Ius Soli, ddl cittadinanza agli stranieri: caos in Senato e nelle piazze, le ragioni del sì e del no

L'analisi del ddl sullo ius soli, la cittadinanza agli stranieri: polemiche infuocate al Senato e nelle piazze. Cosa prevede e perché le polemiche.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
L'analisi del ddl sullo ius soli, la cittadinanza agli stranieri: polemiche infuocate al Senato e nelle piazze. Cosa prevede e perché le polemiche.

Il PD ha deciso di accelerare – un po’ all’improvviso, a dire il vero – sul ddl che dovrebbe regolamentare il cosiddetto ‘Ius Soli’, cioè la cittadinanza a persone di origine straniera nati sul territorio italiano. La bagarre è scoppiata immediatamente sia al Senato che nelle piazze. Da un lato, si segnalano situazioni grottesche in Parlamento con la ministra Fedeli finita in infermeria e il senatore Volpi espulso dopo aver mandato a quel paese il Presidente del senato Grasso. Dall’altro, si segnalano le manifestazioni Casa Pound e Forza Nuova, le prime finite anche con cariche della polizia, in cui si inneggiava all’italianità con il saluto romano di età fascista. Perché le polemiche? Cosa prevede la legge?

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Il ddl sullo ius soli, diritto di cittadinanza agli stranieri: cosa prevede?

Il disegno di legge sullo ius soli, la riforma dell’accesso alla cittadinanza italiana, prevede essenzialmente due punti, al centro dei dibattiti, degli scontri istituzionali e delle polemiche.

  • L’estensione della cittadinanza a chi è nato sul territorio italiano da genitori stranieri, di cui almeno uno dei due sia titolare di un permesso di soggiorno di tipo ‘permanente’, dunque abbia vissuto nel territorio della UE per almeno cinque anni, o in possesso di un permesso per soggiorni di lungo periodo concesso direttamente dalla UE
  • L’estensione della cittadinanza italiana a chi sia nato nel nostro paese o vi sia entrato prima dei 12 anni e abbia frequentato almeno 5 anni di scuole italiane (pubbliche) o frequentato un percorso di formazione professionale della durata di almeno 3 anni

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La riforma, dunque, riguarda i minori stranieri, che non nel numero di 1 milione, cioè circa il 22% di tutta la popolazione minorile presente in Italia. Si tratta di bambini e ragazzi che parlano italiano e che non hanno mai attraversato un confine, eppure sono considerati stranieri. Questi bambini, nonostante siano nati in Italia, devono chiedere, allo stato attuale, il permesso di soggiorno per poter frequentare le scuole italiane o lavorare. Ecco, allora, le ragioni del sì e del no.

Le polemiche su ddl sulla cittadinanza italiana agli stranieri (ius soli): le ragioni del sì e del no

Le polemiche e gli scontri sulla legge per lo ius soli non sono connesse soltanto ai gruppi neofascisti di Casa Pound e Forza Nuova, ma anche un  nutrito gruppo di politici e di forze parlamentari si è schierata contro: figure come Alemanno e Gasparri (il quale, senza alcun dato, annuncia che tra 97 anni vi saranno più stranieri che italiani), i rappresentanti della Lega Nord e tutti i movimenti nazionalisti e sovranisti. L’accusa è quella di svendere l’italianità. Sul punto, stupisce la posizione del M5S, che sembra ritirarsi e non promettere il voto (la svolta a destra e la convergenza con la Lega di cui tanto si parla?).

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Sul versante opposto si segnalano le ragioni del ‘Sì’ alla riforma: si tratta di una misura di civiltà, dal momento che si tratta di minori italiani a tutti gli effetti, che parlano quasi esclusivamente la nostra lingua e che quando lavorano pagano le tasse nel nostro paese. Infine, una riflessione: non esiste un paese più ‘bastardo’ dell’Italia e l’italianità sarebbe una bufala; gli italiani sono nati da una mescolanza di elementi italici, greci, galli e celti, e poi arabi e vichinghi (nel Medioevo) e tanto altro ancora. Per i sostenitori del ‘Sì’ non può che far sorridere il richiamo a una presunta ‘razza italica’.

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Argomenti: Inchieste Politiche, Politica, Politica italiana