Investire in Russia: titoli di stato, immobili e imprese, se non ora quando?

Mosca offre importanti opportunità da cogliere: un'economia stabile, un debito e una disoccupazione su livelli decisamente bassi

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mosca offre importanti opportunità da cogliere: un'economia stabile, un debito e una disoccupazione su livelli decisamente bassi

Dal primo dicembre del 2012, la Federazione Russia o Russia che dir si voglia ha ottenuto la presidenza di turno del G20, l’assise delle prime venti economie del pianeta, che insieme rappresentano il 90% del pil mondiale, l’80% del commercio mondiale e i due terzi dell’umanità. Qualche giorno prima che Vladimir Putin prendesse in mano la presidenza, un articolo del Financial Times aveva definito l’economia russa la seconda più stabile del G20, dopo l’Arabia Saudita. Un riconoscimento non di poco conto, dato che del summit fanno parte le super-potenze del G8 del calibro di USA, Giappone, Gran Bretagna e Germania. Insomma la Russia è a pieno titolo una delle più consolidate nazioni del club dei paesi emergenti.  

Debito pubblico Russia e disoccupazione: i piccoli numeri di un gigante

Il perché di tante congratulazioni al Paese di Putin è semplice: con un tasso di disoccupazione del 5,3% (era al 6,1% un anno fa), una crescita media del 5,1% negli ultimi dieci anni, un debito pubblico complessivo (debiti centrali, delle amministrazioni locali e delle aziende pubbliche) al 20% del pil, la Russia si mostra un gigante silente nello scacchiere planetario, quando ancora non è giunta a maturazione su diversi fronti.  

Investimenti in Russia: su cosa puntare

Per chi vuole investire, i campi sono tanti e vanno valutati distintamente. Si va dall’investimento in titoli mobiliari (azioni, bond pubblici e privati, etc.), all’investimento diretto per aprire un’impresa, etc., al settore immobiliare. Partendo dal primo campo, si scopre che i titoli del debito russo sono considerati sempre più sicuri da parte degli investitori, sia per la scarsa incidenza dell’indebitamento pubblico sulla ricchezza nazionale, sia anche per la maggiore stabilità del rublo, avvantaggiatosi negli ultimi anni anche dall’aumento dei prezzi del greggio, di cui la Russia è esportatrice. I titoli a dieci anni sono passati così da un rendimento del 7,4% a uno poco sopra il 6,6%. Livelli non lontani a quelli dei nostri BTp di qualche mese fa. L’investimento azionario va valutato caso per caso. In generale, si può dire che esse potrebbero anche offrire spunti importanti di crescita delle quotazioni, se le società fossero gestite in futuro meglio. Si consideri, ad esempio, che malgrado notevoli miglioramenti, la produttività media di un’azienda russa è di meno di un terzo di una americana. Passando brevemente ad analizzare il settore immobiliare, si scopre che esistono interessanti opportunità di affari nel campo agricolo. La domanda interna di terre è molto bassa e le società nazionali e i fondi pensione non sembrano interessati a investire nell’acquisto di terreni agricoli, dopo essere rimasti scottati dalla crisi del 2008, che ha portato a un tonfo dei relativi prezzi. Si calcola così che per le aree di almeno 2.000 ettari, in Russia i valori arrivano ad essere fino a quasi dieci volte inferiori rispetto a quelli di Francia e Germania (11.300 dollari per etto). A Krasnodar si ha un prezzo medio di 1.700 $/ettaro, nella regione di Rostov di 1.300$/ettaro e nella zona di Stavropol di 1.200$/ettaro. Tuttavia, c’è chi ritiene che tali valori così bassi riflettano la scarsa convenienza a comperarli, per via della loro bassa resa produttiva e dell’ingente burocrazia nella cessione di fondi statali. Resta il campo degli immobili diversi dai terreni. Qui bisogna stare attenti al periodo, perché la Russia si caratterizza per variazioni molto brusche e improvvise di prezzi. Ad esempio, in pochi mesi, tra il 2008 e il 2009, i valori immobiliari medi russi sono scesi del 60%. Per questo, molti puntano ad acquistare immobili ad uso commerciale (uffici, negozi, etc.), per poi affittarli a prezzi molto alti e remunerativi sin da subito. Il mercato di questo segmento si concentra nelle città di Mosca e San Pietroburgo, i cui affitti hanno subito mediamente negli ultimi cinque anni aumenti annui del 16-20%. A San Pietroburgo ci sono ancora molti immobili non sfruttati, perché la “colonizzazione” straniera degli investitori è partita qui con anni di ritardo rispetto a Mosca. Qui è oggi affittabile ancora solo il 2% degli immobili e se i canoni medi di locazione per un immobile commerciale è in Russia di 160 dollari a metro quadrato all’anno, nella capitale e a San Pietroburgo si va ben oltre. Per questo, non sempre è consigliabile vendere subito, anche perché con la crisi globale del 2008, il mercato non si è ancora del tutto ripreso. Vale la pena attendere e affittare a prezzi realmente remunerativi.  

Imprese italiane in Russia 

Passiamo adesso a valutare l’opportunità di fare impresa. Tra i punti di forza in Russia vi sono una manodopera abbondante, che specie ai confini con la Cina vanta anche numerosi immigrati cinesi, adibiti alle diverse attività nelle campagne; un costo del lavoro relativamente basso (ma non come in Cina) e un’apertura molto più forte al libero mercato e al business da parte di Mosca che in passato. Il Paese fa ora parte dell’Organizzazione del Commercio Mondiale e ciò rappresenta una chance incredibilmente allettante per le nostre imprese, il cui interscambio commerciale è secondo solo alla Germania. Le nostre esportazioni in Russia sono già il 3,7% del totale, pari a 10 miliardi di euro circa, il 50% in più di quanto esportato in Cina. Ai russi vendiamo soprattutto vino, vestiti e cibo, ma bisogna tenere in considerazione che il Paese ha un fabbisogno di farmaci, tanto per fare un esempio, pari al 75% dei consumi interni. Ambito in cui l’Italia non si è ancora lanciata. Il guaio notevole dell’economia russa, sebbene stia facendo progressi anche in tal senso, è l’eccessiva burocrazia, connessa quasi sempre alla corruzione di politici e funzionari. Ciò rappresenta un problema enorme per le imprese italiane mediamente di piccole dimensioni, per via dei notevoli tempi di attesa (anche un anno per acquistare un terreno) e del numero di autorizzazioni richieste per aprire un’azienda (anche centinaia). Esemplare il caso Ikea, il colosso svedese dei mobili, che ha fatto il suo sbarco in Russia agli inizi del Duemila e che oggi conta 12 centri in tutta la Federazione. Man mano che i politici locali si accorsero dell’enorme business intorno ai mega-store iniziarono a mettere i bastoni tra le ruote, richiedendo fino a 300 autorizzazioni per ogni apertura e richiedendo costi per rendere i locali a norma anche fino a 5 milioni di euro. Allucinante, poi, il caso delle società di luce e gas, che attraverso sovraccarichi voluti finirono per gravare sulla società per 185 milioni in più del previsto. Non solo Ikea non ebbe giustizia, ma ha dovuto persino pagare loro un risarcimento di 5 milioni per avere interrotto le forniture in violazione dei contratti. E ciò a causa di una giustizia palesemente schierata in favore delle attività locali, in barba alle leggi e a un clima favorevole al business. Tuttavia, negli ultimi tempi il presidente Putin e il premier Dmitri Medvedev stanno cercando seriamente di combattere la corruzione nel Paese e di eliminare le numerose misure discriminatorie verso gli investitori stranieri, al fine di attirare sempre nuovi capitali. Anche per ciò si trovano in Russia già 300 aziende italiane. E ora che Mosca è nel WTO, il loro numero potrebbe crescere rapidamente.

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