Italicum, ecco cosa rischia Renzi. E il popolo di sinistra si raccoglie sulla patrimoniale

Stasera l'Italicum sarà approvato in via definitiva dalla Camera, ma per il premier Matteo Renzi non è finita. Ecco tutti i rischi a cui va incontro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Stasera l'Italicum sarà approvato in via definitiva dalla Camera, ma per il premier Matteo Renzi non è finita. Ecco tutti i rischi a cui va incontro.

Entro stasera, l’Italicum sarà approvato definitivamente. La riforma elettorale riceverà il via libera generale della Camera dei Deputati, dopo avere superato i 3 voti di fiducia imposti dal governo Renzi sugli altrettanti articoli. Quasi certamente, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firmerà e la riforma diventerà legge. Ma pensare che sia stata messa la parola fine sulla legge elettorale sarebbe frettoloso. Più di un costituzionalista ha eccepito diversi punti, che potrebbero spingere la Consulta a bocciare l’Italicum, dopo avere fatto lo stesso con il Porcellum 16 mesi fa. Tra i dubbi, la sproporzione tra il premio di maggioranza del 55% dei seggi, assegnato potenzialmente anche a una lista che potrebbe ottenere un semplice 20-25% dei voti. Se è vero che la legge prevede un secondo turno di ballottaggio tra le prime due liste, se nessuna otterrà il 40% alle elezioni, resta il problema che con anche pochi voti si potrà ottenere in Parlamento una maggioranza in grado di eleggere tutti gli organi costituzionali. Insomma, come il PD oggi, che pur avendo ottenuto con il Porcellum appena il 25% nel 2013, controlla il Parlamento ed è stato in grado di eleggersi da solo il capo dello stato. Altro punto controverso: con capolista bloccati e le circoscrizioni più piccole, nei fatti oltre i due terzi dei parlamentati saranno eletti ugualmente senza preferenza. Le candidature plurime, poi, consentiranno ai non eletti in una circoscrizione di optare per quella in cui sarebbero eletti, nei fatti sminuendo il ruolo dell’elettore. APPROFONDISCI – Italicum: Renzi passa anche alla seconda fiducia, ma ecco cosa rischia da domani  

La tassa patrimoniale galvanizzerà il popolo di sinistra?

Vi immaginate cosa accadrebbe se nel giro di pochi mesi la Corte Costituzionale bocciasse anche solo parte di una legge elettorale voluta solo dal premier Matteo Renzi e dalla maggioranza del suo PD? L’isolamento a cui andrebbe incontro anche a livello istituzionale sarebbe maggiore e le contestazioni di ieri alla Festa dell’Unità di Bologna non dovrebbero essere sottovalutate. Il popolo della sinistra potrebbe sentirsi sempre meno rappresentato da questo governo, tanto che in un’intervista a Repubblica, il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha confermato la necessità di una sinistra nel paese, evocando per l’ennesima volta quella imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze, unica soluzione definita dalla stessa con efficacia immediata. La sinistra, quella che andrebbe da Maurizio Landini a Pierluigi Bersani, passando proprio per la Camusso, Massimo D’Alema e Pippo Civati, potrebbe così raccogliersi e ritrovarsi attorno a una proposta politica “forte”, di contrapposizione alla linea economia più liberale del governo Renzi, richiedendo la tassazione dei grandi patrimoni, in modo da galvanizzare il proprio elettorato.   APPROFONDISCI – Italicum, dramma scissione del PD. Ecco come e perché Renzi ha fregato la minoranza  

Elezioni regionali e il possibile “incidente” al Senato

Nello stesso momento, la mano tesa di Silvio Berlusconi al premier sulle riforme non ci sarebbe. Vuoi per il clima elettorale per le regionali, vuoi anche per la diffidenza tra i due dopo l’elezione del nuovo capo dello stato, il leader di Forza Italia non offrirebbe alcun aiuto a Renzi, confidando in un qualche “incidente” al Senato, dove i numeri della maggioranza sono meno certi e basterebbe un piccolo gruppo di dissidenti del PD per mandare sotto il governo. Infine, il capitolo elezioni regionali: se in Puglia sembra persa la battaglia del centro-destra contro il candidato PD, Michele Emiliano, diviso tra Adriana Poli Bortone (Forza Italia e Lega Nord) e Francesco Schittulli (Raffaello Fitto, Ncd e Fratelli d’Italia), il centro-sinistra rischia di soccombere in Liguria, dove ci sarebbe un testa a testa tra Raffaella Paita (PD) e Giovanni Toti (centro-destra), nonché in Veneto (Alessandra Moretti inseguirebbe a poca distanza l’uscente Luca Zaia) e in Campania (forse un testa a testa tra l’uscente “azzurro” Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca). Insomma, alla forza parlamentare di Renzi potrebbero iniziare ad emergere seri scricchiolii elettorali e la forzatura del premier sull’Italicum avrà avuto il solo effetto di renderlo il bersaglio unico del malcontento nel paese.   APPROFONDISCI – Elezioni regionali, ecco di cosa ha veramente paura Renzi    

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Argomenti: Politica