Italia paese sempre più vecchio: il quadro demografico e perché rischia la crescita economica

L'Italia è un paese di ottantenni, molti più anziani che bambini e a rischiare è la crescita economica.

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L'Italia è un paese di ottantenni, molti più anziani che bambini e a rischiare è la crescita economica.

L’Italia paesi di anziani. Almeno secondo i dati Istat su “Natalità e fecondità della popolazione residente” in base ai quali, nel 2017, i nuovi nati registrati sono stati 458.151 contro 482 mila di ottantenni presenti. Insomma, ci sono più senior che bambini, un numero molto basso: si parla di cifra più bassa dall’Unità d’Italia in poi e in particolare dal 2013 in poi, quando di anno in anno i numeri sembrano andare sempre più al ribasso.

Aumento squilibrio strutturale della popolazione

Secondo i dati Istat è aumentato anche lo squilibrio strutturale della popolazione con il numero dei nuovi nati inferiore a quello degli ottantenni e ancora, il numero di bambini nati nel 2017 sono risultati meno della metà dei bambini nati nel 1965. All’epoca il numero di figli era di 2,7 per famiglia mentre oggi si è abbassato a 1,3. Secondo i dati Eurostat il nostro paese è anche quello con gli squilibri demografici peggiori all’interno dell’Unione europea. Peggio di noi solo la Grecia, malino anche Portogallo e Germania mentre tra i paesi in cui lo squilibrio è molto minore ci sono l’Irlanda, Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca, Svezia e Gran Bretagna.

A fare chiarezza su questi dati che mostrano un’Italia sempre più vecchia e con parecchi problemi economici sono Corrado Bonifazi e Angela Paparusso, dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr, su Neodemos.info: “tra il 2015 e il 2035 la popolazione in età lavorativa diminuirà in Europa di 49,3 milioni con le migrazioni e di 64,9 senza migrazioni: in termini relativi si tratta di un calo, nelle due ipotesi, del 10,8 e del 14,2%. In Italia a rendere ancora più preoccupante la situazione è la diminuzione delle donne in età feconda (15-49 anni), scese di circa 900mila unità tra il 2008 e il 2017”.

In Italia, insomma, il problema riguarda la diminuzione delle donne in età feconda, un problema per le future nuove generazioni e per il sistema finanziario e di sistema di welfare. In contemporanea aumentano gli anziani.

A frenare la crescita economica

Secondo Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano: “Se qualsiasi bene economico prodotto nel nostro Paese subisse un crollo, quello che al più si rischia è perdere un settore economico strategico ma se si azzerano è però tutto il Paese, non solo qualche settore produttivo, che chiude”. In poche parole diminuendo le nascite e di conseguenza le nuove generazioni non solo si allargano gli squilibri ma si frena la crescita economica. Il problema può essere ricondotto anche al mondo del lavoro femminile; molte donne oggigiorno lavorano, molte devono rinunciare ai figli per la carriera o per la mancanza di un sistema o politiche ad hoc, altre non riescono ad entrare nel mondo del lavoro o far conciliare carriera e famiglia. Un handicap tutto italiano che porta ad uno squilibrio importante.

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