Italia fuori dall’euro? Adesso non la vogliono nemmeno i “populisti”

Dove sono finiti i no-euro di casa nostra? Adesso, 5 stelle e Salvini ci tengono a rassicurare sulla permanenza dell'Italia nell'Eurozona. Come mai questo cambio di passo?

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Dove sono finiti i no-euro di casa nostra? Adesso, 5 stelle e Salvini ci tengono a rassicurare sulla permanenza dell'Italia nell'Eurozona. Come mai questo cambio di passo?

Si avvicinano le elezioni politiche in Italia, che dovrebbero celebrarsi tra 5-6 mesi al massimo. Inevitabile che i partiti si organizzino in vista dell’appuntamento, ciascuno cercando di impostare la campagna elettorale sul cavallo di battaglia percepito come vincente. E se fino a poco tempo fa, formazioni come Movimento 5 Stelle e Lega Nord avevano puntato tutte le loro carte sull’uscita dell’Italia dall’euro, adesso le cose appaiono molto meno nette, anzi di una “Italexit” quasi nemmeno si parla più.

Lo confermano le recenti dichiarazioni dei leaders dei due partiti. Il candidato premier in pectore pentastellato, Luigi Di Maio, ha affermato che il referendum sull’euro sarebbe indetto dal suo governo, nel caso di vittoria, solamente come “estrema ratio”. Insomma, solo se lo scontro con la Commissione europea non portasse ai risultati desiderati, i grillini a Roma ricorrerebbero a una consultazione popolare consultiva sulla permanenza dell’Italia nell’unione monetaria. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro? Ecco cosa accadrebbe con il ritorno alla lira)

Ancora più esplicite le parole di Matteo Salvini, il quale non sostiene più che dovremmo uscire dall’euro, ma che semplicemente dovremmo prepararci a una simile eventualità: “Salvini non provocherà la fine dell’euro”, ha dichiarato. Come mai un simile riposizionamento in pochi mesi, quando si tratterebbe di un tema assai serio su cui confrontarsi per decidere una volta per tutte quale destino vorremmo per l’Italia?

Perché i populisti non sono più anti-euro

Le spiegazioni sarebbero diverse. Le recenti sconfitte di tutti i partiti euro-scettici in Austria, Olanda e Francia pesano tantissimo, in particolare, quella disastrosa incassata da Marine Le Pen contro Emmanuel Macron, ottenendo appena un terzo dei consensi al ballottaggio, quando questa sarebbe stata apparentemente l’occasione di una vita per i nazionalisti francesi. Salvini ha associato schiettamente la propria immagine alla candidata frontista, ma adesso teme di subirne il contraccolpo, ovvero di essere percepito quale leader perdente. Da qui, il cambio di strategia mediatica, all’insegna del “l’euro non mi piace, ma me lo tengo”.

(Leggi anche: Italia fuori dall’euro, decisivi i prossimi mesi)

In generale, grillini e leghisti sono consapevoli che su un tema così delicato si raccolgono anche molti consensi, ma si rischia di perdere anche pesantemente all’ultimo miglio. Gli elettori hanno premiato negli ultimi anni tutti gli esponenti euro-scettici, segnalando il loro scontento verso l’Europa. Tuttavia, gli anti-euro restano una minoranza in Italia e altrove e messi dinnanzi alla scelta tra restare o uscire dall’Eurozona, forse persino parte dell’elettorato grillino e leghista opterebbe per lasciare le cose come stanno. L’ignoto spaventa e non esistono piani credibili di transizione verso una nuova fase di ripristino della sovranità monetaria.

Infine, Salvini e M5S puntano ad appropriarsi di parte degli elettori moderati, che ad oggi preferiscono restare a casa, scontenti degli altri partiti di governo e opposizione, ma nemmeno intenzionati di affidarsi ad apprendisti stregoni dell’economia. Il leader leghista pretende la leadership del centro-destra ed è cosciente che non potrà nemmeno minimamente sperare di ottenerla con una piattaforma programmatica no-euro, indipendentemente dai consensi riscossi. I grillini, dal canto loro, sono in testa ai sondaggi, ma per vincere restano obbligati a convincere un’altra fetta di italiani indecisi, quelli che probabilmente si faranno attirare alle urne non dai toni euro-scettici, bensì dalle rassicurazioni sul futuro dell’Italia nel caso di sconfitta dei partiti tradizionali.

Resta Berlusconi con la doppia moneta

Per non parlare del fatto che la crescita economica, per quanto bassa sia, sta accelerando in Italia ai massimi dal 2010, pur confermandosi la meno raggiante di tutta l’Eurozona. Il peggio sarebbe alle spalle, nonostante le incognite che ci attendono per la fine a breve degli stimoli monetari della BCE e il conseguente rafforzamento del cambio già in atto da qualche mese e che qualche ripercussione negativa potrebbe averla sulle nostre esportazioni, traino dell’ultimo triennio per il nostro pil.

Non si respira quel clima pesante del 2012-2014, quando davvero milioni di italiani si sarebbero affidati a istanze anti-euro, strangolati dalla recessione e non intravedendo alcuno sbocco alla crisi.

Paradossalmente, la proposta più ardita sull’euro la offre al momento l’ex premier Silvio Berlusconi, che da “moderato” rilancia la doppia moneta, ipotesi più elettoralistica che concreta, ma che lo porrebbe oggi alla destra di Salvini. Quando si dice che questi “populisti” ne sanno una più del diavolo. (Leggi anche: Perché la doppia moneta proposta da Berlusconi non avrebbe senso)

 

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