Krugman: La Razionalità e l’Euro

Per Krugman la scelta di aderire all'euro dieci anni fa non si è basata su un'analisi razionale, e sorprende che oggi, dopo l'evidenza dei fatti, qualche fortunato paese che era rimasto fuori stia pensando di entrare!

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Per Krugman la scelta di aderire all'euro dieci anni fa non si è basata su un'analisi razionale, e sorprende che oggi, dopo l'evidenza dei fatti, qualche fortunato paese che era rimasto fuori stia pensando di entrare!

di Paul Krugman, The New York Times – Per una volta, Simon Wren-Lewis ha una storia felice da raccontarvi. Guardando indietro alla fatidica decisione della Gran Bretagna, dieci anni fa, di non aderire all’euro, sostiene che la decisione è stata presa sulla base di – gasp! – un’analisi reale. Gordon Brown (che ha molti meriti, più di quanto non venga generalmente riconosciuto) ha interpellato dei veri esperti dell’economia, che hanno utilizzato un vero modello economico – la teoria dell’area valutaria ottimale – e hanno concluso che l’adesione all’euro non era opportuna.

 

CRISI DEL DEBITO SOVRANO – E ragazzi, è stata proprio una buona scelta; nonostante tutti i tentativi di Osborne e Co. di rovinare tutto, non c’è paragone tra i problemi britannici e quelli di altri paesi europei che hanno avuto forti afflussi di capitali e bolle immobiliari. In parte ciò è dovuto alla tesi di De Grauwe, che nel 2003 non fu ben compresa – sull’importanza fondamentale di avere una propria banca centrale come prestatore di ultima istanza sul debito sovrano. Ma anche in gran parte a causa di un aspetto che invece nel 2003 era già stato perfettamente compreso, e poi è stato confermato dall’esperienza: la “svalutazione interna”, la riduzione dei prezzi relativi con un tasso di cambio fisso, è davvero difficile in confronto a una semplice svalutazione della valuta. Ecco le stime della BRI sui tassi di cambio reali spagnoli e britannici (1999-1901 = 100) :

Krugman razionalita e euro

 

Notate come la Gran Bretagna riesce a ottenere senza sforzo un deprezzamento reale che la Spagna potrà raggiungere solo con anni e anni di disoccupazione di massa, sempreché possa veramente riuscirci. Purtroppo, un processo decisionale effettivamente razionale come quello descrittoci da Wren-Lewis è fin troppo raro – e forse soprattutto quando si tratta dell’euro. Chi parla con i sostenitori dell’euro si rende conto che essi non possono concepire, neanche come ipotesi, l’idea che la moneta unica sia stata una cattiva idea; il chiaro messaggio che viene fuori dai colloqui con i sostenitori dell’euro è che l’euro non può fallire, può solo essere fatto fallire, che i problemi esistenti mostrano semplicemente che i paesi e i leader non hanno una sufficiente nobiltà di intenti.

E nonostante le prove schiaccianti che l’euro è un’idea ancora peggiore di quanto non apparisse già 10 anni fa, i paesi – in particolare la Polonia – stanno ancora pensando di entrare. Io posso capire che lasciare l’euro è una cosa molto difficile da prendere in considerazione, ma entrare ora, quando si è avuta la grande fortuna di evitare questo pasticcio? Impressionante.

 

Articolo originale: Rationality and the Euro

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Argomenti: Crisi Euro