L’IPO di Robinhood rischia il flop proprio tra i suoi stessi trader, partita la campagna contro

La piattaforma di trading punta a raccogliere 100 milioni di dollari con la quotazione in borsa, ma il successo è tutt'altro che garantito

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IPO Robinhood a rischio flop?

Nei giorni scorsi, la piattaforma di trading Robinhood ha presentato alla SEC la documentazione relativa alla richiesta di IPO. Dal carteggio inviato all’ente emerge una clientela di ben 17,7 milioni di persone e asset in custodia per 80 miliardi di dollari. Rispetto al marzo 2020, parliamo rispettivamente di un boom del 151% e di quasi il 320%. Nello scorso esercizio, la società ha maturato un utile netto di 7,45 milioni di dollari su un fatturato di 959 milioni. Nel 2019, aveva perso ben 107 milioni su ricavi per 278 milioni.

Tuttavia, già nel primo trimestre ha accusato perdite per 1,4 miliardi per via della raccolta fondi legata al trading-mania delle azioni GameStop. Inoltre, Robinhood ha già pagato 70 milioni alle autorità americane per svariate sanzioni inflittele, di cui 65 milioni alla SEC. Quest’ultima multa è dovuta all’assenza di trasparenza sulle modalità con cui la società riesce a non chiedere il pagamento delle commissioni ai clienti. Come molte concorrenti, punta sugli “order flows”, cioè si fa pagare dai market maker per l’elevato numero di ordini convogliato verso di loro.

La pratica è consueta, ma malvista dai trader, che temono di finire spennati dalle piattaforme su cui operano per ragioni di business. E un’altra multa riguarda il suicidio di uno studente di 20 anni per le altissime perdite virtuali accusate facendo trading sulla piattaforma. Ad ogni modo, l’IPO di Robinhood rischia il flop. Tra il 20% e il 35% delle azioni vendute sarà rivolto al canale retail, cioè ai piccoli investitori. E questi ultimi sui forum si stanno scatenando, dando vita a una campagna contro la quotazione in borsa. Motivo? La società è accusata di aver “tradito” i trader, quando all’inizio dell’anno ha sospeso le contrattazioni relative alle “meme stock”.

La decisione, presa probabilmente per rispondere alle critiche di parte dell’opinione pubblica e della stessa Wall Street, finì per accendere i fari del Congresso circa il modus operandi della piattaforma.

Molti trader invitano al boicottaggio, sostenendo che Robinhood non sarebbe stata neppure in grado di garantire il funzionamento dell’app di recente. I like raccolti dai post critici sono numerosi, segnale preoccupante per una società che ha fatto del suo essere popolare e ostile ai colossi della finanza la sua ragion d’essere. Lo stesso nome si deve alla sua presunta caratteristica di vendicare i piccoli trader contro gli “squali” di Wall Street. In borsa, sarà quotata con le lettere “HOOD”. Il successo dell’operazione resta tutto da vedere.

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