Juncker chiede un Tesoro comune per l’Eurozona, cosa significa per noi?

La Commissione europea auspica la creazione di un Tesoro comune. Ecco cosa significa per i governi nazionali.

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La Commissione europea auspica la creazione di un Tesoro comune. Ecco cosa significa per i governi nazionali.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, stamane è intervenuto su 2 mattoni importanti per la costruzione della nuova unione monetaria, chiedendo da un lato che la garanzia sui depositi delle banche sia comune in Europa e dall’altro che i membri appartenenti all’Eurozona si diano un ministro del Tesoro comune. Lo ha fatto all’Europarlamento, precisando che la prima proposta non intende porsi quale una mutualizzazione integrale, ma semplicemente come tutela ulteriore per i risparmiatori. Ad oggi, infatti, la garanzia sui primi 100 mila euro depositati in banca è di tipo nazionale. Ma è quella sul Tesoro unico a porsi quale proposta realmente esplosiva per i governi dell’Eurozona. Quest’estate, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, commentando l’esito del negoziato tra i creditori europei e la Grecia, che ha portato alla sottoscrizione da parte di Atene di un terzo piano di salvataggio da 86 miliardi in 3 anni, aveva lanciato l’ipotesi di un “super-commissario” per il controllo dei bilanci pubblici degli stati dell’unione monetaria. Allora, si disse che la Commissione europea fosse irritata delle frequenti esternazioni di Schaeuble sulla costruzione del nuovo impianto su cui reggere l’euro.

Bruxelles sposa la linea di Berlino

Quel che è appena accaduto, invece, appare l’adozione di Bruxelles della linea tedesca. Cambiano i termini, ma non la sostanza. La Commissione chiede, in pratica, che i bilanci pubblici dei paesi membri dell’euro siano progressivamente gestiti al livello sovranazionale, purché la nuova figura “sia dotata di risorse sufficienti”. Se già con i parametri fiscali sul deficit e sul debito pubblico, così come con la firma del Fiscal Compact e il controllo delle leggi finanziarie da parte dei commissari, l’Europa ha oggi poteri abbastanza pervasivi sulla gestione dei conti  pubblici di uno stato, con il Tesoro comune si andrebbe verso uno scenario molto più progredito, in quanto quote rilevanti della spesa pubblica degli stati sarebbe gestita direttamente al di sopra dei governi nazionali. E’ quel passo in direzione dell’unione politica, che molti auspicano da parecchio tempo, in quanto completerebbe la costruzione dell’euro, finora fragile e retta da accordi trans-nazionali e avendo quale unica istituzione comune la BCE, chiamata negli ultimi anni impropriamente a sopperire alla mancanza della politica.

Il legame con gli Eurobond

La richiesta di Juncker giunge dopo che qualche giorno fa è girata l’indiscrezione, secondo la quale la Commissione avrebbe allo studio l’ipotesi di gestire in maniera più integrata il mercato del debito pubblico degli stati dell’Eurozona, finora segmentato su base nazionale. I governi emetterebbero in futuro 2 tipi di debito: uno garantito, come oggi, a livello nazionale, l’altro con una garanzia comune. Quest’ultimo non supererebbe il 60% del pil di ciascun paese. In questo modo, su una quota rilevante del debito, gli stati pagherebbero tendenzialmente interessi inferiori a quelli odierni, mentre sulla parte eccedente e garantita solo dal singolo governo, il mercato continuerebbe a richiedere un premio per il rischio. Il Tesoro comune e quelli che sarebbero nei fatti gli Eurobond, tanto voluti dagli stati indebitati del Sud Europa, andrebbero a braccetto. La Germania, infatti, acconsentirebbe alla mutualizzazione parziale dei debiti sovrani a 2 condizioni imprescindibili: che prima i membri dell’Eurozona raggiungano il pareggio di bilancio e che i conti pubblici nazionali siano controllati direttamente e per buona parte gestiti da un’autorità sovranazionale. Questo, perché i tedeschi sarebbero finanche disposti a pagare un pò di più per il loro debito pubblico, in conseguenza della parziale messa in comune dei rischi sovrani, a patto che gli altri governi smettano di indebitarsi e che siano credibili in questo impegno. Gli stati “spendaccioni” avrebbero un incentivo a perseguire politiche fiscali solide, perché potrebbero aspirare a una mutualizzazione di parte dei loro debiti, ingoiando il boccone amaro del Tesoro comune, che altro non sarebbe che un commissariamento europeo e di impronta filo-tedesca dei bilanci nazionali. La politica europea della cancelliera Angela Merkel, contrariamente agli stereotipi di questi anni, è stata fondata sul pragmatico principio del “do ut des”.

Anche se il suo governo non lo ammetterebbe mai e poi mai per ancora parecchio tempo, pur di salvare la moneta unica, che così com’è non andrebbe molto avanti, accetterebbe di emettere debito insieme ai partner dell’Eurozona, ma in cambio li sottoporrà a un controllo stringente, creando allo scopo una figura nuova.    

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