Italicum, ecco perché Renzi ha cacciato la minoranza del PD dalla commissione

Il PD è lacerato dalle divisioni interne tra il premier Matteo Renzi e i dissidenti. Sull'Italicum ciascuna delle due parti rischia grosso, ma dietro alla "cacciata" della minoranza dalla commissione Affari costituzionali si nasconderebbe un progetto ampio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il PD è lacerato dalle divisioni interne tra il premier Matteo Renzi e i dissidenti. Sull'Italicum ciascuna delle due parti rischia grosso, ma dietro alla

Lo scontro nel PD è ai massimi livelli. Il premier Matteo Renzi ha fatto sostituire i 10 componenti del partito nella commissione Affari costituzionali, contrari all’approvazione dell’Italicum così com’è, facenti parte della minoranza interna. Tra i  sostituiti compaiono i nomi di Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, tutti pezzi da novanta.   APPROFONDISCI – Renzi sfida il PD: fuori dalla commissione i contrari all’Italicum. Il governo è a rischio   Lo strappo è fin troppo forte per potere parlare di semplice incidente. Nessuno si fa illusioni dentro al PD che si possa ricomporre e, anzi, Bersani inizia a sospettare seriamente che la decisione senza precedenti di Renzi possa mirare a spaccare il partito e ad estromettere i dissidenti, spingendoli fuori dalla porta. In questo modo, il premier potrebbe dare vita al Partito della Nazione, il sogno che da mesi coltiva e che presupporrebbe l’eliminazione dell’ala sinistra del PD, magari sostituendola con i voti sia dell’NCD di Angelino Alfano, sia dell’ala forzista che fa capo a Denis Verdini. Renzi non teme imboscate in Parlamento, ossia che i dissidenti interni boccino alla Camera l’Italicum, cosa che porterebbe a una crisi di governo, confidando anche che il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, possa siglare con lui un secondo Patto del Nazareno, dopo le elezioni regionali.   APPROFONDISCI – Caos Regionali, per i sondaggi c’è una sorpresa in Liguria e Renzi teme la minoranza PD  

Rischio crisi governo

Certo, il rischio di questa operazione è altissimo. Se il governo andasse sotto lunedì, sia sui singoli provvedimenti, sia sul voto finale, sarebbe abbastanza difficile non prenderne atto. Il premier ha avvertito che nel caso salirà al Quirinale, probabilmente per dimettersi. Tutto sarebbe rimesso in discussione e se la prospettiva di un ritorno alle urne spaventa la minoranza interna, che teme di essere del tutto eliminata con le eventuali elezioni anticipate, altra cosa sarebbe se il caos politico avesse come sbocco la formazione di un nuovo governo di area centro-sinistra, ma guidato da una persona diversa da Renzi.

Scissione PD probabile

In realtà, quest’ultimo scenario appare difficile da immaginare, perché il premier, pur dimissionario, resterebbe segretario del PD e non avallerebbe alcun altro esecutivo. Pertanto, l’esito più probabile delle tensioni potrebbe essere quello della scissione a sinistra, già ventilata dalla Bindi e da tempo auspicata da Massimo D’Alema, che avrebbe forse la benedizione anche della Fiom di Maurizio Landini. Anche in questo caso, però, il rischio di restare emarginati nel panorama politico e di creare un ennesimo partitino ininfluente è elevato, specie perché Renzi ha dimostrato di sapere giocare con una spregiudicatezza senza eguali con due o tre forni, avvalendosi del supporto della destra, quando non ha il sostegno della sinistra. Dunque, l’Italicum sarà approvato come lo vuole il premier? E’ probabile che sia così, pur tra tanti mal di pancia e distinguo. Dalla sua, il governo ha un’opposizione liquefatta, con un Movimento 5 Stelle poco o per nulla incisivo sulle dinamiche politiche e parlamentari e un centro-destra allo stato terminale.   APPROFONDISCI – Berlusconi assolto sul caso Ruby torna in campo e il PPE lo benedice, cosa cambia da oggi?

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Argomenti: Politica