IVA dal 10% al 22%, IMU su prima casa e addio detrazioni mutui: campagna controcorrente di Emma Bonino

Il programma elettorale di Emma Bonino è l'esatto contrario della demagogia. Una sfilza di tasse e la promessa di più Europa (già dal nome della lista) e di più immigrati per fare ripartire l'economia italiana.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il programma elettorale di Emma Bonino è l'esatto contrario della demagogia. Una sfilza di tasse e la promessa di più Europa (già dal nome della lista) e di più immigrati per fare ripartire l'economia italiana.

I media in campagna elettorale si sono concentrati sui leaders maggiori, ma nelle ultime settimane ha fatto parlare di sé anche Emma Bonino, la nota esponente ex radicale e che corre oggi insieme a Matteo Renzi, pur presentandosi con una lista autonoma, il cui nome è già tutto un programma e indicativo del personaggio che la guida: +Europa. Scelta controcorrente in un’Italia che si rivolta da destra a sinistra contro Bruxelles e che, stando ai sondaggi, premierebbe per circa la metà dei consensi, se non di più, formazioni spiccatamente e orgogliosamente “sovraniste”, termine entrato a far parte del vocabolario politico-mediatico negli ultimi 4-5 anni per descrivere l’atteggiamento di chi chiede un ripristino in capo al governo e al Parlamento di Roma di poteri trasferiti alle istituzioni sovranazionali.

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Ma la Bonino non è controcorrente solo in fatto di nomi, anzi è proprio la sostanza che la distingue dal resto della politica italiana. A giudicare dalle proposte economiche, in particolare, si direbbe che l’ex commissario europeo abbia un istinto quasi naturale al suicidio. E conoscendo le sue idee in tema di eutanasia, il dubbio parrebbe più che lecito. In realtà, bisogna considerare che la donna non è mai stata abituata a rivolgersi a grandi percentuali di elettori e anche adesso punta a una nicchia del mercato elettorale, l’unica che potrebbe comprendere le sue idee e apprezzarle così come sono.

Le ricette economiche della Bonino

Partiamo dalla spesa pubblica. La Bonino propone di congelarla per 5 anni, al fine di fare scendere il rapporto debito/pil sotto il 110% dal 133% del 2017. I numeri non parrebbero essere del tutto esatti, ma già dall’anno prossimo, spiega l’ex braccio destro di Marco Pannella in un quarantennio di lotte radicali, il bilancio dello stato andrebbe in pareggio. E sulla legge Fornero, che altri vorrebbero abrogare in parte o del tutto (vedi Matteo Salvini), ha le idee chiare: non si tocca; un euro su tre della spesa pubblica viene già speso in pensioni. Quanto basta per strappare il sostegno proprio di Elsa Fornero, il ministro del Welfare del governo Monti, da anni sotto attacco della politica per la sua riforma delle pensioni “lacrime (non le sue) e sangue”.

Ma questo è solo l’antipasto del menu boniniano in salsa Soros. La leader di +Europa vorrebbe abbattere di 50 miliardi l’Irpef e l’Irap, in modo da sgravare la tassazione sui redditi e fare rifiatare il ceto medio, spiega. Con quali coperture? Ripristinando l’IMU sulla prima casa (“demagogia pura la crociata contro le tasse sulla prima casa”), eliminando l’aliquota IVA intermedia, ovvero portandola dal 10% attuale sui generi alimentari al 22%, nonché cancellando le detrazioni Irpef sui mutui prima casa, l’IVA agevolata al 4% sui farmaci e i libri. Solo così, spiega, nella seconda parte della legislatura si potrebbe iniziare a ridurre le tasse.

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Più Europa e immigrazione

E sempre sull’Europa, altro che spingere per strappare maggiori poteri a Bruxelles. Il programma della Bonino ambisce ad incrementare il bilancio comunitario al 4-5% del pil dal poco più dell’1% di oggi, in modo che la UE gestisca difesa, burocrazia, controllo delle frontiere, ricerca e sviluppo. E l’immigrazione è un bene per la donna, che invita a “coltivare il giardino d’infanzia a 300 km sotto di noi, mentre l’Europa è in declino demografico”. Dunque, più stranieri dell’Africa per compensare la denatalità europea.

Immigrazione utile all’economia italiana?

In sintesi, se la Bonino avesse una maggioranza parlamentare propria, aumenterebbe la tassazione indiretta (IMU e IVA), taglierebbe molte detrazioni fiscali e diminuirebbe il carico Irpef e Irap, ovvero la tassazione diretta. Al contempo, avallerebbe lo spostamento alla UE di competenze attualmente in capo ai governi nazionali e sosterrebbe l’immigrazione. Un appunto: l’idea che, a parità di pressione fiscale, sarebbe meglio stangare meno i redditi e più i consumi e gli immobili non è in sé strampalata. Essa nasce dalla constatazione provata che un’economia tenderebbe ad essere più efficiente e a crescere maggiormente, se le aliquote incidono meno sulla produzione della ricchezza. Tuttavia, sfugge forse alla Bonino, ma non solo a lei, che il problema dell’Italia non consiste nell’avere una bassa tassazione sui consumi e gli immobili e una alta sui redditi, bensì nell’averne una alta su tutto, lavoro, consumi e svariati assets patrimoniali, tra cui gli immobili. Ad ogni modo, vedremo se +Europa riuscirà a superare lo sbarramento del 3% ed entrare in Parlamento. Se così fosse, sapremmo che un nucleo pur sparuto di italiani abbraccia senza tentennamenti un’agenda prettamente europeista e votata all’austerità fiscale.

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Argomenti: austerità fiscale, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Politica, Politica italiana