzo di cessione di questi crediti, se bisogna fare riferimento a quelli che il mercato determinerebbe sin da subito o a quelli più elevati, secondo una prospettiva di medio-lungo termine. Quest’ultima era l’impostazione di Bruxelles nel 2009, che al riguardo ha mutato orientamento. Di questi aspetti apparentemente tecnici discuteranno anche i commissari europei con Padoan, il quale non godrà dell’appoggio dei partner più forti dell’Eurozona, ovvero di Germania e Francia, i quali hanno già “ripulito” i bilanci delle rispettive banche negli anni passati, anche attraverso un intervento diretto e nazionalizzazioni, ovvero con misure in parte vietate dal nuovo indirizzo di Bruxelles.

La Germania è contraria ai salvataggi pubblici delle banche

La stessa Spagna, quarta economia dell’Eurozona, non avrebbe alcuna convenienza ad appoggiare la proposta italiana, avendo dovuto nel 2012 fatto ricorso al fondo europeo per ricapitalizzare le sue banche, sottoponendosi a una pratica politicamente più umiliante di quella a cui darebbe vita il governo Renzi, anche se riuscì a suo tempo ad evitare il commissariamento effettivo della Troika (UE, BCE e FMI). Per essere chiari, l’Italia si trova ad affrontare da sola la battaglia sulle banche e sul tema la Germania di Angela Merkel non sembra intenzionata a mollare, indisponibile a caricare i contribuenti tedeschi dei rischi derivanti da un salvataggio pubblico mascherato degli istituti italiani da parte del governo di Roma. Chi in Italia chiede la “bad bank” o una qualche forma di intervento pubblico a sostegno delle banche non può anche pensare di ottenere la mutualizzazione dei rischi sui depositi. Per i tedeschi equivarrebbe a una condivisione delle perdite del sistema bancario italiano, una prospettiva per loro inaccettabile.    

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