JP Morgan: spread giù di 30 punti entro 2014, ma attenti all’azzardo morale

JP Morgan prevede un calo di 30 punti dello spread entro il 2014 e i rendimenti a 10 anni dovrebbero scendere al 3%. Ma invita il governo Renzi a non puntare su questi risparmi per finanziare programmi di spesa.

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La banca d’affari americana JP Morgan vede positivamente l’andamento dei rendimenti dei nostri titoli di stato, con quelli per la scadenza decennale che dovrebbero diminuire ulteriormente di 30 punti base entro la fine dell’anno. E anche lo spread dovrebbe stringere per la stessa scadenza di un’altra trentina di punti, portandosi a 145 punti base, scendendo ulteriormente a 135 bp nella prima metà del 2015. Meglio ancora per l’istituto dovrebbe fare la Spagna, con i Bonos a 10 anni che mostreranno uno spread di 125 punti entro la fine di quest’anno, per stringere ancora a 115 punti entro la prima metà dell’anno prossimo.

 

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Attualmente, lo spread BTp-Bund a 10 anni si attesta sotto i 180 punti base e quello tra Bonos e Bund poco sopra i 170 bp. Considerando che al momento un BTp a 10 anni rende intorno al 3,36%, stando alla previsione, entro la fine di quest’anno il rendimento decennale dovrebbe attestarsi al 3%.

Sul mercato monetario si respira grande serenità, nonostante le tensioni geo-politiche legate alla Crimea. Secondo l’economista di JP Morgan, Daniele Antonucci, a determinare il forte calo dei rendimenti di questi mesi sono stati sia la credibilità della BCE, che si è impegnata a difendere l’euro in ogni modo, sia la ricerca di rendimenti più alti da parte degli investitori, i quali hanno preferito, dunque, spostarsi sugli asset più a rischio, ma dalla maggiore remunerazione.

Tuttavia, lo stesso report diffida il governo Renzi dall’utilizzare i possibili risparmi derivanti dal minore costo di rifinanziamento del debito per il taglio del cuneo fiscale o per qualche altro stimolo fiscale, perché tali risparmi sarebbero poco affidabili e non adatti a finanziare incrementi di spesa o tagli delle tasse permanenti. In sostanza, per JP Morgan, il comportamento dei mercati finanziari potrebbero creare un incentivo all’“azzardo morale” da parte del governo italiano, il quale dovrebbe cercare altrove le fonti di finanziamento delle sue politiche fiscali.

 

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