Italia sotto attacco ed ex BCE invita a “pensare l’impensabile” sull’euro

Le voci di una rottura dell'Eurozona iniziano ad essere sempre meno fantasiose. L'Italia è considerata l'economia più esposta al rischio di uscita dall'euro, ma si parla anche di divisione dell'area in due blocchi.

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Le voci di una rottura dell'Eurozona iniziano ad essere sempre meno fantasiose. L'Italia è considerata l'economia più esposta al rischio di uscita dall'euro, ma si parla anche di divisione dell'area in due blocchi.

Rendimenti dei titoli di stato in netta ascesa e ai massimi da un anno e mezzo, spread BTp-Bund ai livelli massimi pre-referendum e in forte divaricazione con la Spagna, voci ricorrenti di un possibile addio all’euro dell’Italia. Insomma, siamo sotto attacco, anzitutto, sul piano politico e secondariamente su quello finanziario. Pochi giorni fa, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha ammonito che uscire dall’euro si può, dopo avere saldato i pagamenti con il Target 2. Per le banche italiane significherebbe chiudere posizioni debitorie per quasi 360 miliardi di euro, il 22% del nostro pil. Mediobanca ha iniziato a simulare i costi e i benefici di un’eventuale uscita dall’Eurozona dell’Italia, mentre pochi giorni prima, uno strategist di Société Générale aveva sostenuto la necessità per la nostra economia di separarsi dal resto dell’unione monetaria per salvare le proprie banche e tornare a crescere, sviluppi altrimenti impossibili, a suo dire.

Nel fine settimana scorso è stata la volta di Juergen Stark, già vice-governatore della Bundesbank, nonché ex banchiere centrale alla BCE, dimessosi nel 2011 dal board in contrasto con l’allora governatore Jean-Claude Trichet. Considerato un “falco”, l’uomo ha invitato l’area a prepararsi a “pensare l’impensabile”, ovvero a immaginare una sorta di reset per l’Eurozona, perché gli stati membri non potrebbero altrimenti tornare a crescere. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro, decisivi i prossimi 12 mesi)

L’Italia verso un euro di serie B?

Stark ha notato come non si starebbe più registrando alcuna convergenza tra le economie dell’area, ma una divergenza. Per questo, ha spiegato che l’Eurozona potrebbe prima o poi essere costretta a suddividersi in due aree: una del Nord, dai fondamentali più forti (Germania, Francia, Olanda, Finlandia, Austria, Lussemburgo e Belgio); l’altra, comprendente l’Italia, al di fuori di essa.

Dunque, un euro di serie A e un euro di serie B. Le dichiarazioni di Stark non sono le prime dissertazioni sul punto, perché sin dall’esplosione della crisi del debito nel 2010 si è parlato di un’Eurozona a due velocità, anche se l’ipotesi è stata sempre smentita sul piano formale. (Leggi anche: Stark: la crisi dell’euro riesploderà in autunno)

 

 

 

 

Mancano prospettive politiche

Quali differenze rispetto alla terribile crisi dello spread del 2011, apparentemente molto più severa di quella odierna? Allora, i rendimenti sovrani italiani volarono, in assenza di meccanismi di “backstop”, come il “quantitative easing” della BCE, varato solo a inizio 2015. Oggi, non preoccupano certamente i livelli assoluti dei rendimenti (inferiori a quelli vigenti nei tempi buoni pre-crisi), bensì l’ampliamento delle distanze rispetto sia alle economie “core”, come Germania e Francia, sia a quelle di seconda fascia, come la Spagna. I nostri BTp a 10 anni rendono ormai lo 0,7% in più dei Bonos, segno del maggiore rischio percepito.

Se con la caduta del governo Berlusconi si apriva una prospettiva politica difficile, ma con alcune certezze (si diede vita al governo Monti, sostenuto dai due schieramenti presenti in Parlamento, ad eccezione di Lega Nord e Italia dei Valori), le prossime elezioni, quando si terranno, risultano un rebus senza soluzione, tra attese di ingovernabilità e di ascesa al governo di una maggioranza euro-scettica. (Leggi anche: Crisi spread, perché l’Italia è oggi ancora più periferia)

Scontro tra Italia e Commissione UE sui conti pubblici

Soprattutto, di riforme non si parla più, tanto che nei corridoi della Commissione europea, riporta il Corriere della Sera, i tecnici di Bruxelles sostengono che “l’Italia sta scherzando con il fuoco”, a proposito della riluttanza ostentata dal governo Gentiloni a coprire il maggiore disavanzo fiscale stimato in 3,4 miliardi di euro da Bruxelles.

Non si avvertono più le condizioni politiche per varare una stagione di riforme, anche nel caso non molto probabile di nascita di una maggioranza delle larghe intese. In assenza di un miglioramento netto delle condizioni esterne, quindi, la ripresa dell’economia italiana sembra destinata a viaggiare a ritmi pressoché stagnanti e a tornare ai livelli massimi di ricchezza reali toccati nel 2007 solo a metà del prossimo decennio. (Leggi anche: Ripresa italiana lontanissima)

 

 

 

 

Pensare all’impensabile, i rischi per l’Italia

Come sostiene Stark, nessun rischio reale per la moneta unica dovrebbe essere corso fino a quando la BCE non proseguirà con gli acquisti di assets sui mercati. Quando gli stimoli monetari verranno gradualmente ritirati, però, il quadro cambierà e le condizioni finanziarie saranno meno favorevoli alla crescita. Figuriamoci cosa accadrà a un’economia, quale la nostra, che non ha nemmeno approfittato della lunga finestra straordinariamente positiva, tra tassi azzerati, cambio debole e prezzi energetici infimi.

Pensare all’impensabile sembra quasi un suggerimento per evitare di ritrovarsi in balia degli eventi, i quali rischiano di precipitare, se qualcosa a una delle prossime elezioni in programma in giro per l’Europa dovesse andare storto per la solidità dell’Eurozona. Alla Casa Bianca, poi, non c’è più un presidente amico della UE, ma un suo picconatore. Sembrano esservi le condizioni ideali per quella tempesta perfetta preconizzata cinque anni fa da Nouriel Roubini, che potrebbe essere stato solo un appuntamento rimandato con la storia. (Leggi anche: Roubini: se vince Grillo, l’euro trema)

 

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