Italia, l’austerità mette le ali al Misery Index

L’Italia paga a caro prezzo le politiche di rigore di bilancio imposte da Bruxelles. A settembre il Misery Index (tasso di disoccupazione più tasso d’inflazione) ha toccato il valore massimo dal 2002, l’anno dell’introduzione dell’Euro

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
L’Italia paga a caro prezzo le politiche di rigore di bilancio imposte da Bruxelles. A settembre il Misery Index (tasso di disoccupazione più tasso d’inflazione) ha toccato il valore massimo dal 2002, l’anno dell’introduzione dell’Euro

L’indice di miseria (in inglese Misery Index) è impiegato in economia per misurare lo stato di salute di una nazione. Si tratta di un indicatore calcolato sommando il tasso di disoccupazione al tasso d’inflazione. Più alto è il valore risultante, maggiori sono le probabilità che un Paese stia attraversando congiunture economiche sfavorevoli. Se a questi parametri si aggiungono due altri importanti indicatori – la fiducia dei consumatori e la propensione al risparmio – è possibile descrivere con estrema precisione la reale entità della crisi italiana e il disagio economico di milioni di cittadini. Vediamo come.  

IL MISERY INDEX ITALIANO DAL 2002, L’ANNO DELL’INTRODUZIONE DELL’EURO

Il seguente grafico (Figura 1) – che si basa sui dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) – riporta l’andamento del Misery Index in Italia nel periodo compreso tra il gennaio 2002 e il settembre 2012. Figura 1 – Indice di miseria (*) La stagnazione economica del Bel Paese e il progressivo innalzamento dei tassi di disoccupazione e d’inflazione stanno spingendo al rialzo il Misery Index. Questo parametro, dopo aver registrato una progressiva flessione tra il 2002 e il 2007, nel corso dell’ultimo biennio è tornato a crescere toccando quota 14% nel terzo trimestre del 2012.  

IL MISERY INDEX DEPRIME LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI E LA PROPENSIONE AL RISPARMIO

Per valutare il reale stato di salute dell’economia, è, tuttavia, opportuno analizzare la contemporanea performance degli indici di misera e di fiducia dei consumatori. Come mostrato nel seguente grafico (Figura 2), l’andamento del Misery Index è inversamente proporzionale al tasso di fiducia dei consumatori. In altre parole: quando uno cresce, l’altro decresce. Figura 2 – Indice di miseria e fiducia dei consumatori a confronto. Nota: Per rendere i due indici omogenei e comparabili, il Misery Index è stato indicizzato in centinaia. (*)   È interessante notare l’altalenante andamento dei due indici negli anni successivi all’introduzione dell’Euro. Nel biennio che ha preceduto il “credit crunch” (2006 e 2007) il PIL italiano ha registrato una moderata crescita spingendo al ribasso l’indice di miseria e mantenendo la fiducia dei consumatori saldamente sopra quota 100 punti. Il sopraggiungere in Italia e in Europa della crisi statunitense dei mutui subprime nel secondo semestre del 2007 ha determinato un rovesciamento dei valori. In un primo momento, infatti, i due parametri si intersecano e invertono le rispettive posizioni nel 2008, salvo poi temporaneamente ristabilire i valori del 2006 nella prima metà del 2010. L’aggravarsi della crisi europea dei debiti sovrani e il progressivo peggioramento del quadro macroeconomico italiano hanno, tuttavia, spinto il Misery Index verso nuovi massimi e la fiducia dei consumatori verso nuovi minimi. A settembre 2012 quest’ultimo è, infatti, sceso sotto quota 87 punti, il minimo storico. Se è vero che il Misery Index e la fiducia dei consumatori tendono a mantenere un andamento inversamente proporzionale (l’uno cresce quando l’altro decresce), vi è tuttavia una moderata correlazione tra la riduzione della fiducia dei consumatori e una minore propensione al risparmio. Il seguente grafico (Figura 3) mette a confronto l’andamento dei tre indici – Misery Index, fiducia dei consumatori e propensione al risparmio – nell’arco dell’ultimo decennio. Figura 3 – Andamento storico indicizzato (Misery Index, fiducia dei consumatori e propensione al risparmio) (*) Il trend ribassista della propensione al risparmio è molto più accentuato rispetto all’indice che quantifica la fiducia dei consumatori. Questo scostamento è dovuto al fatto che la progressiva perdita del potere d’acquisto sta rapidamente erodendo la capacità del risparmiatore di tesoreggiare una quota più elevata del proprio reddito.   (*) Dati Istat. Elaborazione grafica a cura di Stefano Fugazzi

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Italia