Per l’Italia è meglio Draghi al Quirinale o a Palazzo Chigi?

Politica al bivio tra tenere Mario Draghi come premiere o eleggerlo nuovo presidente della Repubblica. La scelta può fare la differenza.

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Mario Draghi al Quirinale?

Tra meno di cinque mesi scade il mandato di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica e il nome di Mario Draghi come suo possibile successore, ça va sans dire, circola ancora prima che s’insediasse a Palazzo Chigi. Eppure, con il passare delle settimane lo scenario si fa sempre meno scontato per il premier ed ex banchiere centrale. Esistono calcoli spiccioli dei partiti che avvicinano o allontanano tale esito. Va da sé che i partiti di centro-destra (Fratelli d’Italia, Lega e un po’ meno Forza Italia) vorrebbero capitalizzare l’alto gradimento assegnato loro dai sondaggi con elezioni anticipate, le quali si terrebbero nel caso in cui Draghi salisse al Quirinale. PD e Movimento 5 Stelle, invece, puntano ad allungare il più possibile la legislatura.

Draghi e il Recovery Plan

Al di là di questa mera convenienza degli uni e degli altri, per l’Italia cosa converrebbe? Draghi al Quirinale garantirebbe una presidenza all’insegna del prestigio presso le cancellerie straniere. Ma sottrarrebbe il premier alla guida del governo. Per quanto il ruolo del presidente della Repubblica sia diventato da qualche decennio a questa parte più di sostanza di quanto non sembri, resta grosso modo una carica cerimoniale. La politica economica, europea ed estera, in generale, sarebbe interpretata dal prossimo inquilino di Palazzo Chigi.

D’altro canto, Draghi al Quirinale sarebbe percepito come una garanzia anche nel caso in cui il premier fosse una figura non gradita ai mercati, magari per le sue posizioni euro-scettiche. Per contro, c’è da implementare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che gestirà quasi 200 miliardi di euro che l’Unione Europea ci invierà nell’arco di sei anni.

Non sarebbe meglio che almeno per tutta una prima parte questo fiume di denaro, condizionato all’attuazione di numerose riforme, fosse gestito da una personalità come Draghi?

Draghi e l’Europa

E c’è una questione di opportunità politica che va ben oltre l’Italia. L’era della cancelliera Angela Merkel in Germania si concluderà ufficialmente con le imminenti elezioni federali. La Francia di Emmanuel Macron va anch’essa alle elezioni presidenziali nel maggio prossimo. Di fatto, l’asse franco-tedesco è assai debole, tant’è che Parigi strizza ormai vistosamente l’occhio a Roma per sopperire alla mancanza di peso della cancelliera ormai con un piede fuori dalla politica. Non sarebbe opportuno per l’Italia tenere a Palazzo Chigi un uomo di spessore come Draghi, al fine di accrescere il peso politico del nostro Paese in Europa in questo clima di vuoto che si è già creato?

E i termini della questione appaiono ancora più complessi. La Commissione von der Leyen arriva a scadenza nel 2024, sempre che a emergenza finita non si opti per un cambio di passo non da escludere. Il nome di Draghi circola a Bruxelles come possibile prossimo presidente. Ma se fosse impegnato al Quirinale, le sue chance si ridurrebbero, dato che il mandato scadrebbe solamente nel 2029. Vero è d’altra parte che dopo le elezioni del 2023 le sue probabilità di restare premier sarebbero assai basse.

Draghi e i mercati

Va anche riconosciuto che la maggioranza eterogenea e litigiosa che sostiene Draghi sia nata su una prospettiva di corto respiro. Non reggerebbe quasi certamente all’elezione di un capo dello stato diverso, a meno che i partiti non trovino un accordo al momento lontano su un altro nome. Ma anche se così fosse, difficile che Lega e PD possano convivere a lungo nell’esecutivo per presentarsi alle prossime elezioni da avversari. D’altra parte, Matteo Salvini ha l’esigenza di contenere l’emorragia elettorale a favore di Giorgia Meloni, il cui partito ormai primeggia nei sondaggi.

Infine, è molto probabile che l’elezione del successore di Mattarella avvenga con i mercati preoccupati dal “tapering” già verosimilmente avviato dalla BCE e la fine vicina del PEPP.

Senza gli acquisti di BTp da parte di Francoforte, la politica italiana dovrà fare sfoggio massimo di responsabilità. Qualsiasi scelta prenda su Draghi e il Quirinale, dovrà risultare convincente.

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