Istat: disparità di reddito e disuguaglianze, chi sono i nuovi poveri italiani

Disparità di reddito, disuguaglianza e rischio povertà: il rapporto Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie dell'Istat.

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Disparità di reddito, disuguaglianza e rischio povertà: il rapporto Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie dell'Istat.

Un nuovo rapporto dell’Istat mette in risalto chi sono gli italiani a rischio povertà, evidenziando la cifra di 18 milioni. Nel rapporto ‘Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie’ dell’Istat, riferito all’anno 2016, si evidenzia proprio la disparità di reddito, con quest’ultimo che si è alzato ma a beneficiarne sono i ricchi. Il reddito medio delle famiglie italiane è di poco sotto i 30mila euro ma 1 italiano su 3 è a rischio esclusione sociale. Una percentuale salita dal 28,7% al 30,0% tra il 2015 e il 2016 e che va a colpire soprattutto chi vive da solo e ha meno di 65 anni. Tra le famiglie a rischio povertà ci sono in particolare quelle che risiedono al Sud e nuclei numerose, dove il 50% dei residenti fa parte di questo gruppo appunto.

Chi sono i nuovi poveri italiani?

In crescita però quelli residenti nel Nord-ovest, passati da 18,5% al 21% a causa dell’indicatore di bassa intensità lavorativa. Il rapporto dell’Istat evidenzia che tra i potenziali poveri italiani ci sono anche coloro che vivono di reddito da pensioni o da reddito da lavoro autonomo, al contrario sembrano in calo i rischi di povertà per i lavoratori dipendenti.

Le percentuali fanno paura: solo nel 2016 sono aumentati gli individui a rischio di povertà, dal 19,9% al 20,6%, gli individui che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa dall’11,7% al 12,8% e le famiglie gravemente deprivate ossia famiglie o soggetti che devono vivere sotto la soglia dei 9.748 euro all’anno. Gli indicatori presi in esame fanno riferimento all’impossibilità di scaldare la casa, ritardi nei pagamenti di bollette, impossibilità di concedersi una settimana di vacanza, ma anche soggetti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo.

Le famiglie numerose, in tal senso, rischiano maggiormente. Anche la provenienza geografica incide molto: quasi la metà dei residenti nel Sud e nelle Isole (46,9%) è a rischio contro il 25% del Centro e il 21% del Nord Ovest e il 17% del Nord Est.

E c’è di più poiché l’Italia è ventesima nella lista Ue anche per le disuguaglianza tra i redditi: tra il 2014 e il 2016 c’è stato un aumento dell’1,8% in termini nominali e dell’1,7% rispetto al potere di acquisto ma a trarne vantaggio i già ricchi mentre i già poveri, come si suol dire, rimangono poveri. Se la media del reddito annuo è pari a 29.988 euro, 2.500 euro al mese più o meno c’è chi non supera 24.522 euro, circa 2.016 euro al mese. Le famiglie più ricche si trovano al Nord (il 26% circa), ma anche nel Centro (22,8%) e solo il 10% al Sud. E il rischio povertà coincide anche con la presenza o meno di figli: le coppie senza figli o con un solo figlio sembrano in misura minore coinvolte da questo rischio. Un quadro tragico che sembra colpire ancor più le famiglie straniere e quei nuclei familiari dove il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni.

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