Italia nell’euro, non solo crisi: nel 2005 distanze minime con la Germania

L'Italia nell'euro non è stata solo storia di crisi dell'economia. Nel 2005, le distanze con la Germania toccarono il punto più basso, mentre nel 2010 si minimizzarono quelle sul debito.

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L'Italia nell'euro non è stata solo storia di crisi dell'economia. Nel 2005, le distanze con la Germania toccarono il punto più basso, mentre nel 2010 si minimizzarono quelle sul debito.

L’Italia e l’euro non sembrano proprio la storia di un matrimonio di successo. Tenuto conto dell’inflazione, il pil pro-capite nel nostro Paese risulta diminuito di circa il 6% nell’ultimo ventennio, cioè da quando siamo entrati formalmente a far parte della moneta unica. Basterebbe questo solo dato per spiegare la ragione di tanta frustrazione di milioni di cittadini italiani.

A titolo di confronto, i tedeschi risultano nello stesso arco di tempo avere incrementato il loro pil pro-capite reale del 30%. E dire che si considerino quasi in gabbia nell’euro. Tuttavia, gli stessi dati andrebbero analizzati lungo tutto il ventennio e non solamente rapportandoli oggi con quelli di fine anni Novanta. Ne esce fuori un racconto un po’ diverso di quanto andiamo spesso propinandoci.

L’Italia nell’euro ha perso 220 miliardi all’anno, la Germania ne ha guadagnati 100

Era il 1999 e la Germania entrava nell’euro con un pil del 76% più grande di quello italiano. Negli anni successivi, le distanze si riducono, arrivando a un minimo di nemmeno il 55% nel 2005. Rapportando il pil alla popolazione e ottenendo il suo valore pro-capite, otteniamo che un tedesco fosse mediamente del 23% più ricco di un italiano nel 1999, ma nel 2005 già lo era per appena il 10,5%, meno della metà. Mai le distanze tra Italia e Germania erano state così basse. Si consideri che alla fine degli anni Ottanta, percepito da molti come un decennio di boom economico per il nostro Paese, il rapporto tra pil pro-capite tedesco e quello italiano risultava superiore a 1,50.

Il 2005, forse non a caso, è l’anno in cui lo spread BTp-Bund a 10 anni tocca il minimo in era euro ad appena 20 punti base alla fine di agosto. Non si tratta in assoluto del minimo storico, perché in pochi sapranno che dal Secondo Dopoguerra e fino agli anni Cinquanta, i rendimenti sovrani italiani risultarono a lungo inferiori a quelli tedeschi, ovvero i nostri BTp sfoggiavano uno spread negativo, erano come i Bund di oggi. Certo, non è che l’Italia andasse bene con l’ingresso nell’euro, semmai fu la Germania ad andare male fino al 2007, tanto da essere definita “il malato d’Europa”.

Ad ogni modo, il confronto con la prima economia europea non ci penalizzava, anzi in pochi anni ci eravamo avvicinati prepotentemente ai livelli di ricchezza tedeschi.

I vantaggi dell’euro sepolti dalla crisi

Poi, il buio. Nel 2008 arriva la dura crisi finanziaria mondiale, che si trasforma in un batter d’occhio in economica. L’Italia sembra cavarsela inizialmente un po’ meglio delle altre grandi economie, non avendo banche da salvare e alcuna bolla immobiliare esplosa. Tuttavia, la crisi di fiducia nell’euro ci travolgerà ben presto con il boom dello spread del 2011, che segna lo spartiacque tra gli anni relativamente sereni del Bel Paese nell’unione monetaria e la fase più tormentata della nostra storia recente in ambito economico, politico, finanziario e sociale. Le distanze tra Italia e Germania tornano ad ampliarsi, superando di gran lunga i livelli di fine anni Novanta. Il rapporto tra i due pil s’impenna a 1,93 nel 2018, quello tra i pil pro-capite a 1,41. Per capire come sia stato possibile, si consideri che dal 2007 al dicembre scorso, l’Italia risulta avere perduto 4,5 punti di pil reale, la Germania averne guadagnati circa 13.

Il ritorno dell’Italia alla lira e la bufala della Germania spaventata dalla nostra uscita dall’euro

E il debito pubblico? Nel 1999, quello a carico di ogni abitante in Italia si attestava a 1,50 volte in Germania. Nel 2010, a crisi già esplosa e alla vigilia del terribile biennio 2011-’12, si era portato ai minimi, ossia a 1,20. Lo scorso anno, era già risalito a 1,53, cancellando oltre un decennio di relativi miglioramenti. E se mediamente un tedesco risulta solo di un paio di punti più indebitato rispetto al proprio reddito di 20 anni fa, un italiano è stato nel frattempo oberato di un maggiore debito per quasi il 25%.

Cosa vogliamo dire? L’euro per quasi il primo decennio aveva ridotto e non ampliato le distanze tra nord e sud in Europa.

I problemi sono arrivati con la crisi del 2008, in conseguenza della mancata fiducia che la moneta unica ha riscosso sui mercati per via della percepita incompletezza dell’area, con una unione fiscale e bancaria inesistente. E va detto anche che economie come l’Italia, che pure avevano beneficiato del crollo dei rendimenti sovrani, non ne avevano approfittato per impiegare tali risparmi in maniera produttiva, sciupandoli per incrementare la spesa corrente, senza nemmeno puntare sugli investimenti pubblici come volano per la crescita. Viceversa, la Germania si è gradualmente riformata, riducendo le rigidità del proprio mercato del lavoro e tagliando parzialmente l’assistenza (vedasi la riforma Hartz IV), riuscendo a rilanciare la propria economia già alla vigilia della crisi.

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