Italicum: Renzi passa anche alla seconda fiducia, ma ecco cosa rischia da domani

Il governo Renzi passa anche il secondo test sulla fiducia all'Italicum. La minoranza PD gli volta le spalle. Cosa rischia da domani?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo Renzi passa anche il secondo test sulla fiducia all'Italicum. La minoranza PD gli volta le spalle. Cosa rischia da domani?

Con 350 sì, 193 no e un solo astenuto, anche la seconda fiducia sull’Italicum è passata al vaglio della Camera dei Deputati. A questo punto, resta solo la terza e ultima fiducia, scontata, che arriverà entro stasera. Dopodiché, la riforma della legge elettorale sarà approvata in via definitiva. Resta il fatto che ieri e oggi non hanno votato la fiducia posta dal governo Renzi ben 38 deputati del PD, che se non sono stati sufficienti a mettere a rischio il risultato, rappresentano un'”enormità”, come ha dichiarato poco fa l’ex capogruppo dem, Roberto Speranza, anch’egli un dissidente della minoranza del partito. Nessuno tra i ‘big’ si è presentato a votare la fiducia a Renzi e questo costituirà da domani un grosso problema per il premier, perché se la minoranza rassicura che non farà cadere il governo, è indubbio che dentro al PD si sta registrando uno scontro senza precedenti, che non potrà che portare alla sconfitta di una delle due parti, ma non a lasciare le cose così come stanno adesso.   APPROFONDISCI – Italicum, dramma scissione del PD. Ecco come e perché Renzi ha fregato la minoranza  

Che farà minoranza PD?

Renzi gode alla Camera di una maggioranza quasi blindata, mentre al Senato è più incerta. Se la minoranza del PD facesse qualche sgambetto, sarebbero dolori per il suo governo. Ieri, si è avuto un assaggio di quello che potrebbe accadere. Un emendamento alla riforma della PA è stato bocciato con 110 sì e 109 no. Sarebbe bastato un solo senatore in più a mettere a rischio il provvedimento del governo. Tuttavia, Renzi confida sul fatto che nessuno dentro e fuori al PD avrà certamente voglia di tornare alle elezioni anticipate, che per la minoranza dem rappresenterebbero un funerale. Né il centro-destra potrebbe permettersi un voto in questi mesi, disorganizzato com’è e diviso tra partitini sempre meno incisivi sul dibattito politico. Infine, non è un mistero che parte di Forza Italia, già ridotta all’osso, facente capo a Denis Verdini, farebbe le valigie tra un mese, dopo le elezioni regionali, per aderire al progetto politico di Matteo Renzi. Il cambio di maggioranza – fuori l’ala sinistra del PD e dentro l’ala più centrista di Forza Italia – sarebbe un dato di fatto.   APPROFONDISCI – Italicum, Renzi si gioca tutto e Pansa lancia l’ipotesi di un governo Draghi  

Crisi economica un rischio per Renzi

Ma c’è un rischio che l’uomo solo al comando corre nel futuro prossimo: la crisi economica. Lungi dall’essere cessata, oggi i dati Istat sulla disoccupazione a massimo dimostrano che l’impatto del Jobs Act sul mercato del lavoro sarebbe stato nullo. D’altronde, è poco credibile ipotizzare che gli imprenditori assumano solo perché i contratti siano più convenienti. Per assumere un lavoratore serve produrre di più, ma i consumi sono fermi e i redditi delle famiglie pure. Lo scenario a cui andrebbe incontro Renzi somiglia molto quello del 2009-2010 di Silvio Berlusconi. Anch’egli, nonostante le avvisaglie dei processi giudiziari, era considerato invincibile, unico leader del panorama politico di allora, forte nei consensi, nonostante l’economia italiana fosse stata investita dalla più potente crisi dal Secondo Dopoguerra.   APPROFONDISCI – La disoccupazione a marzo risale al 13%, smentito l’ottimismo sul Jobs Act del governo Renzi   A differenza di Renzi, il Berlusconi di allora godeva ancora del sostegno convinto della sua coalizione, tanto che non riuscì all’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, il tentativo di disarcionarlo. Semmai, iniziò da lì una lenta fase di logoramento.

Logoramento Renzi una prospettiva probabile

Ebbene, quando trascorreranno i mesi e non si vedranno sulle vite ordinarie delle persone gli effetti della ripresa, che sia o meno responsabilità di Renzi, gli italiani gli addebiteranno la crisi, come fecero 4 anni fa con Berlusconi. E nel PD non si leverà un dito in favore del premier, anzi non si vedrà l’ora di regolare i conti. Se, poi, nel frattempo il centro-destra si sarà riorganizzato, rendendosi nuovamente credibile come alternativa di governo, Renzi inizierà davvero a patire la solitudine in cui si è incagliato, eliminando tutti coloro che non gli sono stati utili o che gli appaiono d’intralcio. E’ evidente che il premier stia scommettendo sulla ripresa, trainata dal QE della BCE e dalla crescita moderata dell’economia americana, nonché di quella tedesca. Se vincerà la scommessa, sarà l’unico a capitalizzarne la rendita, altrimenti sarà il solo a pagare. In sintesi: il governo molto probabilmente non cadrà e nessuno tenterà realmente di mandarlo a casa. Si tenterà la strategia del logoramento interno e per cause di forza maggiore, la crisi.   APPROFONDISCI – Elezioni regionali, ecco di cosa ha veramente paura Renzi  

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Argomenti: Politica