Italia fuori dall’euro, l’inevitabile conclusione della Germania

Italia fuori dall'euro senza crescita. A sostenerlo è un illustre economista tedesco, che segnala il pessimismo diffuso in Germania sulla nostra permanenza nell'Eurozona, non senza ragioni.

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Italia fuori dall'euro senza crescita. A sostenerlo è un illustre economista tedesco, che segnala il pessimismo diffuso in Germania sulla nostra permanenza nell'Eurozona, non senza ragioni.

Clement Fuest è presidente dell’Ifo, uno degli istituti economici più importanti in Germania e dalle posizioni conservatrici, vicino alla CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel. Contrariamente a molti suoi colleghi economisti tedeschi, non è un “falco”, ovvero non esterna posizioni dure contro il Sud Europa, ma venerdì è stata pubblicata una sua intervista sul Corriere della Sera, che suona come un triste presagio per l’Italia, che sarebbe percepita vicina a un’inevitabile uscita dall’euro.

Fuest spiega le convinzioni diffuse in Germania, dove si guarda con preoccupazione alla nostra economia, che non cresce e continua a detenere un alto livello di debito pubblico, aggiungendo che se il nostro pil non tornasse a salire, i tedeschi ritengono che dovranno prima o poi mettere mano al portafoglio per salvarci, com’è già avvenuto per paesi come la Grecia. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro? Mercati mai così pessimisti)

Germania pessimista sull’Italia nell’euro

All’Italia servono riforme per favorire la nostra competitività, in assenza delle quali servirebbe, sempre Fuest, chiedersi se non sia il caso di uscire dall’euro, qualora la moneta unica venisse percepita come un ostacolo alla crescita. E cita la fuga dei capitali dal nostro paese, pari a oltre 60 miliardi in appena tre mesi.

Non è la prima, né sarà l’ultima volta che dalla Germania arrivano commenti pessimistici sulla nostra permanenza nell’Eurozona, ma è bene iniziare a chiederci se non sia il caso di leggere con maggiore attenzione le critiche dall’estero, almeno quelle apparentemente non frutto di pregiudizi verso l’Italia. (Leggi anche: Crisi euro, la colpa è di questo dato)

 

 

 

 

Economia ferma, debito in crescita

L’economia italiana non cresce a ritmi accettabili da circa un ventennio ed è l’unica in Europa a segnare, in termini reali, un arretramento rispetto ai livelli di inizio Millennio. Il debito pubblico continua a salire senza sosta ed è già al 133% del pil, nonostante la BCE abbia quasi azzerato il suo costo di rifinanziamento sui mercati. Se nemmeno in tempi così favorevoli siamo riusciti a porre un freno alla sua crescita, ci si chiede cosa accadrà, quando verrà meno la stampella della BCE con il QE, se non sarà nel frattempo ripartita la crescita e in assenza di misure di contenimento del deficit.

Un’altra crisi dello spread sarebbe dietro l’angolo, specie per via dell’instabilità politica, che adesso è ragionevole attendersi come lo scenario predominante nei prossimi mesi e forse anni. Chiunque vincesse alle prossime elezioni politiche, siano nella primavera del 2017 o a inizio 2018, difficilmente avrebbe una maggioranza in Parlamento con la quale realizzare le riforme. (Leggi anche: Italia sotto attacco finanziario, ecco le ragioni della fuga di capitali)

Scenario di lungo periodo resta tetro

Lo scenario di lungo periodo resta sconfortante. Se da domani azzerassimo il deficit e registrassimo una crescita nominale media del pil del 3% all’anno (1,5% di crescita reale + 1,5% di inflazione), servirebbe un decennio, prima di abbassare il rapporto debito/pil al 100%. In presenza, poi, di un deficit medio dell’1% del pil, di anni ce ne vorrebbero circa 15 e con il risultato di restare presumibilmente il malato d’Europa, visto che già oggi l’indebitamento pubblico medio nell’Eurozona è del 92%.

L’Italia fuori dall’euro non risolverebbe certo i suoi problemi, ma il punto è che dentro l’unione monetaria la sua posizione si fa sempre meno gestibile, anche perché tra cambi di governi costanti e assenza di riforme sufficienti, la terza economia dell’area rischia di implodere, contagiando gli altri paesi. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro, previsione grossolana o giustificata dai dati?)

 

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