Istat: pil Italia scende sotto la media UE. Siamo più poveri del 2000

Secondo l'Istat, l'Italia alla fine del 2012 risultava più povera dell'anno 2000, in termini reali. Cresce il debito, mentre arrancano l'export e la produttività del lavoro.

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E’ la foto di un’Italia che si è impoverita, quella scattata dall’Istat e pubblicata in “Noi Italia 2014”. Se nell’anno 2000, il pil pro-capite italiano si attestava al di sopra della media UE del 17,3%, alla fine del 2012 era sotto la media dell’1,6%. Questo è dovuto alla più bassa crescita nella UE registrata dal nostro paese nell’ultimo decennio, pari solo al 12,5%, tanto che in termini reali, il pil italiano alla fine del 2009 risultava inferiore a quello del 2000.

Economia poco produttiva

E nel 2012, continua l’Istat, il pil è crollato su base annua del 2,8%, mentre la produttività del lavoro è diminuita dell’1,2%. E dal 1999 al 2012, quest’ultima è cresciuta dello 0,8% all’anno, risultando oggi intorno alla media europea, quando nel 2002 era superiore del 9,2%.

La cattiva performance della nostra economia si riflette nella perdita di quote di mercato da parte del nostro export, sceso dal 4% nel mondo del 2003 al 2,7% del 2012, anche se la dinamica è in linea con quella di altre economie avanzate. A trainare l’export è il Nord, con il 70% del totale, mentre il Sud pesa solo per l’11,9%.

E se l’economia va male, aumenta il disagio sociale. Alla fine del 2012, il 12,7% delle famiglie era relativamente povero, pari a 3 milioni 232 mila di unità e a 9 milioni 563 mila persone, il 15,8% dell’intera popolazione. Il 6,8% delle famiglie, invece, ossia 4,8 milioni di persone risultava vivere in una situazione di povertà assoluta.

A dimostrazione della scarsa produttività, un dato su tutti: se l’Italia è ai primi posti in classifica con 63,6 imprese ogni mille abitanti e al primo in assoluto per tasso di imprenditorialità (oltre il 30% e maggiore al Sud), essa è ultima, però, per competitività, con un valore aggiunto di soli 128,50 euro per ogni 100 euro di costo del lavoro.

Conti pubblici e tasse: siamo al primo posto nell’Eurozona, insieme alla Germania, per saldo primario, la differenza tra entrate e spese, al netto degli interessi sul debito. E sesti per il deficit. Tuttavia, alla fine del 2012 eravamo secondi solo alla Grecia per livello del debito pubblico (127% del pil), registrando una crescita del 6% a/a, più del doppio della media europea.

Male anche la pressione fiscale, al 44,1%, il 3,6% in più della media europea, con tendenza alla crescita sin dal 2005. Davanti a noi ci sono solo Austria, Svezia, Francia, Belgio e Danimarca.

 

 

 

 

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