L’occupazione cresce per metà al Sud, ma tra le donne va male

Ecco tutte le cifre dell'Istat sul mercato del lavoro in Italia nel 2015. Diverse sorprese positive, ma anche qualche nota amara.

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Ecco tutte le cifre dell'Istat sul mercato del lavoro in Italia nel 2015. Diverse sorprese positive, ma anche qualche nota amara.

L’ultimo rapporto Istat sul mercato del lavoro dipinge un quadro in deciso miglioramento per l’Italia, anche se restano elevate le criticità. La buona notizia è che nel 2015 sono aumentati gli occupati di 189 mila unità (+0,8%), portando il tasso di occupazione tra gli individui di età compresa tra i 15 e i 64 anni al 56,3%, in rialzo dello 0,6% rispetto al 2014. Si riduce il numero dei disoccupati ed esattamente di 203 mila unità (-6,3%), tanto che nella media dello scorso anno il tasso di disoccupazione è sceso all’11,9% dal 12,7% di un anno prima. A dicembre, però, risultava ancora più in calo all’11,5%. E un altro aspetto positivo consiste nella discesa, pur minima, della percentuale di disoccupati di lungo periodo (oltre i 12 mesi), attestatasi al 58,1% dal 60,7% di fine 2014, anche se rimane elevatissima. In sostanza, ancora oggi più di un disoccupato su 2 non trova lavoro da oltre un anno.

Meno inattivi e scoraggiati, ma non tra le donne

E c’è ancora un dato positivo: scende il numero degli inattivi di 84 mila unità (-0,6%), anche se il fenomeno riguarda solamente gli uomini, presso i quali si registra un calo di 110 mila unità, a fronte di un aumento di 26 mila unità tra le donne. In generale, nel quarto trimestre il tasso di inattività è diminuito dello 0,1%, scendendo al 35,8%. E per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni storiche, ossia dal 2004, si ha anche un calo dei cosiddetti “scoraggiati”, cioè di coloro che non hanno un lavoro e nemmeno lo cercano, in quanto non sono convinti di poterlo trovare. Il loro numero diminuisce del 2,1%, pari a -42 mila unità. E analizzando l’aumento del numero di occupati al livello territoriale, scopriamo con sorpresa che la metà di questi si trova al Sud, dove sono cresciuti di 94 mila unità (+1,6%), mentre al Centro sono risultati in crescita di 40 mila unità (+0,8%) e al Nord di 52 mila (+0,4%).

Distinguendo sulla base del sesso, però, iniziano le note dolenti: la disparità di genere aumenta, perché il numero degli occupati maschi aumenta di 139 mila unità (+1,1%), mentre quello delle donne di sole 47 mila unità (+0,5%).      

Crescono solo contratti stabili

Si conferma il boom dei contratti a tempo indeterminato, certamente grazie al Jobs Act, che li ha resi più convenienti con la decontribuzione per i primi 3 anni (2 anni dal 2016) e meno rigidi con la sospensione dell’articolo 18. Nel quarto trimestre, il loro numero cresce di 99 mila unità, mentre diminuiscono i contratti a termine di 43 mila e i lavoratori autonomi di 48 mila, mantenendo sostanzialmente stabile il numero degli occupati nel periodo, durante il quale l’occupazione al Nord sale dello 0,4%, al Centro dello 0,3%, mentre al Sud arretra dello 0,9%. Queste cifre ci dicono, che inizia a scendere dopo 7 anni il tasso di disoccupazione e il numero in valore assoluto di coloro che cercano un’occupazione, pur restando questi intorno alla soglia dei 3 milioni. Bene anche il calo degli inattivi e degli scoraggiati, sintomatico di un miglioramento delle prospettive avvertite dagli italiani riguardo al mercato del lavoro, ma il tasso di creazione di posti di lavoro è più che doppio tra gli uomini che tra le donne, tra le quali cresce, addirittura, il numero degli inattivi, quando già l’occupazione femminile è parecchio inferiore a quella maschile. Infine, non può che essere accolto positivamente la maggiore creazione di posti di lavoro al Sud rispetto al resto del paese, trattandosi di un’area storicamente depressa, anche se ciò non si starebbe traducendo in un aumento dell’occupazione, probabilmente a causa del maggiore numero di persone alla ricerca di lavoro, ora che si sarebbe aperto uno spiraglio per trovare qualche impiego.          

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