Krugman contro l’austerità europea: fa solo danni

Il premio Nobel attacca i politici tedeschi e difende il Sud Europa. Il Vecchio Continente morirà di austerità

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il premio Nobel attacca i politici tedeschi e difende il Sud Europa. Il Vecchio Continente morirà di austerità

La follia dell’austerità“. E’ l’espressione che il Premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman, ha utilizzato nel suo articolo pubblicato sul New York Times, a proposito delle politiche fiscali restrittive che l’Europa sta adottando per cercare di superare la crisi. Un attacco ragionato, quello che l’economista americano ha sferrato all’Eurozona dalle colonne di uno dei quotidiani più prestigiosi al mondo. Secondo Krugman, l’Eurozona sembra essere attratta, come il resto dell’Occidente in passato, dalle politiche di austerità, che implicano riduzione della spesa pubblica e/o aumento di imposte. Ma se queste sarebbero misure efficaci in generale, in momenti fortemente recessivi, continua, rischiano di aggravare la crisi, perché creano tra gli investitori una percezione di maggiore declino. Purtroppo, spiega Krugman, hanno ragione coloro che protestano e non i cosiddetti politici e funzionari “seri”. I tagli continui starebbero aggravando lo stato recessivo dell’economia, mentre non ci si rende conto che i guai dell’Eurozona non sarebbero conseguenza di politiche di deficit spending.  

Le cause della crisi spagnola

Il Premio Nobel analizza il caso spagnolo e spiega che alla base della sua attuale crisi vi è lo scoppio della bolla immobiliare spagnola, su cui l’economia si è alimentata per anni, generando un’inflazione che ha reso le merci spagnole meno competitive. Il problema, continua, è che restando nell’euro, la Spagna è già condannata a numerosi anni di alta disoccupazione, ma d’altronde nessuno si augura che lasci l’Eurozona (Sulla teoria del male minore per la Spagna si legga il controverso: Alla Spagna conviene lasciare l’Euro) Eppure, aggiunge polemicamente, nessuno tra i politici e i funzionari tedeschi si interroga sul fatto che siano state le loro banche a finanziare la speculazione, nessuno lo ha spiegato ai tedeschi, che pensano che vi siano ragioni di moralità alla base della crisi.  

Crisi Grecia: default sempre possibile

Le parole di Krugman, non nuovo ad attacchi al sistema monetario europeo, che siano condivisibili o meno esprimono la preoccupazione del resto del mondo verso quanto sta accadendo nelle nostre economie. In questi giorni, la Troika si trova ad Atene per trovare un’intesa sul nuovo pacchetto di austerità da 13,5 miliardi (inizialmente era previsto per 11,5 miliardi). Le misure imposte dal Memorandum si rendono necessarie per sbloccare la tranche di aiuti per 31,5 miliardi, senza di cui la Grecia andrebbe in default nelle prossime settimane. Tra le misure, vi sarebbero nuovi tagli a pensioni, ammortizzatori sociali e stipendi pubblici per 7 miliardi, mentre altri 3,5 miliardi sarebbero ottenuti con riforme strutturali e prepensionamenti per il pubblico impiego (15 mila dipendenti coinvolti), oltre a 3 miliardi di nuove tasse. A parte il fatto che già i quotidiani ellenici parlano di austerity già salita a 14,5 miliardi, a terrorizzare analisti, investitori e semplici osservatori sono le previsioni nere sul 2013. Il pil greco dovrebbe scendere ancora di un altro 3,8%. Sarebbe il sesto anno consecutivo di recessione. Il deficit scenderebbe al 4,2%, grazie a un avanzo primario dell’1,1%. In pratica, la Grecia paga ogni anno oltre cinque punti di pil per gli interessi sul debito pregresso. Quest’anno, invece, il pil crollerà del 6,5% e il deficit si attesterà al 6,6%, attraverso un avanzo primario dell’1,4% (In Grecia è recessione senza fine) E se la Spagna rischia di non centrare quest’anno il rapporto tra deficit e pil al 6,3%, attestandosi al 7,4%, a causa della grave recessione in atto, non sta meglio il Portogallo, già assistito dal programma di aiuti europei, il cui debito sarebbe esploso al 119,1%, quando nel 2007 era ancora al 68,3%. Il tutto condito dallo scenario recessivo e da una disoccupazione al 16%.  

Crisi Francia: il nuovo fronte è nel cuore dell’Europa

Ma il giornalista britannico del Telegraph, Ambrose Evans-Pitchard, spiega che la Francia rischia una Grande Depressione, in conseguenza dell’arrivo anche a Parigi dell’austerity imposta dai Trattati a tutta l’Europa. Ovviamente, spiega il giornalista economico, Hollande potrà scordarsi di raggiungere l’obiettivo di un deficit sotto il 3% del pil nel 2014 (La Francia tassa i ricchi: prelievo fiscale del 75% per gli ultramilionari e La Francia è in crisi. I sintomi ci sono tutti). Ma anche il Professore Jacques Sapir, della Scuola di Scienze Sociali di Parigi, ritiene che l’attuale disoccupazione salirà vertiginosamente in Francia, portando il numero effettivo dei senza lavoro dagli attuali 3-4 milioni a 6 milioni circa. E ciò sarà dovuto al fatto che Parigi sarà la prossima capitale colpita dalla speculazione e a quel punto “la situazione sarà del tutto fuori dal controllo politico”. Anche sulle rive della Loira vi sono avvisaglie di proteste contro il piano di austerità da 30 miliardi del governo socialista, scene già viste ad Atene, Madrid e Lisbona. Altro che fine della crisi. A volere essere realisti, pare che siamo alla vigilia del secondo tempo di un film tragico.

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Argomenti: Crisi Euro

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