Kim Jong-Un e Donald Trump, stretta di mano storica. L’economia in Nord Corea ne beneficerà?

Donald Trump e Kim Jong-Un si stringono la mano e hanno tenuto un vertice storico a Singapore. Il dittatore intende migliorare l'economia nordcoreana, ecco i possibili risvolti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Donald Trump e Kim Jong-Un si stringono la mano e hanno tenuto un vertice storico a Singapore. Il dittatore intende migliorare l'economia nordcoreana, ecco i possibili risvolti.

Alle ore 9.00 locali, quando in Italia erano le 3.00 di notte, il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-Un si sono stretti la mano davanti agli obiettivi di tutto il mondo sull’isola di Sentosa, Singapore. Successivamente, si sono incontrati da soli per 38 minuti, alla presenza degli interpreti. Dopodiché, sono entrati i negoziatori per USA e Corea del Nord e il vertice è durato più di un paio di ore. I due avrebbero già concordato un documento da firmare, nonostante Trump abbia affermato che sarebbe “troppo presto” per parlare di denuclearizzazione, pur sostenendo che “l’incontro è andato meglio di come ci si aspettasse”. Dal canto suo, Kim ha parlato per primo di “documento storico” e ha aggiunto che “il mondo assisterà a un grande cambiamento”.

Kim Jong-Un piange per la miseria dell’economia

E’ un dato di fatto che dopo 68 lunghi anni di tensione tra Corea del Nord e resto del mondo non comunista e al termine di mesi di escalation militare e dai toni bellici preoccupanti usati sia a Washington che a Pyongyang, lo storico vertice di oggi stia creando opportunità di pace e di sviluppo nei rapporti economici e diplomatici in Asia. E uno degli obiettivi apparentemente più ambiti dal dittatore nordcoreano sarebbe proprio l’allentamento delle sanzioni internazionali, che pesano sull’economia dello stato eremita, la quale ad oggi è rimasta praticamente chiusa al mondo e di cui si sa quasi nulla.

Di dati ufficiali sullo stato dell’economia nordcoreana non ne vengono pubblicati da oltre mezzo secolo. Si hanno solo stime approssimative della banca centrale di Seul, secondo cui il pil del vicino settentrionale si attesterebbe intorno ai 33-34 miliardi di dollari, pari a circa 1.300 dollari pro-capite. A titolo di confronto, un sudcoreano dispone mediamente di 40.000 dollari all’anno. Sotto l’attuale leader, l’economia ha compiuto passi in avanti non indifferenti. Fino alla fine del 2011, infatti, con Kim Jong-Il, padre del leader odierno, non erano tollerate nemmeno iniziative private di piccola dimensione. Da allora, almeno è diventato possibile aprire piccoli negozi nella capitale o scambiare vestiti e cibo, sebbene nulla sia stato codificato in leggi, per cui si tratta di semplice economia informale.

Con Kim Jong-Un tollerate piccole iniziative economiche

Tra il 2009 e il 2013, gli interscambi commerciali sono triplicati a 3 miliardi, pur restando modesti e concentrati per l’80% con la sola Cina, nella quale viene esportato carbone e da cui si importa essenzialmente petrolio per poche decine di migliaia di barili all’anno. Nella regione del Keosong, al confine con la Corea del Sud, è stata predisposta una zona economia speciale, nella quale sono consentiti investimenti stranieri ed esercitate attività in stile capitalistico. Sono eccezioni, che servono al regime per ottenere risorse con cui sostentarsi e attuare i suoi programmi nucleari, formalmente conclusi in aprile, quando Kim Jong-Un ha promesso al suo popolo che d’ora in avanti gli sforzi si concentreranno sul miglioramento dell’economia, cresciuta nel 2016 del 3,9%, ai massimi del decennio.

Kim Jong-Un a un passo dalla storia, l’economia in Nord Corea richiede apertura

Grazie alla tolleranza di iniziative piccolo-imprenditoriali, è nata una classe sociale chiamata “donju”, ovvero una borghesia rampante. Ad ogni modo, il regime non guarda di buon occhio ad essa, poiché minaccia lo status quo, caratterizzato dalla concentrazione del potere nelle mani dei militari, dei burocrati di partito e della famiglia del dittatore. Tuttavia, l’incontro di queste ore con Trump è stato voluto da Pyongyang proprio per cercare sia di garantirsi una sopravvivenza politica per il futuro, sia di ottenere dagli USA la fine delle sanzioni, così da rilanciare l’economia nordcoreana e consentire a 25 milioni di abitanti di godere di condizioni di vita meno indegne. Secondo l’ONU, almeno il 40% di loro sarebbe malnutrito e una grande maggioranza sopravvivrebbe solo grazie agli aiuti alimentari di stato.

Riforme economiche non così probabili

Occhio a credere, però, che da domani nello stato eremita inizieranno ad essere attuate riforme sul modello cinese. Ad oggi, nemmeno l’accesso a internet è possibile nel paese, tranne per la ristretta cerchia dei funzionari di regime. Una vera svolta capitalistica, dunque, appare momentaneamente impensabile, mentre è probabile che Kim Jong-Un apra agli investimenti cinesi e sudcoreani nelle aree economiche speciali già esistenti e che ne istituisca di nuove. Quand’anche dovesse aprire le porte alle aziende americane, difficile che queste si fidino di quello che rimane il più ferreo regime comunista oggi esistente, a meno che Washington non garantisca per loro, cosa che avverrebbe nel caso di un serio avvicinamento politico con Pyongyang. In quel caso, ad essere interessata sarebbe la Silicon Valley, che porterebbe in Corea del Nord la tecnologia che le manca.

Il paese possiede risorse minerarie stimate in 6.000 miliardi di dollari e praticamente non sfruttate, disponendo anche di una manodopera a bassissimo costo, specie se confrontata con quella degli stati confinanti, pur probabilmente ben scolarizzata. L’unico modo che Kim Jong-Un avrebbe per sviluppare un’economia ancora arretrata sarebbe di aprire le frontiere commerciali e agli investimenti esteri, accettando formalmente discrete dosi di capitalismo e allentando il controllo dello stato sulle imprese, mostrandosi rassicurante sul piano dei rapporti geopolitici e degli interessi di chi fa business. Non sarà un trend lineare, ci vorranno anni e una credibilità tutta da costruire, nonché buone intenzioni da misurare con i fatti. Ma il vertice di oggi tra Kim e Donald pone le basi perché tutto ciò possa accadere. Era impensabile fino all’inizio di quest’anno.

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Argomenti: Crisi Corea del Nord, Economie Asia, Presidenza Trump