Italiani tartassati: +238 mld di tasse in 20 anni, ma i conti non tornano lo stesso

Boom di tasse in Italia tra il 1995 e il 2015, ma senza alcun beneficio apparente per i conti pubblici, data l'esplosione del debito.

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Boom di tasse in Italia tra il 1995 e il 2015, ma senza alcun beneficio apparente per i conti pubblici, data l'esplosione del debito.

Lo studio di Confcommercio-Cer conferma quanto ogni italiano già sa, guardandosi in tasca: negli ultimi 20 anni siamo stati letteralmente tartassati. Tra il 1995 e il 2015, infatti, i contribuenti del Belpaese hanno versato al Fisco 238 miliardi di tasse in più, passando da 258 a 496 miliardi. Una crescita del 92,4%, che supera decisamente quella del pil nominale, che nello stesso ventennio è stata del 65,2%. Di conseguenza, la pressione fiscale è cresciuta dal 40,3% al 43,7%. I dati diventano più interessanti, se vengono analizzati nel dettaglio. Scopriamo, ad esempio, che le tasse locali erano appena a 30 miliardi nel ’95, rappresentando appena il 3% del pil e l’11% dell’intera torta delle entrate tributarie. Ma lo scorso anno risultavano esplose a 103 miliardi, registrando un boom del 248%, attestandosi al 6,3% del pil e al 20,8% delle intere entrate. Solo tra il 2011 e il 2015, spiega lo studio, la tassazione sugli immobili è passata da 9,8 a 23,9 miliardi (+144%), mentre quella sui rifiuti è cresciuta del 50%. Insieme, quest’anno dovrebbero attestarsi a 27,8 miliardi, segnando un incremento dell’80% rispetto ai 15,4 del 2011. Quanto alle tasse nazionali, sono passate nell’arco dei 20 anni dai 228 ai 393 miliardi, crescendo del 72%. Nel complesso, il peso di queste entrate (nazionali + locali) era pari al 26,2% del pil nel ’95, ma è salito al 30,5% nel 2015. E nonostante tale aggravio per le tasche dei contribuente, lascia l’amaro in bocca scoprire che la super-tassazione a carico di famiglie e imprese italiane non abbia frenato la crescita del debito pubblico, che negli stessi 20 anni sopra citati è stata pari a 985 miliardi, pari al 100% del valore del pil del ‘95%. La riduzione del deficit, sceso dal 7,5% al 3% del pil tra il 1995 e il 2015, corrisponderebbe esattamente alle maggiori entrate fiscali, non a un solo centesimo di taglio della spesa pubblica.

E senza contare che nello stesso periodo, il costo del debito si è dimezzato al poco più del 4% dello scorso anno. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Italiani tartassati, ma il debito cresce sempre senza freni[/tweet_box]  

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