Jeff Bezos appoggia l’aumento delle tasse di Biden

Il colosso delle vendite online si schiera a favore del governo sulla più grande stangata fiscale dai tempi di Clinton.

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Jeff Bezos accetta l'aumento delle tasse di Biden

Jeff Bezos, il patron di Amazon e uomo più ricco al mondo secondo la classifica di Forbes Billionaires 2021, appoggia il piano dell’amministrazione Biden sulle infrastrutture per 2.250 miliardi di dollari in dieci anni. “Sia democratici che repubblicani in passato hanno sostenuto le infrastrutture in passato e questo è il momento di lavorare assieme”. Così si è espresso il plurimiliardario, che nel suo comunicato ha altresì avallato l’aumento delle tasse del governo federale, a copertura parziale del maxi-investimento. “Sosteniamo l’aumento della corporate tax”.

Stando al piano Biden, l’aliquota sugli utili d’impresa salirà dal 21% al 28%. Il predecessore Donald Trump l’aveva ridotta dal 35%. Inoltre, le società americane non potranno pagare meno del 21% sui profitti maturati all’estero. La stangata fiscale maggiore dai tempi di Bill Clinton alla Casa Bianca riguarderà le stesse famiglie: l’aliquota più alta sui redditi delle persone fisiche, tra l’altro, sarà nuovamente elevata dal 37% al 39,6%.

Amazon di Jeff Bezos paga poche tasse, anche niente

E dire che Jeff Bezos sia stato ad oggi tra coloro che avrebbero approfittato maggiormente delle scappatoie legali per minimizzare il carico fiscale al 9,4% nel 2020, stando all’Institute on Taxation and Economic Policy. In pratica, Amazon ha versato al fisco americano meno della metà di quanto prevede l’attuale aliquota del 21%. E rispetto agli esercizi precedenti si è pure trattato di un notevole passo in avanti, dato che il colosso delle vendite online prima aveva pagato nulla o quasi.

Non è un mistero che Jeff Bezos sia un sostenitore dei democratici. Attraverso il Washington Post, di cui è proprietario, il miliardario condusse nei quattro anni passati una dura campagna di stampa contro l’amministrazione Trump.

L’appoggio alla riforma fiscale sembra quasi un atto dovuto, non proprio un fulmine a ciel sereno, ma svela tutta l’ipocrisia di una parte della Silicon Valley, che parla benissimo e razzola in maniera del tutto difforme. Se Amazon potrà attutire l’aumento delle tasse, attingendo ai profitti stratosferici maturati dalle vendite su internet in tutto il mondo (152,76 miliardi di dollari nel 2020), non lo stesso potrà dirsi della generalità delle imprese, molte delle quali messe in ginocchio dal modello di business portato avanti proprio da Jeff Bezos, tanto che negli USA si parla da anni di “apocalisse del commercio”.

Ad oggi, i piccoli negozi hanno versato al fisco fino all’ultimo centesimo, mentre giganti come Amazon hanno potuto far loro concorrenza senza pagare le tasse, grazie alle pratiche elusive. Adesso, però, paradossalmente Jeff Bezos e molti suoi colleghi dell’establishment industriale-finanziario giocano la carta dell’altruismo per rifarsi il look.

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