Jobs Act, a marzo i primi effetti sull’occupazione? Vediamo i dati preliminari

Miglioramento dell'occupazione a marzo. Il saldo attivo dei contratti di lavoro è di 92 mila unità. Sarà un'inversione di tendenza, grazie al Jobs Act?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Miglioramento dell'occupazione a marzo. Il saldo attivo dei contratti di lavoro è di 92 mila unità. Sarà un'inversione di tendenza, grazie al Jobs Act?

I dati oggi divulgati dal ministero del Lavoro confermerebbero un timido miglioramento dell’occupazione in Italia, dopo che la disoccupazione a febbraio era risultata in crescita dal 12,6% al 12,7%, essendo aumentati di 23 mila unità quelli alla ricerca di un posto di lavoro e risultando in calo anche il numero degli occupati. Il mese scorso, invece, il ministero registra l’attivazione di 641.572 contratti e la contestuale chiusura di 549.273 rapporti. L’attivo sarebbe, quindi, di 92 mila unità, in netto aumento da 61.000 del marzo 2014. A tanto ammonterebbero i nuovi assunti. Nel dettaglio, i contratti a tempo determinato accesi sono stati 381.234, mentre quelli a tempo indeterminato sono stati pari a 162.498, in aumento dai 108.647 dello stesso mese del 2014. Quelli cessati sono stati pari a 131.128, per cui il saldo attivo dei contratti a tempo indeterminato è stato di 31 mila unità, un terzo del totale, ma in netto miglioramento dai -36 mila di un anno prima. Incoraggiante il quasi raddoppio su base annua delle trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato, saliti a 40.034 dai 22.116 di un anno prima. I dati, precisa il ministero, sono al netto dei lavoratori domestici e di quelli della Pubblica Amministrazione. In generale, quindi, si avverte un miglioramento del mercato del lavoro, in particolare, della dinamica delle assunzioni a tempo indeterminato, quelle che godono degli sgravi contributivi per 3 anni da parte dello stato. Tuttavia, questi rappresentano ancora appena il 30% delle assunzioni complessive, seppur in forte aumento dal 17% di un anno prima. Quanto al miglioramento del saldo netto totale, esso sarebbe del tutto addebitabile proprio alla componente dei contratti a tempo indeterminato. Il Jobs Act, dunque, avrebbe mostrato i primi effetti, anche se è presto per parlare di un cambio di passo dell’occupazione. Il rischio consiste nell’entusiasmarsi per una prevedibile accelerazione delle trasformazioni dei contratti nella tipologia a tempo indeterminato, ma che potrebbe non portare a un aumento complessivo del numero degli occupati nel tempo, in assenza di una ripresa robusta dell’economia.   APPROFONDISCI – La disoccupazione torna a salire: effetto Jobs Act o la recessione non è finita?  

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Argomenti: Jobs Act