Dopo l’Italicum, il centro-destra si riorganizza tra le ipotesi di referendum e i dubbi di incostituzionalità

Con la riforma della legge elettorale si aprono scenari diversi, tra i dubbi sulla legittimità costituzionale, la richiesta di referendum delle opposizioni e la riorganizzazione obbligata per il centro-destra.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con la riforma della legge elettorale si aprono scenari diversi, tra i dubbi sulla legittimità costituzionale, la richiesta di referendum delle opposizioni e la riorganizzazione obbligata per il centro-destra.

Approvata in via definitiva la riforma della legge elettorale, nota anche con il nome di Italicum, si attende la firma del capo dello stato, che quasi certamente arriverà, anche se non sarà stata immediata, come avrebbe desiderato forse il governo Renzi. Il presidente Sergio Mattarella fu uno dei giudici costituzionali che nel gennaio dell’anno scorso bocciò il Porcellum per i vari profili di incostituzionalità che tale legge elettorale presentava. Difficile che non firmi la riforma, che dovrebbe essere respinta nel solo caso di “manifesta incostituzionalità”.

Ipotesi referendum Italicum

Intanto, le opposizioni studiano il da farsi per impedire che l’Italicum entri in vigore nel luglio del 2016. Mentre la Corte Costituzionale potrebbe essere presto chiamata ad esprimersi anche sulla nuova legge, il centro-destra e il Movimento 5 Stelle potrebbero separatamente raccogliere le firme per chiedere l’indizione di un referendum abrogativo. Sempre che tali proposte passino il vaglio della Corte di Cassazione, i tempi di un eventuale referendum si annunciano lunghi; non si andrebbe a votare prima di 1-2 anni.   APPROFONDISCI – Italicum: cosa cambia con la nuova legge elettorale in 8 punti  

Dubbi su costituzionalità Italicum

Eppure, le ipotesi di incostituzionalità sull’Italicum si sprecano. Per prima cosa, il premio di  maggioranza assegnato alla lista che prende più voti ripropone lo stesso difetto che la Consulta rilevò a suo tempo per il Porcellum. Se è vero che qui è previsto un ballottaggio tra le due maggiori liste, nel caso in cui nessuna abbia ottenuto almeno il 40% dei consensi validi al primo turno, resta il fatto che un partito con anche il 20% potrebbe ottenere il 55% dei seggi, controllando il Parlamento (il Senato elettivo sarebbe abrogato dalla riforma costituzionale) e creando un’eccessiva sproporzione tra i risultati elettorali e la rappresentanza dentro le istituzioni. Altro punto dibattuto: i collegi saranno più piccoli di quelli attuali, ma il capolista di ogni partito è eletto automaticamente, se scatta il seggio, senza la necessità di sottoporsi al rito delle preferenze. Ciò crea due problemi: di fatto, i 2 terzi dei seggi saranno assegnati senza essere votati dai cittadini, ma essendo inseriti nel listino bloccato, migliorando solo di poco le brutture del Porcellum; secondariamente, sarebbe violato il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini, perché alcuni deputati sarebbero eletti direttamente, altri dovrebbero ricevere un numero sufficiente di preferenze per entrare alla Camera. E poi: ciascun candidato potrà presentarsi in un massimo di 10 collegi. Così facendo, ciascuno avrà la possibilità di minimizzare il rischio di non essere eletto, dato che gli basterà che il seggio gli scatti in almeno uno di questi. Ma ne risulterebbe mortificato lo spirito della democrazia, dove chi non viene votato non entra nelle istituzioni rappresentative.   APPROFONDISCI – Italicum: Renzi passa anche alla seconda fiducia, ma ecco cosa rischia da domani  

Opposizioni in fermento

Aldilà degli aspetti più propriamente formali, paradossalmente il premier Matteo Renzi potrebbe avere incentivato la riorganizzazione del centro-destra, che allo stato attuale non sarebbe nemmeno competitivo, diviso tra diversi partiti dal peso elettorale inconsistente, se presi singolarmente. Non è un caso che nei giorni dell’ok all’Italicum, l’ex premier Silvio Berlusconi abbia uscito dal cilindro la proposta di creare un Partito Repubblicano sullo stile degli USA, da contrapporre a quello Democratico e per il quale ha chiesto la consulenza dell’ex presidente americano e amico George W.Bush. Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e forse anche il Nuovo Centro-Destra potrebbero dare vita a una lista unica a fini elettorali, grazie alla quale potranno sperare di competere con il PD per arrivare almeno al ballottaggio e cercare di ottenere il premio di maggioranza. E la storia del secondo turno in Italia insegna che tutto è possibile. Questo non significa che le divisioni dentro al centro-destra saranno superate semplicemente dalla necessità di unificarsi in un listone nazionale, ma d’altronde nemmeno il PD appare ormai un partito unito. E se i dissensi esplosi tra i dem con l’approvazione dell’Italicum dovessero portare a una scissione a sinistra, le chance delle opposizioni di rilanciarsi in vista delle prossime elezioni salirebbero vertiginosamente. A quel punto, Renzi potrebbe ribattere cercando di smembrare parte del centro-destra, nel tentativo di attirare a sé l’ala più moderata. Ma la riorganizzazione dei partiti oggi all’opposizione sembra già iniziata con l’ok alla riforma della legge elettorale.   APPROFONDISCI – La minoranza PD promette a Renzi un ‘Vietnam’ al Senato dopo l’Italicum    

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Argomenti: Politica