Krugman: una taglia unica che non sta bene a nessuno

Per Krugman l'euro non è solo un'area valutaria non ottimale che non risponde agli shock asimmetrici, ma non funziona nemmeno quando la crisi è generalizzata

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Per Krugman l'euro non è solo un'area valutaria non ottimale che non risponde agli shock asimmetrici, ma non funziona nemmeno quando la crisi è generalizzata

di Paul Krugman, The New York Times – Joe Weisenthal su Business Insider di oggi riporta l‘indice PMI dell’Europa, veramente triste (indice che funge da segnale di preallarme per i dati economici ufficiali). Non c’è dubbio che l’intero continente sta cadendo nella più profonda recessione, anche nei paesi del centro. E la lettura di questa notizia mi riporta alla mente una cosa che avevo intenzione di scrivere – vale a dire, che le discussioni sui problemi dell’Europa, e il dibattito sull’austerità, spesso soffrono di una tendenza a confondere due questioni un po’ diverse.   Una questione – quella che riceve maggiore attenzione – coinvolge il grado di austerità imposto ai paesi debitori. Chiaramente, le nazioni debitrici hanno ben poca scelta di fronte alle richieste della troika, a meno che non siano disposte ad abbandonare l’euro – e questa è una linea che ancora nessuno ha voluto attraversare, sebbene Cipro e l’inizio dei controlli sui capitali stiano avvicinando questa possibilità. Per quanto riguarda la troika in sè, direi che un atteggiamento più illuminato da parte loro sarebbe di richiedere un’austerità più mite – l’allentamento di pochi punti di PIL farebbe relativamente poca differenza nella dinamica del debito o nel ritmo della svalutazione interna, ma potrebbe davvero fare la differenza quanto a prospettive politiche. Ma c’è una questione diversa – la situazione dell’Europa nel suo insieme. Ciò che è successo in Europa è che i paesi periferici sono stati costretti a un’estrema austerità, ma questo non è stato compensato dai paesi del centro – anzi, anche i paesi del centro si sono impegnati in misure di austerità, anche se non così gravi. Quindi, il risultato complessivo è-stato una forte contrazione fiscale in Europa – il saldo corretto per il ciclo è ora molto più stretto di quanto non fosse prima della crisi, anche se la domanda del settore privato resta molto debole – senza nessuna compensazione nemmeno dall’allentamento della politica monetaria. I responsabili politici europei sembrano sorpresi che questo mix di politiche abbia portato ad una doppia recessione, ma non hanno ragione di esserlo – è esattamente ciò che la macroeconomia di base avrebbe suggerito loro di aspettarsi.   CRISI EURO – E questo a sua volta ci dice che l’euro è uno strumento ancora più imperfetto di quanto potesse aver previsto la teoria dell’area valutaria ottimale. L’OCA ha sottolineato il problema della politica monetaria “a taglia unica” a fronte di “shock asimmetrici” – il problema di come i paesi possano reggere se la loro economia sta crollando mentre il resto dell’area della moneta è in piena espansione. Invece si scopre che in tempi di debolezza economica diffusa questo problema è aggravato dalla asimmetria delle pressioni rivolte ai diversi paesi, per cui le economie in difficoltà sono costrette a fare politiche restrittive mentre le economie meno travagliate non sentono alcun bisogno di allentare, così che l’orientamento generale della politica economica vede una forte tendenza deflazionistica. Come dice Matt O’Brien, questo è lo stesso problema che i paesi si sono trovati ad affrontare sotto il gold standard – un problema che, alla fine, hanno affrontato uscendo dal regime aureo. Se i politici europei vogliono davvero salvare l’euro, quel che dovrebbero fare sarebbe di respingere con forza i pregiudizi deflazionistici del loro sistema. Purtroppo, a quanto mi risulta, non sono nemmeno disposti a riconoscere che il problema esiste.   Articolo originale: One Size Fits None  

 

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Argomenti: Crisi Euro