Italia fuori dall’euro, la Germania e Roubini avvertono Roma

Dalla Germania continuano ad arrivare "ammonizioni" all'Italia. E Roubini rivede un rischio "tsunami" sui mercati europei

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dalla Germania continuano ad arrivare

Lo stallo politico italiano è ancora al centro delle attenzioni e preoccupazioni della politica estera con continui rumors e minacce su una possibile uscita dell’Italia dall’Euro. Alla tradizionali frecciate tedesche si è aggiunta oggi l’ammonizione di Nouriel Roubini. E’ l’assenza di una maggioranza in grado di formare un governo e la fortissima affermazione di Beppe Grillo, considerato espressione della protesta anti-euro e anti-austerità degli italiani, a spaventare le cancellerie europee e gli analisti economici. Da poco è arrivata una dichiarazione pesante del capogruppo dei liberali della FDP al Bundestag e alleati della Merkel, Rainer Bruderle, il quale intervenendo alla seconda rete TV tedesca, la ZDF, ha affermato che è possibile che l’Italia esca dall’euro, data la situazione politica confusa e la conseguente crisi economica che si potrebbe scatenare. Secondo il politico, gli italiani dovrebbero decidere di conseguenza, se ritengono di dovere proseguire sulla via delle riforme, ma in ogni caso non è detto che debbano restare nell’Eurozona tutti gli stati che ci sono adesso.  

Previsioni Roubini: l’Italia epicentro delle tempesta perfetta?

Parole come pietre, perché provengono da un esponente di spicco della politica tedesca. E la durezza dello scenario è confermata anche da altre dichiarazioni, stavolta dell’economista e catastrofista a fasi alterne, il Prof. Nouriel Roubini, presente al Workshop Ambrosetti a Cernobbio, il quale ha rilasciato un’intervista alla Cnbc. Il Professore alla New York University non ha usato mezzi termini, spiegando che il caos politico determinato dalle elezioni italiane sarà causa di uno tsunami sui mercati europei. Le elezioni politiche, ha sentenziato, hanno confermato la contrarietà della maggioranza degli italiani alle politiche di austerità imposte dall’Europa. Ragion per cui o la situazione si sblocca o si andrà verso una rottura dell’Eurozona, che la Germania, tuttavia, vorrebbe evitare prima delle elezioni federali di settembre. Secondo Roubini, l’unica via d’uscita potrebbe consistere in una formazione di un esecutivo temporaneo sostenuto da PD, PDL e Monti, in attesa di nuove elezioni, che come in Grecia potrebbero poi esitare il successo delle forze più europeiste. In ogni caso, però, l’Italia eviterebbe l’uscita dall’Area Euro solo in presenza di un patto implicito tra BCE e Germania, in grado di allentare la politica monetaria, di addolcire le previsioni dell’Omt e di arrivare a un qualche stimolo fiscale a Berlino.  

Crisi economica Italia: Roubini non vede spiragli nel prossimo futuro Roubini Italia

Ma la crescita italiana resta negativa, secondo l’economista, per via del fattore demografico e dell’assenza di riforme e nei prossimi mesi potrebbe esserci un peggioramento del quadro generale, sia per fattori interni (incertezza politica che porterà a uno stop delle assunzioni, degli investimenti e dei consumi), sia per uno scenario mondiale poco favorevole, come i tagli “sequester” attuati negli USA. Tutto ciò non avrebbe altro effetto che complicare la permanenza dell’Italia nell’Eurozona. Solo poche settimane addietro, Roubini aveva ritrattato la sua visione catastrofista sull’Europa, sostenendo che la “tempesta perfetta” da lui profetizzata nell’estate del 2012 non si sarebbe realizzata, grazie all’intervento di Mario Draghi, che di fatto ha rassicurato i mercati sulla salvaguardia della moneta unica.  

Crisi Euro: se l’Italia esce, tutta l’impalcatura potrebbe crollare

crollo eurozonaAldilà delle alterne vedute del Prof e dei commenti stizziti dei politici tedeschi, il caso italiano è tutt’altro che un’invenzione della stampa straniera. A queste condizioni, è evidente che Roma non resterà a lungo nell’euro, perché la crescita piatta o negativa e l’assenza di una prospettiva indurranno gli italiani a contrapporsi con sempre maggiore veemenza alle politiche di Bruxelles. Ed è altrettanto chiaro che un’uscita dell’Italia avrebbe l’effetto di un crollo di tutta l’Eurozona, perché sarebbe un veloce apripista per gli altri stati del Sud Europa inguaiati sotto il profilo finanziario, economico e sociale. Il prevalere del pessimismo si ha, poi, essenzialmente per due fattori: gli osservatori stranieri non comprendono la differenza tra Italia e Grecia, nel senso che ritengono che se si tornasse al voto, si potrebbero ricreare condizioni positive di stabilità politica, come ad Atene un anno fa. Fatto per nulla scontato, anzi. Sia la complessità della nostra legge elettorale che il crescente malessere tra gli elettori spingono a ritenere l’opposto. E non pare che nelle prossime settimane ci saranno le condizioni per un governo di larghe intese, a causa delle ostilità tra centro-sinistra e centro-destra e di questioni propriamente tattiche. Senza bisogno di attingere dal catalogo catastrofista di Roubini, possiamo affermare che stavolta il burrone è davvero vicino per l’Italia e sta per arrivare l’ultima spinta.  

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Argomenti: Crisi Euro