Italiani popolo di risparmiatori, impauriti o in attesa delle grandi occasioni?

Gli italiani stanno spostando sempre più denaro sui conti bancari, per quale motivo? Ecco una possibile spiegazione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli italiani stanno spostando sempre più denaro sui conti bancari, per quale motivo? Ecco una possibile spiegazione.

Italiani popolo di santi, navigatori, poeti…e risparmiatori? I dati sulla ricchezza privata delle famiglie nel Bel Paese non lascerebbero dubbio alcuno, siamo e continuiamo ad essere virtuosi con le nostre finanze private. Risultiamo tra i meno indebitati nel mondo avanzato nel settore privato e i nostri patrimoni eccedono di 5 volte il pil, il doppio che in Germania. La capacità di risparmio in Italia è stata tipicamente elevata e negli anni Novanta si attestava a quasi il 20% del reddito, una percentuale inusitata nel resto delle altre grandi economie ricche del pianeta, escluso il Giappone. La propensione al risparmio in sé è positiva, perché da essa scaturisce la capacità delle imprese di attingere ad abbondanti risorse da prendere in prestito per investire. E senza investimenti non c’è crescita duratura. Dunque, se è vero che i risparmi deprimono la domanda attuale, traducendosi in consumi futuri e in sottrazione di risorse ai consumi presenti, essi costituiscono le premesse per una crescita autonoma dai capitali stranieri.

Mutui casa, tornano le surroghe e gli spread sul tasso fisso si azzerano 

Tuttavia, non è detto che risparmiare sia solo una virtù. Questo atteggiamento risente a volte anche della necessità di accantonare parte del reddito, come nel caso di quelle famiglie consapevoli di non potere fare affidamento sulle banche per comprare casa, a causa di condizioni socio-economiche e patrimoniali non sufficienti a garantire i creditori. In effetti, quando le famiglie italiane erano le formiche d’Europa, i mutui concessi dalle banche si misuravano con il contagocce e le stesse richieste erano basse, vuoi per gli alti interessi richiesti, vuoi anche per la scarsa propensione a prestare denaro da parte del sistema nazionale. La musica cambia intorno alla metà degli anni Novanta, quando la marcia di avvicinamento all’euro fa crollare i tassi e crea le condizioni per vivacizzare il mercato dei mutui.

Lo scorso anno, il tasso di risparmio delle famiglie italiane si attestava al 9,7% del reddito, meno della media dell’Eurozona al 12%. Naturale che sia così. Nell’ultimo decennio, l’Italia ha perso 5 punti e mezzo di pil, mentre il resto dell’area è complessivamente cresciuto. Molte famiglie hanno dovuto intaccare almeno parte dei risparmi accumulati nel corso degli anni o persino nei decenni precedenti per fare fronte alle impellenze quotidiane, avendo perso una fonte di reddito stabile. Tuttavia, guardando ai dati non sembra che vi sia una crisi del risparmio nel nostro Paese, anzi. Negli ultimi due anni al settembre scorso, la raccolta bancaria risulta essere salita di 31 miliardi di euro a 1.723,6 miliardi, il 40% dell’intera ricchezza finanziaria stimata al settembre 2017. Rispetto al mese di aprile, l’ultimo prima dell’avvento del governo Conte, si ha una sostanziale stabilità, registrandosi solo un lieve calo di 700 milioni. Dunque, ad oggi nessuna corsa agli sportelli per spostare i conti all’estero sarebbe avvenuta.

Famiglie sempre più liquide

Interessante la composizione della raccolta bancaria: i depositi nel biennio sono cresciuti di quasi 130 miliardi, mentre le obbligazioni bancarie si sono ridotte di quasi 100 miliardi. Queste ultime sono rimaste certamente vittime dei timori legati al “bail-in”, nonché alle vicissitudini delle crisi di istituti come MPS, le due venete e le quattro minori poste in risoluzione in questi anni. Nel complesso, però, si ha che gli italiani si starebbero spostando su strumenti sempre più prontamente liquidi. Come mai? Questo atteggiamento risentirebbe di diverse dinamiche. Anzitutto, vi sarebbe il timore per le condizioni della nostra economia. La ripresa sin dal 2015 c’è stata, ma molto lenta e spesso impercettibile, se è vero che ancora 2,6 milioni di persone nel nostro Paese restano in cerca di lavoro. Non aiutano le tensioni finanziarie di questi mesi, le quali non fanno presagire alcunché di positivo per l’economia nei prossimi mesi.

Il fenomeno potrebbe avere anche altre cause. Una famiglia decide di tenersi liquida o per disporre di contante necessario per eventuali fasi avverse o per approfittare di occasioni di acquisto/investimento. E considerate un dato: nel decennio passato, i prezzi medi delle case in Italia sono diminuiti di circa un quarto e ancora continuano a diminuire, seppure a un ritmo meno accentuato, unico caso tra i grandi mercati immobiliari avanzati. Dunque, è probabile che molte famiglie stiano disinvestendo dal mercato obbligazionario e spostando risorse sui conti bancari per sfruttare l’andamento favorevole di assets come gli immobili, che tra prezzi calanti e tassi dei mutui ancora bassissimi fanno molta gola a chi dispone di almeno un congruo anticipo per provvedere all’acquisto. Il trend potrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi proprio a seguito della crisi dello spread, che colpendo gli assets finanziari, spinge i piccoli investitori ad uscire dai relativi mercati per ripararsi in beni percepiti come più “sicuri”, specie sulle voci di una possibile patrimoniale o di un prelievo forzoso sui conti. Se è vero che a rischiare una ulteriore stangata fiscale sarebbero pure gli immobili, altra cosa sarebbe il rischio di perdere parte dei risparmi, magari a seguito di un collasso del sistema bancario, scenario certamente remoto, ma che colpisce l’immaginario collettivo. Se così fosse, la lievitazione dei depositi bancari sarebbe solo propedeutica a una riscoperta di uno dei beni più amati dagli italiani: la casa.

Patrimoniale del 20% sulla ricchezza degli italiani?

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia