L’IRA europea contro i sussidi di Biden alla transizione energetica

L'Unione Europea reagisce con diversi mesi di ritardo all'Inflation Reduction Act dell'amministrazione Biden sulla transizione energetica.

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Transizione energetica, lite USA-UE

Durante il mese di agosto il presidente americano Joe Biden firmò un testo legislativo noto come “Inflation Reduction Act” (IRA). Il titolo già segnala il tema delle norme, ma non dice tutto. Dei 738 miliardi di dollari stanziati dal governo federale per ridurre l’inflazione a carico delle famiglie, 391 riguardano la transizione energetica. Si è trattato del complesso normativo più importante a sostegno della lotta ai cambiamenti climatici. Obiettivo: tagliare entro il 2032 il 40% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005. Enfaticamente, l’amministrazione americana ha posto l’accento sul fatto che queste regole consentiranno al pianeta di contenere l’aumento della temperatura a 1,5 gradi come previsto dall’Accordo di Parigi. E disinquinerà per un ammontare di CO2 “pari alle emissioni di Francia e Germania messe assieme”.

Senonché sono state, in particolare, proprio Francia e Germania a non prenderla bene. Ieri, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha minacciato una reazione adeguata all’IRA.

La tedesca ha chiesto a Biden di rivedere i sussidi a favore della transizione energetica, perché essi finirebbero per alterare e distorcere il mercato. Ha altresì invocato un mercato unico delle materie prime da contrapporre al monopolio di fatto cinese.

Di cosa ha paura von der Leyen? L’IRA contiene un’infinità di sussidi per favorire la transizione energetica. Tra questi, 7.500 dollari a chi compra un’auto elettrica nuova (Made in USA) e 4.000 dollari a chi ne compra una usata. Ci sono anche maxi-crediti d’imposta a favore dei proprietari di case che migliorano l’efficienza energetica e norme volte a incentivare la produzione di energia pulita, indipendentemente dalle fonti utilizzate. L’obiettivo consiste nell’installare 950 milioni di pannelli solari, 120.000 turbine eoliche e 2.300 impianti di accumulo su scala di rete.

Transizione energetica arma per rilanciare Made in USA

L’Unione Europea è consapevole che non potrà competere alla pari. Anzitutto, come ha riconosciuto la stessa von der Leyen, perché ha una normativa complessa sugli aiuti di stato e che adesso punta a semplificare. Dopodiché, Bruxelles non ha capacità di spesa, semplicemente perché non possiede proprie entrate e neppure un vero bilancio. Torna lo stesso problema che si è avuto prima con il Covid e adesso con la crisi dell’energia: l’Unione Europea non possiede una struttura adeguata.

Emmanuel Macron punta a risolvere direttamente il problema con il faccia a faccia con Biden. Difficile che caverà un ragno dal buco. La transizione energetica è vista dall’amministrazione americana come un modo per rilanciare la competitività domestica, rimpatriando con la scusa dei sussidi tante produzioni delocalizzate negli anni passati in Asia. E a farne le spese sarebbe anche l’Europa, che priva di una normativa incentivante unica e potente, rimarrebbe ai margini del nuovo processo economico mondiale.

Ancora una volta, poi, la Commissione si è svegliata in gran ritardo. Per l’esattezza, dopo quasi quattro mesi dall’approvazione dell’IRA. La presidente von der Leyen non passerà alla storia come un politico veloce e intuitivo. Minaccia sfaceli contro gli USA, ma letteralmente alla canna del gas l’Europa non può permettersi di aprire un secondo fronte di “guerra” commerciale ad ovest dopo averne uno in corso ad est. Soprattutto, diventa imbarazzante ammettere di dover mettere mano alla disciplina sugli aiuti di stato, sospesa tra l’altro durante la pandemia, dopo che per decenni era stata presentata come un feticcio ideologico.

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