Italiani tartassati: in piena crisi, stangata l’80% della crescita

L'Italia è una repubblica fondata sulle tasse. In piena crisi economica, l'80% del maggiore pil nominale ha subito una stangata fiscale.

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L'Italia è una repubblica fondata sulle tasse. In piena crisi economica, l'80% del maggiore pil nominale ha subito una stangata fiscale.

Allarme stangata fiscale con il probabile aumento dell’IVA, che il governo Gentiloni sarebbe intenzionato a sbloccare almeno parzialmente dall’anno prossimo, quando farebbe scattare le clausole di salvaguardia, che prevedono l’innalzamento dell’aliquota massima dal 22% al 24% e quella intermedia dal 10% al 13%. Secondo Confesercenti, in un simile scenario (simulando l’aliquota intermedia al 13% e quella più bassa dal 4% al 5%), i consumi degli italiani si contrarrebbero di 8,2 miliardi (0,5% del pil), mentre l’effetto sul pil sarebbe negativo di 5 miliardi (-0,3%). E l’inflazione accelererebbe dello 0,7%, con 10.000 imprese a rischiare la chiusura. Se c’è una cosa di cui l’economia italiana non avrebbe bisogno, questa sarebbe una nuova raffica di tasse, dopo che in piena crisi ha subito un aggravio fiscale di ben quasi 65 miliardi di euro, circa il 4% del pil attuale.

E’ quanto emerge, analizzando i dati OCSE e confrontando gli ultimi disponibili e relativi al 2015 (il 2016 si è chiuso con un gettito fiscale ancora più alto dell’anno precedente) con quelli del 2007, ultimo anno prima della crisi. Dieci anni fa, tra tasse e contributi previdenziali, i contribuenti italiani (famiglie e imprese) pagavano poco meno di 600 miliardi di euro (598 miliardi), il 38,9% del pil di allora. Nel 2015, il conto era diventato più salato di 64 miliardi, salendo a 662 miliardi, il 41% del pil. (Leggi anche: Italiani tartassati: +238 miliardi di tasse in 20 anni)

Italiani tartassati per l’80% del maggiore pil dal 2007

Nel dettaglio, la tassazione sui consumi (IVA+accise) è passata da 162 a poco meno di 190 miliardi di euro; quella sui redditi delle persone fisiche o IRPEF da 164,3 a 183 miliardi; unico calo riscontrato per le imposte sugli utili delle imprese, il cui gettito è diminuito da oltre 48 miliardi a poco più di 33 miliardi di euro.

Boom per le entrate derivanti dalla tassazione degli immobili, salite di 14 miliardi a 45,1 miliardi. In crescita anche i contributi previdenziali versati dai lavoratori e i datori di lavoro di 19 miliardi a 211 miliardi (ma nel 2016 sono cresciuti ulteriormente a 216 miliardi).

Questi dati ci spiegano come mai la crisi dell’economia italiana si ostini a non lasciarci in pace. Dal 2007 ad oggi, il pil reale è diminuito di oltre il 7%, quello nominale è cresciuto di appena il 5%, mentre il gettito fiscale è aumentato di circa il 10,5%, il doppio della crescita nominale. In pratica, famiglie e imprese italiane pagano tasse a vario titolo per 64 miliardi in più, quando nello stesso arco di tempo considerato, il pil è aumentato meno di 80 miliardi, ma scomputando l’inflazione, dicevamo, risulta diminuito di oltre il 7%. In pratica, per ogni euro di pil in più, 80 centesimi sono andati in tasse. Vi chiedete ancora perché i consumi siano così bassi e gli investimenti delle imprese non ripartono? (Leggi anche: Tagliare le tasse, ma alzando l’IVA: il piano Gentiloni)

Non è rimasto niente da spremere

Il confronto con la situazione nel resto dell’area OCSE è impietoso. Il cuneo fiscale, ad esempio, ovvero la differenza tra quanto il datore di lavoro paga per un proprio dipendente e quanto quest’ultimo realmente percepisce in busta paga, è salito tra il 2007 e il 2015 in Italia dal 46,4% al 47,9%. Nel resto delle altre economie avanzate, è leggermente diminuito dal 36% al 35,9%, per cui abbiamo ampliato le distanze da 10 a 12 punti percentuali.

La stessa OCSE suggerisce all’Italia (evidentemente, non ha letto nemmeno i propri stessi dati) di spostare la tassazione su consumi e immobili per tagliare il cuneo fiscale, dimenticando che il nostro paese vanta un peso del fisco rispettivamente dello 0,8% e dell’1% in più del pil, rispetto alla media dell’area. I contribuenti italiani sono stati spremuti in ogni modo e chi non capisce che il limone sia rimasto senza succo è destinato a provocare nuove tragedie economiche. (Leggi anche: L’Europa ci chiede di aumentare IMU, IVA e accise, ma siamo già tartassati)

 

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