Italia umiliata dal Portogallo, le ragioni per cui l’Europa premia Lisbona

L'Italia non ha nemmeno corso per la presidenza dell'Eurogruppo, priva di alleati e scarsa di risultati. E il Portogallo ci ha incredibilmente stracciati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia non ha nemmeno corso per la presidenza dell'Eurogruppo, priva di alleati e scarsa di risultati. E il Portogallo ci ha incredibilmente stracciati.

Sarà Mario Centeno il prossimo presidente dell’Eurogruppo, il consesso che riunisce a Bruxelles i 19 ministri delle Finanze dell’Eurozona. Da gennaio, egli sostituirà l’olandese Jeroen Dijsselbloem, che dopo la batosta incassata nel marzo scorso alle elezioni politiche dal suo Partito Laburista, ha deciso di ritirarsi a vita privata. Portoghese, 50 anni, economista e da due anni ministro delle Finanze nel governo “rosso-rosso” di Antonio Costa, l’uomo ha sconfitto Pierre Gramegna del Lussemburgo al secondo turno, dopo che si erano ritirati lo slovacco Peter Kazimir e la lettone Dana Reizniece-Ozola, entrambi benvoluti dalla Germania. Esponente anch’egli di sinistra, a differenza di Dijsselbloem propugna politiche fiscali espansive, anche se ha promesso che da presidente dell’Eurogruppo resterà obiettivo e punterà a intavolare le discussioni su studi e analisi indipendenti, in ciò evidenziando il suo carattere accademico.

Quando alla fine del 2015 arrivò al governo, Centeno era semi-sconosciuto persino in patria e alcuni analisti lo accostarono all’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, per le sue posizioni anti-austerità. Ma in pochi mesi, sconfessò tale paragone e l’economia lusitana oggi segnala miglioramenti insperati fino a qualche anno addietro. Nonostante il governo Costa abbia smontato alcune delle misure di “eccessiva austerità” introdotte dal precedente governo conservatore di Pedro Passos-Coelho, ne ha sostanzialmente mantenuto l’impianto, così come le riforme varate dal 2011 al 2015 non sono state grosso modo toccate. I risultati non mancano: disoccupazione scesa all’8,8%, sotto la media dell’Eurozona, deficit fiscale ai minimi da 40 anni, uscita di Lisbona dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo e crescita economica in accelerazione a quasi il 3% annuo nei primi tre trimestri di quest’anno.

Centeno sarà il primo esponente del Sud Europa a presiedere l’Eurogruppo. La carica spettava a un socialista per le logiche con le quali vengono ripartite le posizioni all’interno della UE tra le principali famiglie politiche. L’italiano Pier Carlo Padoan sperava di potere concorrere per l’ambita poltrona, che negli ultimi anni ha acquisito un’importanza sempre più evidente per le tematiche affrontate nel corso delle riunioni dei ministri finanziari. Tuttavia, le sue probabilità erano apparse subito scarse (leggi qui: Niente Eurogruppo per Padoan) e il fatto che al suo posto sia stato preferito persino il rappresentante di un paese sottoposto per quattro anni a un bailout la dice lunga sulla considerazione che Roma riscuote tra gli alleati europei.

Premiato il miracolo portoghese

Lisbona è sprofondata in una crisi del debito profonda nel 2011, dovendo chiedere assistenza finanziaria alla Troika (UE, BCE e FMI), così come la Grecia e l’Irlanda. A differenza di Atene e similmente a Dublino, però, il paese si è mostrato capace di riformarsi e di risanare velocemente le sue casse statali, tanto che oggi risultano tra le più solide dell’area e già da tre anni il governo lusitano è tornato a rifinanziarsi sui mercati finanziari. Non fosse stato per le banche e i conseguenti salvataggi a carico dello stato, già due anni prima il Portogallo sarebbe riuscito a tagliare il deficit sotto il tetto massimo del 3% rispetto al pil.

Le testate internazionali parlano spesso di “miracolo portoghese”, espressione che non può certo essere utilizzata per l’Italia, che pur essendo riuscita a fatica a muovere i primi passi per uscire dalla sua più lunga e dura recessione dal Secondo Dopoguerra, ancora oggi tende a crescere meno della media dell’Eurozona, segnalando una disoccupazione più alta e conti pubblici non solidi. Senza il sostegno della BCE, il nostro deficit oggi eccederebbe nettamente il 3%. Lo stesso mercato ne ha preso atto e i decennali portoghesi rendono adesso l’1,88% contro l’1,71% degli omologhi BTp. A inizio anno, i primi offrivano oltre il 2,10% in più dei nostri decennali, oggi appena lo 0,17% in più. (Leggi anche: Il Portogallo si lascia la crisi alle spalle e il premier Costa ne raccoglie i frutti)

Italia esce umiliata, per colpa sua

C’è tanta umiliazione per l’Italia nell’elezione di Centeno a capo dell’Eurogruppo, che suona come una premiazione degli sforzi compiuti da un paese reietto sui mercati fino a qualche anno fa e che in poco tempo è riuscito non solo a risalire la china, ma anche senza un duro confronto con Bruxelles, senza isterismi populisti e senza che nel paese si siano affacciati movimenti euro-scettici. Se è vero che proprio il governo socialista di Costa si è formato in Parlamento proprio unendo le forze più marcatamente anti-austerity, esso ha dimostrato di non cedere alla demagogia e di non volere impostare alcun rapporto muscolare con la UE. In più, Costa è l’unico premier di sinistra nell’area a risultare popolare tra i suoi elettori, tanto da avere vinto nettamente le elezioni amministrative di poche settimane fa. L’esatto contrario dell’esperienza italiana, dove persino i governi “europeisti” che si sono succeduti negli ultimi anni hanno usato toni spesso duri con Bruxelles, a fronte di risultati esibiti palesemente scarsi e di consensi calanti.

La sconfitta del governo italiano, che non ha avuto nemmeno il coraggio di presentare un suo uomo per non vederselo bocciare praticamente da tutti gli alleati, è netta e innegabile, anche se non riguarda l’esecutivo Gentiloni in sé, ma il sistema politico nel suo complesso, incapace di riformare e riformarsi e di fare uscire la nostra economia dal guado e dalla logica delle mance elettorali e delle misure una tantum. L’Italia è stata umiliata e stavolta non per il mal volere della UE, quando per dati oggettivi. Se il Portogallo può vantare la presidenza dei ministri finanziari e noi no, sarà certamente per tanti altri fattori di cui vi abbiamo spiegato in articoli precedenti, ma anche per la presa d’atto che Roma non meriterebbe di essere premiata, quando ad oggi continuerebbe a rappresentare il fattore di maggiore vulnerabilità di tutta l’area. (Leggi anche: La ripresa italiana si rafforza, purché Draghi non tagli i tassi fino a fine mandato)

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi economica Italia, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia, Troika

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