Juventus e Milan: panettone amaro, ma titolo bianconero a +30%

Azioni Juventus in spolvero quest'anno, malgrado i risultati sportivi tra alti e bassi. A sprofondare è il Milan di Elliott, dove regna la disperazione per un campionato che volge di male in peggio.

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Azioni Juventus in spolvero quest'anno, malgrado i risultati sportivi tra alti e bassi. A sprofondare è il Milan di Elliott, dove regna la disperazione per un campionato che volge di male in peggio.

Il 2019 si chiude per il Milan molto peggio di com’era iniziato. Undicesimo in classifica di campionato e con soli 21 punti dopo 17 giornate, quando ne mancano due al termine del girone d’andata. E domenica scorsa, l’umiliazione a Bergamo: 5 le reti subite dalla pur ottima Atalanta, senza nemmeno segnarne una. Non accadeva da 21 anni, quando la squadra rossonera incontrò all’Olimpico la Roma di Zeman. Nemmeno per la Juventus è un momento esilarante, anche se stiamo parlando di tutt’altra situazione. Qualche ora dopo che Stefano Pioli subiva il disastro in trasferta, il collega bianconero Maurizio Sarri veniva sconfitto con merito e duramente dalla Lazio di Simone Inzaghi nella finale di Supercoppa, disputata in Arabia Saudita. Tre le reti prese, una quella segnata agli avversari.

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L’anno che giunge al termine può considerarsi un “top & flop” per il club di Andrea Agnelli. Ha vinto l’ottavo scudetto di fila, ma si è fermata ai quarti in Champions League nella stagione 2018/2019, mancando anche la finale di Coppa Italia e Supercoppa. E il girone di andata di Serie A vede i bianconeri virtualmente primi insieme all’Inter, ma c’è tutta la sensazione che quest’anno il vento non giri loro del tutto a favore. In ogni caso, il titolo Juve a Piazza Affari ha guadagnato il 30% al lunedì scorso. Aveva aperto l’anno a 98 centesimi e lo sta concludendo in area 1,27 euro, malgrado l’aumento di capitale da 300 milioni appena deliberato dalla società. Ma in aprile, dopo l’approdo ai quarti contro l’Ajax, era arrivato al record storico di 1,57 euro.

Se il Milan fosse quotato in borsa, invece, oggi varrebbe quanto i bolivares in Venezuela, cioè nulla. E il solo pensarlo fa male, ma il club rossonero divora come un Saturno qualunque un figlio dopo l’altro, compiendo passi indietro e mai avanti. Da Rino Gattuso, crocifisso per avere mancato l’ingresso in Champions, si è passati a Marco Giampaolo, esonerato dopo appena 7 partite per il panico di sprofondare in area retrocessione. Si arriva all’attuale Pioli, che pure aveva fatto sperare bene fino a qualche gara fa, ma che alla prova dei numeri vanta la stessa (pessima) media del predecessore.

Milan umiliato e disperato

Se la Juve ha una panchina così lunga da potersi permettere di tenere in attacco nomi del calibro di Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala e Gonzalo Higuain, il Milan vede andare in crisi anche gli acquisti promettenti del 2019. Krzysztof Piatek, strappato a gennaio al Genoa per 35 milioni, è diventato l’ombra di sé stesso. Di gol ne ha segnati in 17 gare appena 4 e lo si trova al 31-esimo posto della classifica marcatori della Serie A. Altri 35 milioni è costato, sempre a gennaio, Lucas Paquetà. Conto complessivo: 70 milioni per un centrocampista e un attaccante, entrambi nettamente sotto le aspettative.

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La delusione di società e degli stessi giocatori è così tanta, che si vocifera che il brasiliano possa andare al PSG già dal prossimo mese. Elliott pretende di ricavare dalla vendita a titolo definitivo gli stessi 35 milioni sborsati meno di un anno fa. Si tratta sulle cifre, perché una cosa è diventata a tutti evidente: chiunque abbia talento in potenza, oggi dal Milan scappa. Altro che “colpaccio” con il calciomercato invernale. Tutto questo, mentre ancora non si hanno certezze sulla costruzione del nuovo stadio e mentre i conti della società restano sotto stretta sorveglianza UEFA.

Certo, resta sullo sfondo l’ipotesi di Zlatan Ibrahimovic, più un modo per rincuorare i tifosi, spazientiti dal fallimento senza un briciolo di speranze in vista. Paolo Maldini e Boban vorrebbero avere gli stessi “problemi” di casa Juve, dove serpeggiano malumori sulla gestione Sarri.

Il tecnico ex Napoli dovrà dare il meglio di sé in Champions, altrimenti anche per i bianconeri questa sarà stata una stagione fallimentare. Un fallimento diverso da quello del Milan, frustrante, come di chi fa sempre 30 e non riesce a fare 31, mentre al San Siro regna la disperazione nei volti di chi è caduto all’inferno e teme di non vedere più la luce.

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