Istat: il pil torna sotto l’anno 2000. Crescono l’economia sommersa e la pressione fiscale

Il pil nel 2014 è tornato ai livelli precedenti all'anno 2000. Il deficit è salito al 3% e il debito pubblico al 132,1% del pil, così come la pressione fiscale sale al 43,5%.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il pil nel 2014 è tornato ai livelli precedenti all'anno 2000. Il deficit è salito al 3% e il debito pubblico al 132,1% del pil, così come la pressione fiscale sale al 43,5%.

L’Istat ha pubblicato i dati macroeconomici relativi al 2014, che si è chiuso con un calo del pil reale dello 0,4%, facendo tornare il livello di ricchezza annua prodotta dall’Italia al di sotto del livello del 2000. Allo stesso tempo, il deficit pubblico risulta salito al 3% del pil, il tetto massimo consentito dal Patto di stabilità della UE. In crescita anche il debito al 132,1% del pil (128,5% nel 2013), il livello più alto almeno dal 1995. E proprio per il combinato tra calo della ricchezza e aumento della tassazione complessiva (stato+enti locali), la pressione fiscale risulta salita al 43,5% dal 43,4% dell’anno precedente. La domanda interna ha contribuito negativamente alla crescita del pil per lo 0,6%, mentre quella estera ha apportato un +0,3%. In crescita del 2,7% le esportazioni, mentre le importazioni sono salite dell’1,8%. L’Istat sottolinea come l’Italia sia stata l’unica grande economia europea (e non solo) in recessione nel 2014, quando la Germania è cresciuta dell’1,6%, la Francia dello 0,4% e gli USA del 2,4%. L’avanzo primario, ovvero la differenza tra entrate e spesa pubblica al netto degli interessi, si è attestato all’1,6% del pil, quando nel 2013 era stato dell’1,9%. A causa del lieve peggioramento, quindi, il rapporto tra deficit e pil è cresciuto dal 2,9% al 3%. Ma una delle sorprese di questa analisi da parte dell’Istat risiede nella scoperta della crescita dell’economia sommersa, salita nel 2012 al 12,8% del pil dal 12,4% del 2011. Per la prima volta, l’istituto di statistica indica anche le cifre di derivazione di tale economia “non osservata”: il 4,4% dal lavoro irregolare, il sommerso l’11,7%, l’economia illegale l’1%, le sotto-dichiarazioni il 6,1%. Tutti questi sotto-aggregati, precisa l’Istat, si sono rivelati in crescita dal 2011. E parliamo proprio nell’anno in cui sono stati introdotti i limiti all’uso del tetto del contante sopra i mille euro, nonché annunciati ed iniziati ad effettuarsi i primi controlli sui conti correnti degli italiani e i famosi blitz nelle località di lusso.    

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Argomenti: avanzo primario, Crisi del debito sovrano