Italiani stressati e insicuri, tutta colpa dei salari bassi: la triste fotografia dell’Ocse

Il nuovo rapporto dell'Ocse scatta una penosa fotografia italiana sul lavoro.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Il nuovo rapporto dell'Ocse scatta una penosa fotografia italiana sul lavoro.

Italiani popolo di stressati. Colpa del lavoro, con un’occupazione che aumenta di poco, salari sempre più bassi e tanta insicurezza. E’ questa la triste fotografia italiana che l’Ocse, tramite il rapporto annuale Employment Outlook, ha scattato al nostro paese, che vanta la media peggiore dei paesi industrializzati. In sintesi la situazione occupazionale del nostro paese sarebbe anche migliorata ma a rilento rispetto agli altri paesi e tutto ciò non fa che aumentare il livello di povertà e insicurezza dovuto ad una situazione lavorativa sempre più stressante. Basti pensare che meno di 1 disoccupato su 10 riceve un sussidio di disoccupazione.

Insicurezza e povertà

L’Italia non brilla in nessun indicatore rilevato dall’Ocse, solo nella qualità del reddito da lavoro sembra fare un pò meglio. Secondo il rapporto sul lavoro dell’Ocse, la situazione del mercato italiano è leggermente migliorata, l’occupazione nella popolazione compresa tra 15 e 74 anni ha avuto uno scatto del +2,3%, avvicinandosi ai livelli pre crisi, un trend che secondo l’Ocse dovrebbe andare avanti anche per i prossimi 2 anni. All’inizio del 2018 il tasso di occupazione era superiore del 2% rispetto ai livelli pre-crisi, un tasso confermato anche dalla percentuale relativa alla fascia di età 20-64 anni, simile all’anno 2006.

Male anche per il divario uomo e donne

Sintetizzando la disoccupazione italiana sembra scesa ma rimane alta rispetto ad altri paesi. Ad influire la scarsa produttività causata dai lavoratori a basso reddito, contratti a tempo e part time non voluti che spiegano di fatto il calo dei salari. E si torna così al discorso iniziale, quello che scatena una forte insicurezza sul lavoro, l’Italia è quarta a tal proposito dopo dopo Grecia, Spagna e Turchia. Ad incidere i troppi contratti a termine che generano paura di rimanere senza lavoro e così il 30% della popolazione vive situazioni di stress e risorse limitate. Il raffronto è doveroso: in Norvegia questa percentuale tocca solo il 13,8% dei lavoratori, peggio di noi la Grecia. C’è poi la questione povertà, cresciuta negli ultimi anni: il 13,6% vive in contesti familiari con reddito inferiore al 50% del reddito medio. Non va meglio neppure per il divario uomo-donna (44% contro la media Ocse del 35,5%) e tutta la platea degli svantaggiati: anziani, stranieri, giovani, madri con figli, disabili parziali etc. 

“La povertà è aumentata: il 13,6% delle persone in età lavorativa vive in famiglie con un reddito inferiore al 50% del reddito medio. Erano il 10,7% nel 2006” ha sottolineato l’Ocese parlando anche dei sussidi di disoccupazione secondo cui  “meno di un disoccupato su dieci riceveva il sussidio di disoccupazione nel 2016, una delle percentuali più basse tra i Paesi Ue. Ciò deriva dalla combinazione di un’alta percentuale di disoccupati di lungo periodo e di una durata massima del sussidio relativamente bassa, l’Italia deve continuare a investire nelle politiche attive”.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia

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