Italia risucchiata dalla Grecia, spread segna un solco pure con Spagna e Portogallo

Tornato l'allarme spread, ma non solo rispetto alla Germania. I nostri BTp rendono sempre più anche in rapporto a Spagna e Portogallo. Il mercato sta scontando l'uscita dall'euro?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tornato l'allarme spread, ma non solo rispetto alla Germania. I nostri BTp rendono sempre più anche in rapporto a Spagna e Portogallo. Il mercato sta scontando l'uscita dall'euro?

I mercati risuonano l’allarme spread per l’Italia, se è vero che il differenziale di rendimento tra i nostri bond e quelli “benchmark” tedeschi si è allargato ormai stabilmente a 280 punti base per la scadenza decennale. Un BTp a 10 anni rendeva in chiusura di seduta ieri il 3,12% contro l’appena 0,32% offerto dal Bund. In realtà, l’aspetto che stupisce negativamente non è tanto questo, quanto il fatto che i nostri rendimenti si stiano distanziando sempre più persino dal resto della periferia dell’Eurozona. Prendiamo un Bonos a 10 anni: ieri, rendeva l’1,47%, ben l’1,65% in meno. Mai dal dicembre 2011 i titoli spagnoli per questa scadenza avevano reso così meno dei nostri. E se in un certo senso ci eravamo abituati a soccombere con Madrid, da alcuni mesi è emerso nitidamente che siamo stati superati anche dal Portogallo, paese sottoposto all’assistenza finanziaria della Troika tra il 2011 e il 2014. Ebbene, i bond lusitani a 10 anni rendono solo l’1,85%, cioè l’1,27% in meno rispetto ai nostri.

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Se si guarda alla scadenza biennale, le distanze con gli altri paesi ci appaiono ancora più imbarazzanti. I nostri BTp sono gli unici bond, all’infuori della Grecia, a offrire un rendimento positivo. I Bund viaggiano ancora sul -0,63%, i Bonos sul -0,29%, i bond del Portogallo al -0,13%, mentre i nostri titoli sono all’1,29%. E la Grecia, devastata da un decennio di crisi, indebitata al 175% del suo pil, sottoposta a tre salvataggi della Troika e che ha dovuto ristrutturare il suo debito pubblico in mano ai creditori privati con un taglio di 107 miliardi di euro, offre qualche punto più di noi, ossia l’1,34%.

Sul tratto decennale, i titoli ellenici rendono 125 punti base in più, cioè tra Atene e Roma si ha un differenziale nettamente più basso di quello che esiste tra Roma e Madrid. Insomma, siamo stati risucchiati dalla Grecia. E dire che il banco di prova per l’Italia vi sarà al ritorno dalle vacanze estive, quando il governo Conte dovrà redigere e presentare la legge di Stabilità per il 2019. In quella sede, i mercati cercheranno di capire se i vincoli di bilancio verranno rispettati e quali misure verranno attuate nell’ambito economico. Bisognerà dare il massimo per mettere insieme le istanze elettorali dei due partiti della maggioranza (Lega e Movimento 5 Stelle) con la necessità di guadagnarsi la fiducia dei mercati, specie considerando che dal prossimo mese la BCE dimezzerà gli acquisti dei bond e dal gennaio prossimo li azzererà, esponendoci quasi totalmente ai soli umori degli investitori privati.

Maggiore rischio default e scenario “Italexit”

Per il momento, il panorama appare desolante. Il mercato sarebbe disposto a comprarsi i nostri bond solo godendo di un premio del 28% nell’arco di 10 anni rispetto alla Germania, del 16-17% rispetto alla Spagna e del 13% rispetto al Portogallo. Per i biennali, lo scarto richiestoci è del 3,2% contro la Spagna, del 2,8% contro il Portogallo e del 3,8% contro la Germania. Questo premio capta il più alto rischio default percepito per un investimento nel debito sovrano tricolore, ma forse anche le più elevate probabilità di uscita dall’euro. Proprio il combinato tra i due rischi ci spinge a ritenere che siamo ben lungi dall’avere toccato il fondo.

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Immaginiamo che davvero il mercato iniziasse a scontare l’ipotesi di una “Italexit”. A quel punto, anche senza volere mettere in conto un default, ragionerebbero su quanto varrebbe in lire i nostri BTp. Quel +28% in 10 anni rispetto alla Germania sarebbe fin troppo poco. Probabile che tale percentuale non capterebbe nemmeno il deprezzamento della nostra moneta rispetto all’euro-marco. A ciò bisognerebbe aggiungere il rischio di default o ristrutturazione del debito, per cui non sarebbe assurdo immaginare che lo spread praticamente raddoppi, portandosi ai livelli record in era euro del 2011-2012. Resta semmai la curiosità di vedere cosa accadrebbe ai bond di paesi come Spagna e Portogallo, dato che un’uscita dell’Italia dall’euro farebbe saltare un po’ tutta l’unione monetaria, colpendo subito proprio la periferia. Infine, in un simile scenario dovremmo mettere in conto un’esplosione dei rendimenti a più breve scadenza, essendo questi i titoli maggiormente investiti dal rischio cambio. Nel lungo periodo, infatti, ci si augura che l’Italia riesca almeno a stabilizzarsi prima e a risalire dopo sui mercati valutari, magari giovandosi di una moneta aderente ai propri fondamentali economici.

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Argomenti: bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond, Spread

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