Investitori esteri in fuga dal debito italiano: Fmi lancia l’allarme

Gli investitori non residenti non hanno fiducia nell'Italia e scappano. L'Fmi consiglia al governo di ridurre la pressione fiscale tagliando la spesa pubblica.

di Enzo Lecci, pubblicato il
Gli investitori non residenti non hanno fiducia nell'Italia e scappano. L'Fmi consiglia al governo di ridurre la pressione fiscale tagliando la spesa pubblica.

Gli investitori stranieri stanno progressivamente riducendo la loro esposizione verso il debito pubblico italiano, segno che la fiducia verso le prospettive dell’Italia è sempre più bassa. A lanciare l’allarme è stato il Fondo Monetario Internazionale che oggi ha diffuso un report sullo stato di salute dell’Eurozona (Fmi: crescita economica a rischio, mercati molto fragili). La parte più interessante dell’analisi dell’Fmi riguarda proprio la fuga dei capitali dai paesi periferici dell’Eurozona verso il Nord. Secondo gli analisti dell’istituzione finanziaria infatti negli ultimi mesi si sta assistendo al progressivo abbandono da parte degli investitori dei paesi più bisognosi verso il Nord. Il Fondo Monetario cita, in particolare, i casi di Spagna e Italia. La quota del debito pubblico in mano agli stranieri alla fine del 2011 era infatti pari al 34% in Italia e al 33% in Spagna. Appena due anni prima, la quota del debito in mano ai non residenti era invece pari al 44% per l’Italia e al 48% per la Spagna. Il ritorno del debito pubblico in mano ai residenti è sintomatico della crescente sfiducia verso i paesi periferici, Spagna e Italia in primis, che in questi ultimi mesi stanno facendo i conti con gli effetti della crisi del debito sovrano. Secondo l’Fmi i due paesi per cercare di risollevare la loro posizione dovrebbero adottare una serie di misure che siano in grado di rilanciare le due economie. Tra gli interventi suggeriti nel report dell’Fmi vale la pena ricordare il taglio delle tasse da finanziare mediante tagli alla spesa pubblica. Gli analisti hanno anche suggerito al governo italiano di procedere alla creazione di un avanzo strutturale prudenziale dell’1% del Pil. Sarebbero anche necessarie simulazioni su quegli istituti bancari che non sono coinvolti in stress test e ulteriori rafforzamenti delle banche.  

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Argomenti: Economia Europa

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