Kim Jong Un ammette il fallimento sull’economia e chiede scusa al popolo della Corea del Nord

L'ottavo congresso del Partito dei Lavoratori si è aperto con un discorso sorprendente del leader, che punta anche a rilanciare le relazioni internazionali.

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Kim Jong Un ammette il fallimento sull'economia

L’ottavo congresso del Partito dei Lavoratori della Corea del Nord si è aperto questa settimana a distanza di 5 anni dal precedente, che a sua volta seguiva il sesto dopo 36 anni. Alla presenza di 4.750 delegati e di un pubblico di 2.000 persone, il leader Kim Jong Un ha tenuto un discorso per certi versi inaspettato. Egli ha ammesso il fallimento del piano quinquennale “in quasi tutti gli ambiti e di gran lunga”, chiedendo per questo scusa al popolo per non essere stato in grado di mantenere la promessa di migliorare le sue condizioni di vita. Durante la lettura di queste parole, il giovane ha a stento trattenuto le lacrime.

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Non è la prima volta che rimarca lo stato pietoso dell’economia nordcoreana. Ad agosto, al Politburo aveva sostenuto quanto insignificanti fossero stati i miglioramenti percepibili dell’economia. Nel corso del 2020, pur tra sparizioni e riapparizioni dopo diverse settimane, Kim Jong Un si è mostrato in pubblico per oltre una cinquantina di volte e principalmente durante le visite alle zone colpite da alluvioni e tifoni, toccando con mano l’arretratezza delle diverse aree del paese.

Tuttavia, mai in un discorso ufficiale era accaduto che il leader dello “Stato Eremita” ammettesse il fallimento sull’economia, pur addolcendo la pillola con ringraziamenti al partito nella gestione delle “crisi multiple” di questa fase, tra cui quella contro il Covid. Ufficialmente, nessun contagiato è stato registrato nel paese, ma Pyongyang ha comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità di avere notato qualche migliaio di “infezioni sospette”.

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Poiché la Corea del Nord non può permettersi di affrontare una pandemia, ritrovandosi con ospedali attrezzati come negli anni Settanta, è scontato che terrà ancora per un po’ le frontiere chiuse, un fatto che provoca il crollo degli già scarsissimi scambi commerciali e l’aggravamento delle condizioni materiali delle famiglie.

I prezzi di beni di prima necessità, come lo zucchero, nell’ultimo anno sarebbero quadruplicati proprio per il quasi azzeramento delle importazioni.

L’economia non è l’unico tema di cui si sta discutendo in questi giorni al congresso. Ci sono le relazioni internazionali, specie con la Corea del Sud, che Kim Jong Un ha dichiarato di voler rilanciare. Il tema è sensibile. Con la sconfitta di Donald Trump alle elezioni presidenziali, Pyongyang perde l’unico canale diretto che era riuscito a conquistarsi nel mondo all’infuori della Cina. Sperava che i tre incontri con il tycoon avrebbero posto fine sin da subito alle sanzioni internazionali contro di essa, ma a causa della mancata volontà di smantellare l’arsenale nucleare, nulla è cambiato. E la frustrazione ha spinto le autorità del paese a “congelare” nuovamente le relazioni con la Corea del Sud.

Il congresso è anche l’occasione per rimettere mano all’organigramma del partito. La sorella del leader, Kim Yo Jong, a capo della propaganda e membro del Politburo, dovrebbe ufficialmente assumere posizioni rilevanti nel regime. Di fatto, ne è ormai il numero due e, anzi, nelle fasi in cui si è speculato sul cattivo stato di salute del fratello, di fatto ha tenuto le redini della dittatura comunista.

Quali siano le implicazioni concrete di questo congresso non è facile capirlo. Sotto Kim Jong Un, si è registrata una minima liberalizzazione dell’economia, pur informale. Ma lo stesso dittatore ha detto davanti ai delegati che bisognerà “eliminare qualsiasi elemento non socialista”, come a confermare la stretta in atto da mesi contro le piccole attività private e il mercato nero, essenziali per la sopravvivenza della popolazione, vista la carenza dell’offerta di beni e servizi diffusa nel paese. Difficile, però, che questo discorso si traduca in un socialismo ancora più ortodosso, come ai tempi del padre.

Kim Jong Un si è sempre mostrato consapevole della necessità di accettare almeno minime dosi di capitalismo per diffondere il benessere tra i nordcoreani. Semmai, la stretta ci sarà per necessità: con frontiere chiuse e interscambi azzerati, si va verso una pura economia di sussistenza. Con la speranza che la pandemia finisca al più presto e che la presidenza Biden si riveli meno ostica di quanto temuto.

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