Per quale vera ragione dovrei investire in Bitcoin e quali rischi corro?

Il 18% degli italiani ha dichiarato di investire in Bitcoin. Ma sono pochi a conoscere cosa siano, molti fanno confusione e rischiano troppo.

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I rischi di investire in Bitcoin

Questa settimana, il prezzo dei Bitcoin si è riportato nuovamente sopra la soglia dei 50.000 dollari. Da inizio anno a venerdì 3 settembre, segnava un rialzo del 68%. Resta ben sotto l’apice dei quasi 65.000 dollari toccati in aprile, ma la risalita dai minimi sotto i 30.000 c’è stata tutta. E con l’adozione crescente tra i grandi colossi finanziari e aziendali internazionali (si veda PayPal), le aspettative restano ottimistiche circa il valore che questa “criptovaluta” potrà assumere in un futuro non lontano.

Da un sondaggio realizzato da Euronews con Redfield e Wilton Strategies, è emerso che il 18% degli italiani ha investito in Bitcoin. Tuttavia, solamente l’8% dichiara di avere conoscenze approfondite sul tema. Se c’è una regola che dovrebbe valere per tutti, sempre e in ogni luogo sarebbe di investire solo in cose che si conoscono.

Cosa significa investire in Bitcoin

Di Bitcoin si è sentito dire tutto; che sia il “nuovo oro”, che succederà al dollaro nel dominio valutario globale, che serva a sfuggire a crisi e tensioni, che sia troppo volatile, una truffa, che comporti rischi eccessivi a carico dei possessori e che sostanzialmente sarebbe solo una bolla alimentata dalla speculazione. Come vedete, opinioni del tutto contrastanti e che sono state espresse all’interno dello stesso mondo della finanza.

Cosa c’è di vero? Anzitutto, Bitcoin è una valuta digitale decentralizzata, non emessa da alcuna banca centrale, ma che trae origine dalla risoluzione di complessi calcoli matematici effettuati dai cosiddetti “miners”. Chiunque potrebbe “estrarre” Bitcoin, possedendo un PC e un’elevata capacità informatica. Poiché un algoritmo ha già fissato la quantità massima di unità estraibili, di fatto parliamo di una valuta tendenzialmente deflattiva. Man mano che la domanda cresce, infatti, l’offerta non tiene il passo e, anzi, tende a crescere piuttosto lentamente fino a raggiungere un apice già noto.

Questa proprietà consente al Bitcoin di apparire come un asset su cui investire per mettere al riparo i capitali da rischi come l’inflazione e le crisi geopolitiche e finanziarie. Tuttavia, si mostra ancora oggi estremamente volatile. Questo significa che ancora oggi in pochi minuti può esplodere o implodere senza un motivo spesso ben chiaro. Il fatto è che gli scambi restano molto bassi e sono sufficienti pochi ordini di una certa entità per provocare il boom o il collasso delle quotazioni.

Rischi, ma anche opportunità con le “criptovalute”

Per questo, contrariamente a quanto pensiamo Bitcoin non si rivela essere un mezzo di scambio ottimale. Paghereste mai con una moneta che il giorno dopo potrebbe valere il doppio? E la ricevereste in pagamento, se dopo poche ore il suo valore potrebbe crollare del tutto? L’esperimento che inizia domani in El Salvador, dove Bitcoin diverrà valuta legale, ci fornirà indicazioni concrete al riguardo. Di certo, per queste ragioni non possiamo definirlo il nuovo oro. Il metallo è da millenni riserva di valore, cosa che non si può dire di un asset caratterizzato dall’estrema volatilità.

I rischi sono elevatissimi per chi vuole investire in Bitcoin, anche sul piano della sicurezza informatica, date le truffe sempre in agguato e gli attacchi informatici avvenuti in questi anni ai danni delle piattaforme di trading. Inutile negarlo. D’altra parte, si potrebbe optare per dedicarvi una porzione minima del portafoglio, contenendo le esposizioni. Non farlo ci priverebbe delle opportunità che il mercato offre, a maggior ragione in una fase di rendimenti negativi dei bond e di prezzi delle azioni spesso sopravvalutati. Chi ha creduto nei Bitcoin in passato, oggi può cantare vittoria. In tre anni, l’asset ha guadagnato quasi il 700%, in 5 anni dell’8.700%.

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