Italiani diffidenti verso le banche. Uno su quattro non ha depositi

Secondo uno studio della Cgia di Mestre, 15 milioni di cittadini non hanno un conto corrente, un record a livello europeo. Colpa dei costi eccessivi, delle abitudini del passato o c’è dell’altro?

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Secondo uno studio della Cgia di Mestre, 15 milioni di cittadini non hanno un conto corrente, un record a livello europeo. Colpa dei costi eccessivi, delle abitudini del passato o c’è dell’altro?

Un italiano su quattro non lascia i soldi in banca. Certo, con l’aria che tira ci vuole un bel coraggio, verrebbe da dire. E il problema sembra tipicamente dell’Italia che paradossalmente vede una presenza di istituti di credito per abitante sul territorio superiore a qualsiasi stato europeo e una concentrazione di ricchezza personale che supera quella delle ricca e industrializzata Germania. Ma, tant’è e, dati alla mano, nel nostro paese ci sono 15 milioni di persone che non lasciano i propri risparmi in banca.

 

Alla base di tutto, ci sono costi bancari eccessivi e scarsa scolarizzazione

 

A rivelarlo è una elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre (basato su dati della Commissione europea che ha monitorato quanti cittadini europei con più di 15 anni di età non dispongono di un contro corrente bancario) secondo la quale a livello europeo nessun altro Paese può contare un numero così elevato di cittadini che non possiede un contro corrente in un istituto di credito. Si tratta di un vero e proprio primato che ci fornisce un quadro non necessariamente negativo e che, non può fare a meno che indurci a riflettere sui motivi per i quali c’è disaffezione verso le banche. “Questo record europeo – spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca”. A questo principale aspetto bisogna aggiungere i costi di tenuta di conto corrente in Italia che l’Unione Europea ha classificato come “eccessivamente onerosi” rispetto alla media dei paesi dell’eurozona, oltre alle imposte di bollo che non tutti sono disposti a pagare per avere un conto corrente bancario o postale. Un problema già noto da tempo e che purtroppo non è mai stato risolto con decisione. All’Italia, con quasi 15 milioni di persone senza un conto (pari al 29% degli italiani over 15) seguono paesi come la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% dei romeni over 15 ) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30%). Il divario con i Paesi nostri omologhi è abissale. In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti ‘unbanked’ sono in entrambi i Paesi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, invece, la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone (pari al 2%).

 

Ogni cittadino che possiede un conto in banca si sente spiato

 

spiati

Ma la mancanza di fiducia verso le banche si è andata acuendo con la crisi finanziaria e in particolare per colpa della politica di lotta all’evasione fiscale fortemente voluta dal governo Monti che ha di fatto demolito il segreto bancario. Da quest’anno, infatti, tutti i rapporti bancari sono aperti all’occhio vigile dell’Agenzia delle Entrate che, in questo modo, può analizzare e valutare, non solo le spese ingiustificate, ma anche lo stile di vita e le abitudini di ciascun contribuente. Ogni cittadino che possiede un conto in banca o alle poste si sente quindi spiato. Per questo motivo – secondo Cgia – in Italia è ancora molto praticato il pagamento in contanti e moltissimi pensionati preferiscono tenere i propri soldi nei libretti di risparmio postale o utilizzare in misura maggiore, rispetto ai cittadini di qualsiasi altro Paese dell’Ue, il conto corrente di un familiare. Non solo, da un paio di anni a questa parte si è incrementata anche la chiusura di conti correnti italiani e l’apertura di conti all’estero, proprio per evitare che l’occhio indiscreto del fisco vada a vedere come e quando si spendono i propri soldi, ma anche nel timore che prima o poi lo Stato italiano possa effettuare un prelievo forzoso sui risparmi affidati alle banche. Del resto, è già successo.

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