Italo agli americani è un bene per l’Italia e un affare per gli ex soci, ecco i numeri

I treni privati di Ntv sono stati comprati dagli americani del fondo GIP. Alcuni parlano di colonizzazione, ma l'operazione è positiva su tutti i fronti e segue una ipocrisia politica lunga oltre un decennio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I treni privati di Ntv sono stati comprati dagli americani del fondo GIP. Alcuni parlano di colonizzazione, ma l'operazione è positiva su tutti i fronti e segue una ipocrisia politica lunga oltre un decennio.

Prossima fermata a Piazza Affari? No, Italo va negli USA. La società privata dei treni italiani Ntv ha firmato il contratto di compravendita con il fondo americano Global Infrastructure Partners (GIP), facendo un vero affare. Manca solo il sigillo dell’antitrust europeo, che dovrebbe essere una formalità, ma possiamo ben dire che i soci privati abbiano fatto davvero un affare, se è vero che hanno portato a casa complessivamente un assegno da 1,98 miliardi di euro, di cui 1,94 miliardi relativi alla valutazione dell’azienda, al netto dei 440 milioni di debiti, 30 milioni come riconoscimento del dividendo da 30 milioni già deliberato dal cda a gennaio e altri 10 milioni relativi agli oneri sostenuti per quello che sarebbe stato uno sbarco imminente in borsa, che evidentemente non avverrà. I soci attuali hanno anche l’opportunità di reinvestire fino a un quarto del ricavato nella società stessa e alle medesime valutazioni effettuate da GIP. (Leggi anche: Italo offerte speciali elezioni 4 marzo)

Seguendo l’elenco dei sociali e le rispettive percentuali di capitale detenuto, scopriamo che Intesa-Sanpaolo incasserà 380 milioni, Generali 289, il fondo mediorientale Peninsula Capital 253, Diego Della Valle 344,5, Luca Cordero di Montezemolo 245,5, Gianni Punzo 158, Isabella Seragnoli 115, Flavio Cattaneo 110 e Alberto Bombassei 95. Generali e Intesa, in particolare, entrati nel capitale appena 10 anni fa, realizzano plusvalenze enormi, avendo venduto agli americani per quasi 3 volte il valore dell’investimento iniziale.

Della Valle, che detiene ad oggi poco più del 17%, si mostra rammaricato della scelta degli altri soci di vendere, sostenendo che avrebbe desiderato proseguire nell’iniziativa dell’IPO, facendo in modo che Ntv rimanesse controllata da un nucleo stabile di azionisti italiani. Non la pensa così Montezemolo, che si toglie qualche sassolino dalla scarpa dinnanzi alle polemiche di questi giorni, tra cui quelle del governo, ribattendo alle accuse di avere venduto un gioiello dell’imprenditoria agli americani: “quando qualche anno fa stavamo fallendo non si è fatto avanti nessuno”.

Cessione di Ntv è un affare per tutti

In effetti, le critiche di quanti parlano di “colonizzazione” sembrano demenziali. GIP è un fondo straniero, ma ha speso complessivamente quasi 2,5 miliardi per comprarsi una società che gestisce i treni in Italia. Mai come in questo caso non si potrebbe gridare “al lupo, al lupo”, semplicemente perché gli americani non potranno che mantenere sul territorio italiano tutti gli assets. Mica potranno portarsi i treni negli USA per fare giocare i figli capricciosi di qualche capitalista di Zio Sam. Semmai, la vicenda pone in luce più di un aspetto che rimarca il fallito capitalismo tricolore.

In primis, nessuno si è fatto avanti, quando è stata annunciata l’IPO nelle settimane scorse. Al massimo, si stima che la quotazione in borsa avrebbe valorizzato Ntv sugli 1,4 miliardi e nessun grande nome dell’imprenditoria nazionale si era mostrato interessato all’affare. E chi ha seguito la storia dei treni privati di questi anni sa bene il perché. Quella di Della Valle, Montezemolo & Co è stato più che un’iniziativa imprenditoriale un atto di eroismo. Dal 2006, anno di nascita della società, Ntv si è scontrata con il monopolio pubblico di Trenitalia e con la difesa ad oltranza dei governi di quest’ultimo. Non dimentichiamoci che Rti, la rete che gestisce i binari, controlla Trenitalia, per cui i treni privati hanno dovuto fare i tripli salti mortali per strappare al monopolista tratte remunerative, vedendosi applicare tariffe chilometriche dalla rete che non hanno eguali in Europa e che nei fatti hanno contribuito negli anni a una quasi dichiarazione di fallimento, se non fosse stato per tre ricapitalizzazioni per complessivi 160 milioni ad opera dei soci. (Leggi anche: Ntv a rischio crac, politica non vuole libero mercato dei treni)

La politica fa bene a tremare

Le lacrime di coccodrillo della politica trasudano ipocrisia. Se oggi Ntv è americana, lo è in gran parte proprio per responsabilità di una difesa oltranzista del monopolio pubblico. In realtà, forse sarà un bene che a gestire i treni sia un operatore di mercato straniero, che cercherà di competere ancor di più con Trenitalia sul terreno della qualità e dei prezzi (com’è stato, fino ad oggi) e non seguendo le solite logiche italiote della connivenza politica. E GIP controlla assets come l’aeroporto londinese di Gatwick, detiene la gestione globale dei porti di Msc, nonché l’aeroporto di Edimburgo. Pensare a un’integrazione tra assets così differenti appare difficile, ma ipotizzando una qualche forma di operazione commerciale volta a incentivare l’uso dei treni privati, sarebbe un bel colpo per il fondo a stelle e strisce. Un turista inglese, ad esempio, potrebbe ricevere in offerta una qualche tariffa agevolata per muoversi da Londra, una volta messo piede in Italia, in modo da spostarsi in treno tra le grandi città del Belpaese.

E poi, i numeri stessi dell’operazione appaiono più che appetibili per la cessione: la società dei treni è stata valorizzata a quasi 100 volte l’utile maturato nel 2016 e a circa 6,5 volte il fatturato, nonché a oltre 15 volte l’Ebitda. Insomma, l’offerta è stata imperdibile e, tranne che gli americani ultimamente non abbiano iniziato a regalare soldi in giro per il globo, essa sarebbe il segnale che GIP abbia tutta la voglia di sfidare Trenitalia al meglio delle possibilità. Fa bene la politica a fingersi dispiaciuta per la cessione di Ntv, non certo per la presunta colonizzazione subita dal nostro Paese, quanto per la possibile fine reale del monopolio di un asset pubblico come Trenitalia, che forse d’ora in avanti dovrà davvero mettersi in testa che esiste il mercato persino sui binari. E quando si tratta di fare concorrenza, gli americani non sono secondi a nessuno. (Leggi anche: Quotazione Italo ci sarà dopo offerta fondo USA?)

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Servizi pubblici