Investire in Turchia è meno rischioso. Moody’s alza il rating

Il rating della Turchia è stato innalzato a Baa3 ma Ankara teme il rafforzamento della lira turca. La Borsa della mezzaluna continua a volare e i rendimenti dei bond scendono ai minimi storici

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Il rating della Turchia è stato innalzato a Baa3 ma Ankara teme il rafforzamento della lira turca. La Borsa della mezzaluna continua a volare e i rendimenti dei bond scendono ai minimi storici

Da oggi, investire in Turchia è considerato ufficialmente non più rischioso come prima. L’agenzia di rating Moody’s ha innalzato il rating sul debito sovrano turco da Ba1 a Baa3 con outlook stabile. Secondo l’istituto, i progressi sul fronte economico e istituzionale dovrebbero consentire all’economia di Ankara di essere meno permeabile agli shock esterni. Da un punto di vista pratico, il nuovo giudizio di Moody’s fa entrare la Turchia nel novero dei paesi ad “investment grade”, ossia dov’è consigliato investire, avendo un rating pari a quello di Spagna e India.

La promozione dell’agenzia segue l’estinzione del debito della Turchia con il Fondo Monetario Internazionale, contratto più di cinquanta anni fa e ripagato adesso con un’ultima rata da 412 milioni di dollari.

 

Economia Turchia: i principali parametri

A pieno titolo tra i paesi emergenti, la Turchia vanta un basso rapporto tra debito pubblico (ma anche privato) e pil, in calo costante e già sotto il 40%, sebbene il rallentamento dell’economia sia oggetto di forte attenzione da parte del governo e della Banca Centrale. Dopo una crescita dell’8,9% nel 2010 e dell’8,8% nel 2011, il pil turco è aumentato del 2,2% nel 2012 ed è previsto a +3,6% per quest’anno, inferiore alla media dell’ultimo decennio (Investire in Turchia, le potenzialità della Tigre del Bosforo)

Per questo, la Banca Centrale ha tagliato ieri i tassi di interesse di 50 punti base, portandoli dal 5% al 4,50%. In ribasso anche il “corridoio dei tassi”, sceso di 50 punti base in entrambe le estremità della forbice ora a 3,5-6,5%, rispondendo così alle misure espansive di Francoforte e Tokyo.

E il ministro dell’Economia, Zafer Caglayan, ha affermato che i tassi potrebbero ancora scendere fino ai livelli della Corea del Nord, vale a dire al 2,5%.

L’obiettivo del governo è di affievolire il corso della lira turca, considerata un pò sopravvalutata sul dollaro. Stando a un indice messo a punto dal governatore della Banca Centrale, Erdem Basci, il cosiddetto REER (Real Effective Exchange Rate), mutevole sulla base dei differenziali di inflazione, ad aprile il rapporto tra dollaro e lira turca avrebbe dovuto essere di 121,1, contro il 120,2 della media effettivamente realizzatesi.

Per questo, per evitare che le politiche monetarie molto accomodanti di USA, Eurozona e ora anche del Giappone spingano gli investitori a cercare rendimenti più appetibili in Turchia, facendone apprezzare il valore della moneta, la Banca Centrale ha deciso per una svolta ribassista dei tassi, anche per risollevare le esportazioni e cercare di ridurre il deficit delle partite correnti, cresciuto a quota 58 miliardi di dollari, circa il 7% del pil turco. Paradossalmente, la buona notizia di Moody’s potrebbe essere controproducente per gli obiettivi del governo Erdogan, in quanto potrebbe fare fluire maggiori investimenti dall’estero, annullando in tutto o in parte gli effetti della manovra dei tassi in calo.

 

Titoli di stato Turchia: calano i rendimenti

E proprio le ottime prospettive dell’economia anatolica stanno spingendo al ribasso i rendimenti dei bond sovrani di Ankara, con i decennali scesi per la prima volta sul mercato secondario sotto il 6%, mentre i titoli a due anni hanno esitato un rendimento minimo storico del 4,64%.

Vigorosa l’impennata della borsa, con l’indice DJ Titans 20 che mette a segno un +17% dall’inizio dell’anno, dopo avere già mostrato uno strabiliante +50% nel solo 2012.

 

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