Italia prima per tasse, ultima per crescita. E rischia la recessione con il Coronavirus

La stagnazione dell'economia italiana prosegue e il virus cinese potrebbe trasformarla in vera recessione. Siamo primi in Europa per pressione fiscale sulle imprese, tagliare le tasse è diventata un'emergenza.

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La stagnazione dell'economia italiana prosegue e il virus cinese potrebbe trasformarla in vera recessione. Siamo primi in Europa per pressione fiscale sulle imprese, tagliare le tasse è diventata un'emergenza.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, rievocando una famosa citazione di Antoine de Saint-Exupery. E basterebbe guardare due grafici per capire quale sia l’origine di tutti i mali per l’economia italiana. Uno è la tabella delle previsioni sulla crescita del pil nel 2020 della Commissione europea per gli stati UE. L’Italia chiude la classifica con un pallidissimo +0,3%, che arriva dopo il +0,2% probabilmente segnato nel 2019 e con la stessa Bruxelles a prevedere per l’anno prossimo un’accelerazione solamente al +0,6%. Questo, mentre ancora il pil italiano resta di oltre il 4% inferiore ai livelli reali del 2007, unico caso tra le grandi economie mondiali.

In media, l’Eurozona è attesa in crescita dell’1,4% quest’anno; non un dato esaltante, ma pur sempre di oltre l’1% in più dei ritmi italiani. Certo, in penultima posizione troviamo la Germania, ex aequo con la Francia al +1,1%, ma il pil di entrambe le due economie è cresciuto a doppia cifra dal 2007 e, in ogni caso, continua a sovrastarci. Malta primeggia con il +4%, seguita dal +3,8% della Romania e dal +3,6% dell’Irlanda.

L’Italia ha già bruciato un’intera generazione e altri 20 anni di crescita economica

Tasse su imprese al top

Un’altra classifica, invece, ci vede ai vertici: quella sulla pressione fiscale a carico delle imprese (utili, lavoro e altre tasse). In questo caso, stacchiamo tutti con il 64,8% degli utili, seguiti dal 62,7% della Francia e dal 58,4% del Belgio. Ultima nella classifica parziale che ha ad oggetto la UE, troviamo la Danimarca con il 24,5%. La media europea risulta del 40,6%. Le due tabelle potrebbero apparire sconnesse tra di loro, mentre sono perfettamente l’una la risposta all’altra: l’Italia non cresce, perché stanga eccessivamente chi produce.

Il mantra politico degli ultimi decenni nel nostro Paese è diventato la lotta all’evasione fiscale, ignorando i principi elementari dell’economia, per cui la più efficace forma di contrasto al mancato pagamento delle tasse consiste nel tenerle basse. Invece, anziché risanare i conti pubblici con un piano lungimirante di abbattimento della spesa pubblica, i governi degli ultimi quasi 30 anni si sono intestarditi essenzialmente nell’aumentare le aliquote e hanno finito per azzerare la crescita.

La recessione in Italia c’è già, serve solo il taglio delle tasse

Economia italiano contagiata dal Coronavirus

Lo stato di salute della nostra economia è così flebile, che basta un venticello per farla traballare. Secondo Nomura, l’Italia rischia la recessione quest’anno per gli effetti del Coronavirus. Tre gli scenari simulati: che lo stop alla produzione in Cina duri fino a fine mese; che si estenda fino alla fine di aprile e, infine, che resti tale fino all’autunno prossimo. A seconda della gravità dello scenario, il pil italiano viene stimato in calo rispettivamente dello 0,1%, 0,2% e, addirittura, 0,9% nell’intero 2020. Sarebbe molto preoccupante se accadesse, non fosse che per l’incapacità ad oggi di essere usciti dalla crisi finanziaria ed economica esplosa ormai nel lontano 2008, 12 anni fa.

Se fosse recessione, sarebbe la quarta volta in una dozzina di anni, fin troppi per negare l’evidenza, vale a dire che siamo entrati in una lunga spirale depressiva, caratterizzata da domanda interna stagnante e dipendenza totale dalle esportazioni, ossia dalla congiuntura internazionale, con una leva fiscale sostanzialmente inesistente per assenza di margini. Mentre la Bundesbank può permettersi di chiedere al governo di Berlino di aumentare la spesa pubblica per sostenere l’economia tedesca in questa fase congiunturale difficile, a Roma questi discorsi non possono nemmeno essere ipotizzati.

Quel taglio delle tasse così indispensabile si conferma un sogno, non riuscendo mai nessun governo a finanziarlo con coperture adeguate e alimentate da un piano di risparmi pluriennali. La fragilità politica è conseguenza di quella economica e viceversa.

La luce in fondo al tunnel non s’intravede e nemmeno con tassi di mercato azzerati stiamo riuscendo a fermare la corsa del debito pubblico, la cui sostenibilità nel lungo periodo è messa in dubbio ormai praticamente da tutti.

Deficit su, crescita giù e il debito pubblico dell’Italia esploderà

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