Italia paese sempre più vecchio: quali rischi per il mercato del lavoro?

Entro il 2040 ci saranno 18,8 milioni di cittadini con 65 anni, quali conseguenze per il mercato del lavoro?

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Entro il 2040 ci saranno 18,8 milioni di cittadini con 65 anni, quali conseguenze per il mercato del lavoro?

L’Italia è un paese sempre più vecchio. Entro il 2040 ci saranno 18,8 milioni di cittadini con 65 anni in base ai dati Istat, almeno 5 milioni in più di oggi mentre si ridurrà il numero di cittadini in età da lavoro, tra 15 e 64 anni.

Più over 65

La motivazione va sicuramente cercata nella transizione demografica, un trend che secondo il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, non riguarda solo il nostro paese ma anche il resto d’Europa anche se in Italia le percentuali sembrano più importanti. A pesare anche l’invecchiamento dei baby boomers e la conseguente spesa previdenziale.

Come riporta Il Sole 24 Ore il fenomeno va spiegato guardando a due indici: l’ageing index ossia il rapporto percentuale tra over 65 e under 15 e l’indice di dipendenza strutturale ossia la popolazione in età da lavoro e quella non da lavoro. Tra qualche anno insomma il rischio è un aumento degli over 65 contro quella fascia di popolazione in età da lavoro.

Il futuro del mercato del lavoro

Ad oggi gli occupati tra 15 e 34 anni sono 5 milioni e 77mila mentre 20 anni fa erano 7,6 milioni, al contrario nel 2008 i lavoratori tra 55 e 64 anni erano 2,4 milioni, oggi sono 4,3 milioni, sicuramente colpa dell’aumento dell’età pensionabile. Secondo Claudio Lucifora Economia del lavoro all’Università Cattolica di Milano,Con la legge Fornero e il Jobs act la fascia d’età degli over 55 è rimasta più a lungo al lavoro e più difficilmente licenziabile. Ora Quota 100 impedisce di andare in pensione e continuare a lavorare. Ma con l’aspettativa di vita stabilmente sopra gli 80 anni il tema dovrebbe essere quello dell’invecchiamento attivo”.

Tra 20 anni insomma il rischio è l’aumento della popolazione anziana contro quella in età da lavoro, secondo Bankitalia questo potrebbe causare danni gravi alla crescita economica.

Vengono così suggerite delle possibili strade da intraprendere ossia aumentare la partecipazione delle donne al lavoro, rafforzare i livelli di istruzione e allungare gli anni di vita lavorativa, senza tralasciare il sostegno alla natalità e politiche attive per le famiglie.

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